Il vangelo di questa domenica sembra prestarsi bene a un’interpretazione forse più libera, forse più ardita, ma per certi versi più coinvolgente e che dice qualcosa al nostro essere-chiesa oggi.
Un testo ricchissimo, di cui vogliamo cogliere solo alcune pennellate. Un miracolo conosciuto da tutti, che ci rimanda al cuore di Dio e continua a offrirci un “modello” per imparare a “fare bene il bene”.
Si conclude oggi il discorso in parabole di Gesù che ci è stato regalato dal Vangelo di Matteo. Una Parola che non smette di sorprenderci, e soprattutto di richiamarci a "scegliere" il Regno.
Spesso ci preoccupiamo di vedere i frutti, di arrivare alla fine per poter dare un giudizio su ciò che facciamo. Oggi la Parola ci fa fare un passo "indietro": è il tempo che passa a rivelarci il Regno.
Gesù, il Regno e le parabole. La Parola di questa domenica ci introduce a un tratto tipico dell'insegnamento evangelico, che ancora si offre a noi come "linguaggio di guarigione".
Chi sono i piccoli? Cosa c'entrano con Gesù? La relazione tra Padre e Figlio illumina queste domande e ci aiuta a imparare da colui che davvero è il Piccolo per eccellenza.
La missione continua a essere al centro della Parola di queste domeniche. Oggi il discepolo oscilla tra dare e ricevere, un pendolo che alla fine trova equilibrio in colui che ci invia.
La missione: essere chiamati alla fede e all'annuncio. La cosa più "scontata" ma spesso la più disattesa. Eppure è proprio qui che si gioca tutto, corpo e anima.
Il ritorno al tempo ordinario si apre subito col sentimento più vero di Dio, la compassione, e la chiamata per tutti a esserne discepoli nel mondo.
Celebrare l'eucaristia significa riconoscersi nutriti dello stesso pane, ricordare il bene ricevuto e vivere, ogni giorno, di quella vita che ci è promessa.
La Trinità: non un concetto da spiegare, ma un’esperienza di ascolto, lode e stupore. La Parola ci invita a fermarci e celebrare il disegno d'amore di Dio, per poterne vivere ogni giorno.
Quale profezia c’è nel tentativo di dire una parola diversa per ogni vita, ogni situazione, in un tempo di parole urlate e disumanizzanti?
Ogni volta che ci sentiamo sicuri riguardo a cosa pensa e cosa fa Dio, dovremmo ricordarci di tenere aperta una relazione che può sorprenderci o, anche, deluderci; ma per camminare sempre.
Un'intervista a Ernesto Borghi, biblista, docente, presidente dell'Associazione Biblica della Svizzera Italiana, curatore delle traduzioni ecumeniche dei primi cinque libri del Nuovo Testamento, sulla presenza e la funzione della Parola oggi nelle comunità cattoliche
Pietro raccomanda dolcezza e rispetto, ossia quella tenerezza che ha usato Dio quando ha deciso che ‘non rimanessimo orfani’, un’esperienza intima che qualche volta possiamo aver provato.
«L’uomo non si è mai rassegnato alla notte completa», diceva Maria Zambrano; oggi possiamo ricordare che il Risorto si prende cura di noi anche nell’eterno, e che egli si è raccontato nel Vangelo; ma ci crediamo davvero?
Il Vangelo della domenica ci invita a rileggere le nostre relazioni con gli altri, con Dio e, guardando al calendario civile, anche al nostro modo di abitare la polis: sappiamo curare e proteggere, come il pastore o, invece, crediamo nel ladro che soffoca e distrugge?
Dovremmo interrogarci sul come i discepoli di Emmaus si lasciano accompagnare, sul come si concedono la libertà di farsi spiegare ciò che credono già di sapere; e così, di nuovo, accade la conversione
…incarna e rende ordinari, nella vita di tutti i giorni, i misteri della nascita, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
In questo tempo di Pasqua vogliamo riconoscere che Dio, in ciascuno di noi, accende una Vita più grande di noi.
.... testimoni della speranza (1Pt 3,15) in un amore più forte della morte (Ct 8,6), in una luce che rischiari le ore buie della vita.
Quanto i ricchi e i potenti della Terra hanno ancora bisogno di una voce profetica che li illumini sull'esito dei loro pensieri e delle loro parole, opere e omissioni?
Nonostante i 'sepolcri' della storia, ovunque una persona orienta il cuore al bene è in opera il Risorto
Come i due di Emmaus, anche noi abbiamo turbamenti, dubbi; anche noi fatichiamo a credere, in questa ora della storia, nella resurrezione. Ma lui si accosterà, per accogliere e indicare speranze quotidiane di vita autentica, vera, umana
Non basta l’angelo, Signore. Anche se il suo aspetto è come la folgore e il suo vestito è bianco come neve, non sarà mai bello come te. Solo se sei Tu a venirci incontro possiamo essere sicuri del nostro compimento.
Continuare a pretendere una Chiesa sinodale significa anche custodire le voci ferite emerse durante il cammino sinodale: bambini, donne, persone con disabilità, vittime degli abusi...
Senza il racconto della Passione noi saremmo persi: perché solo questo racconto ci dà la certezza che c’è stato Chi ci ha amati infinitamente, come il nostro cuore chiede di essere amato.
Può l'intelligenza artificiale diventare un tema anche per la nostra preghiera? È quanto provo a proporre nella Via Crucis di oggi. Non per crocifiggere uno strumento, ma per purificare il nostro cuore.
