Inizia settembre, si riprendono le attività e con esse il bisogno di formazione. In tutto ciò, la lettura resta ancora una strada poco battuta, su cui forse vale la pena tornare a camminare...
Nel contesto attuale, l'atto di "ammonire i peccatori" rischia spesso di essere scambiato per moralismo o pretesa di giudizio. Ma i testi biblici ribaltano questa prospettiva, con mitezza e nella carità
In ricordo di un pastore buono, mite, tenero, appassionato, poeta profondo ed essenziale, uno dei grandi cristiani che ha attraversato il nostro tempo portando luce.
Oggi ci viene rivelato il senso autentico della confessione di Cesarea che abbiamo ascoltato domenica scorsa. Lo stesso Pietro deve rimettersi “dietro” il Maestro e imparare cosa significa “essere il Cristo”.
Quali sono gli appelli che Mt 25, 35 e la pastorale dei migranti e dei rifugiati rivolgono alla pastorale, soprattutto ordinaria, delle nostre comunità ecclesiali?
La confessione di Cesarea è uno dei momenti chiave del rapporto tra Gesù e i suoi discepoli. Ma forse l’attenzione a “chi” sta parlando ci ha portato troppo velocemente a sottovalutare “cosa” è stato detto.
Il vangelo di questa domenica attira la nostra attenzione su qualcosa di evidente e di chiarissimo, talmente chiaro che non abbiamo ancora imparato a metterlo in pratica.
In un libro di Saverio Greco, edito da San Paolo, un percorso spirituale e umano per il mondo del lavoro e gli organismi ecclesiali
Il vangelo di questa domenica sembra prestarsi bene a un’interpretazione forse più libera, forse più ardita, ma per certi versi più coinvolgente e che dice qualcosa al nostro essere-chiesa oggi.
Un testo ricchissimo, di cui vogliamo cogliere solo alcune pennellate. Un miracolo conosciuto da tutti, che ci rimanda al cuore di Dio e continua a offrirci un “modello” per imparare a “fare bene il bene”.
Dalla "Porta d'Europa" nasce una rete che prova a raccontare le migrazioni senza slogan e pregiudizi
Si conclude oggi il discorso in parabole di Gesù che ci è stato regalato dal Vangelo di Matteo. Una Parola che non smette di sorprenderci, e soprattutto di richiamarci a "scegliere" il Regno.
Savino Pezzotta recensisce il nuovo libro di Rocco Gumina dedicato al rapporto tra vangelo e politica nel nostro tempo disorientato
Spesso ci preoccupiamo di vedere i frutti, di arrivare alla fine per poter dare un giudizio su ciò che facciamo. Oggi la Parola ci fa fare un passo "indietro": è il tempo che passa a rivelarci il Regno.
Un libro, scritto a quattro mani da una giornalista e da un sacerdote, per dare luce con la fede ai giorni difficili
Gesù, il Regno e le parabole. La Parola di questa domenica ci introduce a un tratto tipico dell'insegnamento evangelico, che ancora si offre a noi come "linguaggio di guarigione".
Chi sono i piccoli? Cosa c'entrano con Gesù? La relazione tra Padre e Figlio illumina queste domande e ci aiuta a imparare da colui che davvero è il Piccolo per eccellenza.
La missione continua a essere al centro della Parola di queste domeniche. Oggi il discepolo oscilla tra dare e ricevere, un pendolo che alla fine trova equilibrio in colui che ci invia.
Quanto passa "di vangelo" nel nostro modo di stare al mondo, soprattutto quello dei social? Se il cristianesimo è anche questione di stile, forse è proprio da lì che dovremmo ripartire.
Abitare le frontiere come luogo in cui abita Dio e passano donne e uomini, scorgere segni di speranza, comporre piccole tessere future di un mosaico evangelicamente ispirato: è ancora questo il sentiero di Vinonuovo
Il ritorno al tempo ordinario si apre subito col sentimento più vero di Dio, la compassione, e la chiamata per tutti a esserne discepoli nel mondo.
Il paradigma di Emmaus e la postura antropologica della proposta cristiana.
Ogni volta che ci sentiamo sicuri riguardo a cosa pensa e cosa fa Dio, dovremmo ricordarci di tenere aperta una relazione che può sorprenderci o, anche, deluderci; ma per camminare sempre.
I primi quattro contributi sulla presenza pubblica della fede cristiana hanno saputo diagnosticare con onestà l’attuale situazione di crisi. Il paradigma di Emmaus, però, offre qualcosa di ancora più radicale: un cambio di soggetto prima ancora che di linguaggio.
«L’uomo non si è mai rassegnato alla notte completa», diceva Maria Zambrano; oggi possiamo ricordare che il Risorto si prende cura di noi anche nell’eterno, e che egli si è raccontato nel Vangelo; ma ci crediamo davvero?
Dovremmo interrogarci sul come i discepoli di Emmaus si lasciano accompagnare, sul come si concedono la libertà di farsi spiegare ciò che credono già di sapere; e così, di nuovo, accade la conversione
…incarna e rende ordinari, nella vita di tutti i giorni, i misteri della nascita, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Senza il racconto della Passione noi saremmo persi: perché solo questo racconto ci dà la certezza che c’è stato Chi ci ha amati infinitamente, come il nostro cuore chiede di essere amato.
Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Sìloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.
Volentieri rilanciamo la lettera del Card. Battaglia, arcivescovo di Napoli, sulla guerra
Parlare d'amore è sempre un'occasione da non perdere, specie se l'invito arriva dal palco di Sanremo. Sarebbe bene, però, valutare con attenzione come se ne vuole parlare...
Quando smetteremo di voler insegnare a Dio come si fa dio, la nostra Quaresima sentirà il calore e il profumo della vita che già scorre verso lo stupore della Pasqua.
In questo primo venerdì di Quaresima ci lasciamo ispirare alla conversione dalle parole di Fabrizio de André, che ci regala uno sguardo del tutto singolare sull'amore del Crocifisso.
A noi che siamo abituati a pesare il valore sul fare, oggi è chiesto soltanto di essere. Il sale deve solo essere sale; la luce deve solo essere luce. E siamo sale e luce se tutto il resto non ci separa da Lui, che è l’unico che dà sapore alla nostra tiepidezza
Che cosa sia il cristianesimo diventa sempre più chiaro proprio oggi: i tempi di crisi servono a discernere, a separare, «come il pastore separa le pecore dai capri». Da una parte i miti, dall’altra gli arroganti e i furbi; da una parte chi è cristiano, dall’altra parte chi non lo è.
È già tutto Vangelo questo: che tu abbia camminato sulla riva del mare di Galilea; che tu sia venuto a guarire ogni malattia, ogni infermità, ogni languore. Impossibile abituarsi ad un Dio così.
Nella Domenica del Battesimo del Signore ci accompagna un pensiero di Cromazio di Aquileia.
La storia è già scritta: la luce splende sempre nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta. E, meraviglia delle meraviglie, questa luce splende in mezzo alle tenebre con la nostra carne.
Nella quarta Domenica di Avvento ci accompagna Ilario di Poitiers preparandoci al Natale.
Il diaconato femminile merita l'allestimento di una tavola rotonda a più voci, dove la partecipazione va al di là del "prendere posizione" e chiede uno sforzo da parte di tutti per riflettere, "una portata dopo l'altra", sull'immagine di Chiesa che vogliamo costruire.
Voi non siate di quelli colti di sorpresa, mentre mangiano, bevono, stanno alla macina o nel campo. In un mondo distratto, come ai giorni di Noè, voi siate di quelli che attendono, come innamorati, altrimenti vi perdete tutto il bello.
In ogni Domenica di Avvento ci accompagnerà il pensiero di un Padre della Chiesa, seguito da un breve commento attualizzante.
Vorrei farmi amico il buon ladrone e chiedergli come si fa a fidarsi di un re che si comporta esattamente al contrario di come mi comporterei io se gli altri mi gridassero «Salva te stesso!».
Il sogno di Dio su di me è che io stia sempre con Lui, e neanche alla morte sarà consentito di rovinare questo sogno. La morte è un accidente: non ha potere sull’amore che ci unisce a Lui.
Mentre preghiamo, abbiamo sempre una riserva di fiducia in altro che non sia Dio. Ma che preghiera è questa? Eppure l’autocoscienza dell’uomo è coscienza della propria fragilità che apre necessariamente alla dipendenza da un Altro, il nostro Necessario.
Se ciò che accade in Israele e Palestina non ha niente a che vedere con la fede, si dimentica che al cuore del cristianesimo c'è un Dio che si fa storia.
Quando ci resti male perché gli altri non son venuti, e con il silenzio nel cuore chiedi «dove sono gli altri nove?», moltiplicheremo i ‘grazie’, moltiplicheremo i baci, moltiplicheremo l’amore, fino a quando non penserai più a quelli che non son tornati.
Dovremmo augurarci che il volto del povero alla porta o del bambino che fugge da Gaza ci tolgano il sonno la notte. Solo chi si lascia interpellare da una mancanza riesce ad accogliere una Presenza più grande di sé
La cultura postmoderna ha già corroso la dignità della persona umana, soprattutto quando ne sovrappone il valore alla “perfomance funzionale”.
Papa Leone ha escluso sviluppi dottrinali su LGBTQ+ nel prossimo futuro, ma ha indicato la via da percorrere per un cambiamento vero.
Il Vangelo è pieno di spazi vuoti in cui inserirsi, in cui entrare per tessere la propria storia di confidenza, di intimità, di amicizia con il Maestro.
Dopo la crisi e il buio, sul monte Gesù accoglie lo scandalo della croce, trasformandolo in segno indelebile dell'amore di Dio.
Se Gesù è pienamente uomo deve aver avuto un vissuto in tutto simile al nostro, a partire dal quale provoca il nostro modo di pensare Dio.
Trovare Dio nelle proprie fragilità e rinascere attraverso la sua consolazione
Dal cantico di Simeone alla testimonianza di oggi: l’incontro con Dio nella semplicità
Grate spirituali di cui nessuno può dirsi del tutto esente e che talvolta ci possono imprigionare.
È il tempo di liberare la portata del Vangelo dai moralismi e dalle ideologie funzionali a verità già da sempre date e ormai poco desiderabili
Si può anche accettare la compagnia di Dio, più difficile però è accettare quella delle persone. Infatti, si sa che Gesù frequentava "cattive compagnie".