IV domenica del tempo ordinario
Quella mattina anche l’aria era ferma in attesa. Il silenzio restava sospeso, attendendo di essere fecondato. «Ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato» (Ct 2,11-12). «Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli, dicendo». Alla sua parola, gli animali intorno alzarono la testa nel vento, si volsero, e andarono. I fiori, i gigli, i narcisi, i tulipani, ascoltarono una parola che non era mai stata detta prima. I venti nei cieli si raccolsero, le nuvole si diedero appuntamento, i pesci del lago si affollarono, i cuori ribollivano, mentre lui «aprì la sua bocca, dicendo». «Tacciano tutti i maestri, tacciano tutte le creature, dinanzi a te: tu solo parlami. Tu mihi loquere solus» (L’imitazione di Cristo, 1.3.1).
«Beati i poveri in spirito. Beati quelli che piangono. Beati i miti», nessuna premessa, nessun preambolo, nessuna glossa. Sul monte, come Mosè: è una nuova legge, ma questa volta è una legge che vincola solo Dio, non noi. A noi non è chiesto di fare nulla. Gesù parla di situazioni che sono indipendenti da noi, anzi, che spesso noi subiamo: beati quelli che piangono, i perseguitati per la giustizia, beati voi quando vi insulteranno. Altri atteggiamenti richiedono un esercizio e il mantenimento di una predisposizione interiore – beati i miti, i poveri in spirito, i misericordiosi –, ma è «un fare diverso da ciò che avremmo pensato, un fare del cuore, cioè anzitutto interiore» (C.M. Martini, I Vangeli. Esercizi spirituali per la vita cristiana, 665).
Qui, chi è davvero vincolato da questa nuova legge, è Dio. È Lui che si impegna a dare il regno dei cieli ai poveri in spirito, a consolare chi piange, a dare la terra in eredità ai miti, a saziare chi ha fame di giustizia, a dare misericordia ai misericordiosi, a mostrarsi ai puri di cuore, a riconoscere suoi figli gli operatori di pace, a consegnare il regno ai perseguitati per la giustizia, a dare la ricompensa a chi sarà insultato e perseguitato. «Le Beatitudini dimostrano che non vi è una legge evangelica. Veramente l’uomo è al di là della legge, non è più sotto la legge. [Quella delle Beatitudini] è una legge che deve essere osservata da Dio più che dall’uomo, perché è Lui che realizza queste condizioni» (D. Barsotti, Meditazioni sul Vangelo di Matteo, 144).
Io me li vedo, che mentre Gesù svela poco a poco questa nuova legge, come in un altro giorno del Vangelo, «quelli, udito ciò, presero a ritirarsi uno dopo l’altro, a cominciare dai più anziani» (Gv 8,9). E la cosa che più mi lascia inquieto è che quelle beatitudini sono oggi il sovvertimento dei valori che dominano la società, esattamente come erano allora il sovvertimento dei valori che dominavano quella società. Ma, allora, venti secoli di cristianesimo non hanno cambiato niente? «Sei ancora quello della pietra e della fionda, / uomo del mio tempo. (…) / T’ho visto: eri tu, / con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio, / senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora» (S. Quasimodo, Uomo del mio tempo).
Oggi mi si è attaccata al cuore una di quelle beatitudini, forse perché tocca un desiderio, interpella una nostalgia: «Beati i miti, perché erediteranno la terra». I miti, beati loro, mentre tutto intorno divampa l’arroganza, mentre la fragilità – così preziosa – è schernita, la debolezza – così bella – è calpestata, mentre «con arroganza il malvagio perseguita il povero» (Sal 10,2). Beati i miti, mentre gli altri prendono a calci gli stranieri, mentre trascinano i bambini, mentre umiliano i poveri. Beati loro, mentre vince chi è più forte, mentre è furbo chi calpesta, si fa a gara a chi alza più la voce, mentre si scarta, mentre si umilia, mentre si imbroglia, mentre si inganna, mentre chi resta mite è un perdente, un poverino.
Come sempre, questa legge delle beatitudini è «più affilata di qualunque spada a doppio taglio» (Eb 4,12); è «luce che illumina le genti» e che svela «i pensieri di molti cuori» – come ascolteremo domani (Lc 2,32;35). Separa «gli uni dagli altri» – i poveri di spirito dai pieni di sé, quelli che piangono da quelli che ridono, i miti dagli arroganti, i misericordiosi dagli spietati, gli operatori di pace dai predatori – «come il pastore separa le pecore dai capri» (Mt 25,32). E che cosa sia il cristianesimo diventa sempre più chiaro proprio oggi, più di quanto lo chiarissero certi stantii moralismi che stavano in piedi nell’allucinazione di una società cristiana. I tempi di crisi servono a discernere, a distinguere, a separare. Da una parte i miti, i poverini, quelli che non alzano la voce sull’altro, quelli che non calpestano, che non scavalcano. Dall’altra gli arroganti, quelli furbi, quelli che hanno capito come si fa, quelli che si eccitano nel loro desiderio di potenza. Da una parte chi è cristiano; dall’altra parte chi non lo è, ma è ancora, di nuovo, «senza amore, senza Cristo».
Le Beatitudini, discorso rivolto da Gesù alle folle della Decapoli che lo seguivano. Alle genti del mondo oggi pochi i cristiani rispetto ad alle moltitudini sparse nel mondo, :”Beati i poveri, quelli che piangono, che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia, beati quando vi insulteranno mentendo diranno ogni sorta di male per causa mia,; Quanti oggi i perseguitati che aspirano alla pace! , a veder riconosciuta la propria dignità da deboli, indifesi! Quanti sono nel pianto e subiscono violenza estrema insensata brutale predominio sull’essere.umano, che umilia la grandezza dell’ essere umano, così ordinato e desiderato dall’amore del suo Creatore. . Un Grazie a Cristo Salvatore, perché la Sua Parola è anche assicurazione per noi, a incoraggiarci perseveranti nella Fede confortante di promesse che sono per gli uomini di ogni tempo, oggi in particolare prova
Buongiorno e grazie per il commento al Vangelo. È sempre più evidente che stiamo vivendo un cristianesimo capovolto, realizzato da un’insieme di devozioni, segni di vario genere: genuflessioni, inchini e salamelecchi vari pensando che questo sia il cristianesimo mentre stiamo vivendo una religiosità surreale frutto di una mentalità arcaica imparentata con il politeismo, complice il sacramentalismo ancora molto vivo. Senza dimenticare la legge del “devi”. Dice bene nella riflessione: “Quella delle Beatitudini è una legge che deve essere osservata da Dio più che dall’uomo, perché è Lui che realizza queste condizioni”: sperando in una Chiesa nuova ringrazio, buona giornata.
A voler trovare l’essenza del messaggio cristiano, credo che esso consista in un cambiamento di mentalità che risponde ad un esigenza profonda sia di allora che dei nostri giorni e l’esigenza viene proprio da chi viene definito beato. Questa esigenza c’era rispetto alla religione ebraica dominata dalla legge che illudeva di raggiungere la beatificazione e c’è oggi rispetto al dominio del moralismo come legge non scritta. In entrambi i casi il discernimento viene confuso: invece che discernere, cioè capire il messaggio di Dio e di Cristo, distinguendo per esempio ciò che è autentico da ciò che non lo è, si discerne ossia si dividono gli uomini in categorie, che è ben diverso.