Tra le parole e i fatti del Vangelo di oggi si fanno strada due sensazioni: la tensione che sale e un desiderio di intimità. Sarà la trama dei prossimi giorni, fino ad un altro grande grido di Gesù, questa volta per tirare fuori noi dai nostri sepolcri.
Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Sìloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.
Quella sete che senti dentro e che ti porta di notte in notte, di corpo a corpo, di cuore a cuore, è perché sei fatto per Lui, e al tuo desiderio non basterà nulla che sia meno di Lui.
Nell’anno che ricorda gli 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi, vogliamo meditare la via crucis facendoci aiutare da alcune pagine scritte da coloro che vissero e camminarono con lui
Oggi non dobbiamo far altro che lasciarci sedurre da questa bellezza, come se Gesù sapesse che, o passa per la strada della bellezza, o non ci conquisterà mai completamente, mai del tutto.
Una riflessione biblica del cardinale, già arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini.
...immergendosi in tutta la realtà, ma sapendo distaccarsi da essa.
Quando smetteremo di voler insegnare a Dio come si fa dio, la nostra Quaresima sentirà il calore e il profumo della vita che già scorre verso lo stupore della Pasqua.
In questo primo venerdì di Quaresima ci lasciamo ispirare alla conversione dalle parole di Fabrizio de André, che ci regala uno sguardo del tutto singolare sull'amore del Crocifisso.
Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi già sono una preparazione remota alla Quaresima che si apre tra pochi giorni: un tempo per vivere da figli, nel Figlio. E intanto travediamo già la meta, col suo Amore pasquale che finalmente dà pieno compimento alla Legge e ai Profeti.
A noi che siamo abituati a pesare il valore sul fare, oggi è chiesto soltanto di essere. Il sale deve solo essere sale; la luce deve solo essere luce. E siamo sale e luce se tutto il resto non ci separa da Lui, che è l’unico che dà sapore alla nostra tiepidezza
Che cosa sia il cristianesimo diventa sempre più chiaro proprio oggi: i tempi di crisi servono a discernere, a separare, «come il pastore separa le pecore dai capri». Da una parte i miti, dall’altra gli arroganti e i furbi; da una parte chi è cristiano, dall’altra parte chi non lo è.
È già tutto Vangelo questo: che tu abbia camminato sulla riva del mare di Galilea; che tu sia venuto a guarire ogni malattia, ogni infermità, ogni languore. Impossibile abituarsi ad un Dio così.
C’è una parte della nostra umanità che noi non conosceremo mai, perché ha voluto prendersela tutta e solo lui, come agnello mansueto: la nostra condanna. Lui che era l’unico giusto ha voluto prendere il nostro posto.
Questa è la giustizia di Dio: scendere così in basso, così in fondo, senza dignità, senza rispetto per sé stesso, pur di abbracciare tutto, pur di assumere tutto, prendendo su di sé tutto il nostro peccato.
Nella Domenica del Battesimo del Signore ci accompagna un pensiero di Cromazio di Aquileia.
La storia è già scritta: la luce splende sempre nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta. E, meraviglia delle meraviglie, questa luce splende in mezzo alle tenebre con la nostra carne.
Ci lasciamo introdurre da un passo di Atanasio alla seconda Domenica dopo Natale
«Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio»: il suo “peso specifico” c’ha cambiato la vita? C’è stato pure in noi un prima e un dopo? Altrimenti che figlio è, che nascita è, che Natale è.
Nella Domenica fra l'Ottava di Natale – Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe le parole di Giovanni Crisostomo ci preparano a questa festa
Il miracolo del Natale significa anche continuare a provare meraviglia per la Vita che resiste e rinasce, nonostante Tutto...
Il Dono del Natale è restare dove si è, sapendo di essere amati infinitamente. Ancora storpi, ancora ciechi, malati, bloccati, fragili, peccatori, ma infinitamente amati e infinitamente perdonati
Il mondo racconta storie di fatica e dolore, il Natale invita alla gioia: come ricomporre questi frammenti, come intrecciare i tanti fili della storia, delle nostre storie, delle nostre vite?
Nelle pieghe di questo Natale si nasconde il dono che Dio ha pensato per noi. Che questo dono sia quello che sogniamo noi, non ce lo garantisce nessuno. Il sogno di Dio è più grande: Giuseppe lo sa.
Nella quarta Domenica di Avvento ci accompagna Ilario di Poitiers preparandoci al Natale.
Di fronte ad una società e a delle anime che la compongono sempre più desertificate, aride, c'è ancora spazio per una speranza di rinascita?
Ogni volta che penseremo di aver trovato «colui che deve venire» sarà solo illusione, perché «dobbiamo aspettare un Altro». E in questo “frattempo” riconoscere le sue visite, un bacio lasciato di corsa nella notte.
Nella terza Domenica di Avvento ci accompagna un pensiero di Gregorio Magno ancora significativo per i nostri giorni.
Dio non si lascia addomesticare, non si lascia incasellare nel nostro mosaico. Chiede di mettere in discussione tutto, e di costruire insieme una nuova relazione con Lui.
Nella seconda Domenica di Avvento, parlando di Giovanni Battista e della sua predicazione, ci accompagna un pensiero attualizzato di Ilario di Poitiers.
Voi non siate di quelli colti di sorpresa, mentre mangiano, bevono, stanno alla macina o nel campo. In un mondo distratto, come ai giorni di Noè, voi siate di quelli che attendono, come innamorati, altrimenti vi perdete tutto il bello.