Nemmeno siamo alla prima pagina

Ogni volta che ci sentiamo sicuri riguardo a cosa pensa e cosa fa Dio, dovremmo ricordarci di tenere aperta una relazione che può sorprenderci o, anche, deluderci; ma per camminare sempre.
16 Maggio 2026

VII domenica di Pasqua

La Parola di oggi, nel racconto lucano di ciò che accade dopo l’Ascensione e nella lettura del capitolo 17 di Giovanni che ci accompagna in questo tempo di Pasqua, in fondo ci pone una domanda, radicale: ma io a quale Dio credo? O meglio: a quale immagine di Dio credo? Perché siamo sempre in continua tensione tra l’immagine di Dio che è proiezione di noi stessi, delle nostre paure, delle nostre aspirazioni, dei nostri desideri, e il racconto che il Vangelo ci consegna di Dio: «le parole che hai dato a me io le ho date a loro». Così è la rivelazione di Dio: le parole, i gesti, la persona di Gesù di Nazareth è per noi descrizione del Padre, che vuole essere conosciuto dall’uomo e dalla donna di ieri e di oggi. Che vuole entrare in relazione con noi.

Crediamo in un Dio che è relazione, che vuole essere in relazione? Perché una cosa è dirlo, ma altra cosa è viverlo. Un conto è dire che il Vangelo è racconto del Padre, un altro è viverlo. Sapendo che ogni nostra conoscenza è sempre imperfetta, ed è sempre in movimento: chi mai può dire di avere una conoscenza completa di Dio? E qui sta la grande parabola della nostra vita di fede, poiché il conoscerlo senza mai conoscerlo davvero ci dovrebbe insegnare l’umiltà e la prudenza ogni volta che abbiamo la certezza di sapere cosa pensa e come agisce Dio.
Siamo davvero così sicuri nel disegnare ritratti di Dio o, invece, è molto più cristiano essere in un cammino, in una sequela mai esaurita, mai definitiva, sempre relazionalmente aperta alle sorprese? Soprese che possono essere di gioia e, anche di delusione. Perché, se siamo onesti, sicuramente abbiamo nella memoria qualche episodio in cui Dio ci ha stupito nella gioia, qualche episodio (forse tanti) in cui non lo abbiamo capito, altri in cui forse ci ha deluso.  Non dovremmo avere paura ad ammettere anche la delusione: se Dio è in relazione con noi, ogni relazione più conoscere il momento della delusione, del travaglio, il momento delle aspettative da ricalibrare. E questo, nella fede, può fare molto bene, perché ci aiuta a non dare mai per scontata la nostra conoscenza di Dio. Ci stimola a un passo ulteriore.

L’ascensione è anche questo: un Dio presente in tutta la sua evidenza lascia spazio a un Dio presente nella penombra, presente e al tempo stesso assente: è il tempo della fede, che è tempo di ricerca, di ripartenze, di sicurezze discusse e insicurezze accettate. Tempo di relazione, dove l’invito è anche a curare la relazione con sorelle e fratelli, come quei discepoli che tornarono nel cenacolo e di cui Luca fa l’elenco dei nomi, con altre donne e con Maria.
C’è un apertura della fede che richiede la nostra partenza, sempre; che domanda la nostra disponibilità a metterci in discussione, a mettere in discussione ciò che crediamo di sapere su Dio, perché lì egli può rivelarsi.

Lo diceva bene Martin Buber con uno dei suoi racconti degli hassidim:

 Fu chiesto a Rabbi Levi Isacco: «Perché in tutti i trattati del Talmud babilonese manca la prima pagina e ognuno comincia con la seconda?» Egli rispose: «Per quanto un uomo abbia studiato, deve sempre ricordarsi che non è ancora arrivato alla prima pagina»

6 risposte a “Nemmeno siamo alla prima pagina”

  1. Sr Carmela Pizzonia ha detto:

    Quanto sincero, umile e reale questo articolo!
    Relazione… Sorprese… Presenza e Assenza…
    Mi piace molto in particolare quel “Dio presente nella penombra”, espressione con cui mi verrebbe da definire l’Ascensione e la Presenza perenne del Signore tra noi, collegandola a quella benefica promessa di Gesù’ in Mt 28,20 proprio al momento dell’Ascensione: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
    Saper accorgersi di questa penombra (perchè purtroppo vediamo solo o la luce o solo il buio) e della Presenza amorosa e operosa di Dio pur nella penombra, è dunque l’augurio che faccio dal profondo a me stessa in primis, e pure a tutti quelli che come me, cammin cammin diventano consapevoli di non essere “ancora nemmeno alla prima pagina”.
    Grazie,
    Sr Carmela

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    Aggiungo x chiarezza sulla relazione. PARTICOLARE che possiamo ( nella NS libertà!l) avere con LUI che siamo noi che partecipiamo di LUi ma non ha senso dire che LUI partecipa di noi se non x schiavitù al NS antropomorfismo da cui dobbiamo liberarci.
    Ciao

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Relazione.
    Dio.
    X Lui tempo e spazio semplicemente non ci sono, non giocano.
    Donde la relazione con Dio nn è = azione/∆/fatto/storia/ cambiamento/conoscimento come x noi.
    Dio è ESSERE. E basta.
    E potrei anche concordare con il diffuso TUTTO è in LUI dipende da cosa ci mettete in quel TUTTO.
    Ad es nella relazione io agisco sull’altro e lo cambio. Impossibile con Dio. Quindi solo DA LUI vs di noi.
    Amore
    Empatia
    Significato
    Spirito
    ……
    Non ci basta??🤔😇

  4. Alberto Ghiro ha detto:

    Penso che ciò di cui ha parlato Gesù non sia tanto la natura di Dio, il suo carattere, la sua volontà ecc. ma sia piuttosto come possa essere la relazione con lui. Questo non lo ha fatto solo a parole ma con il suo percorso terreno con le relazioni con uomini e donne che ha incontrato, non della sua cerchia ma stranieri, peccatori, emarginati… È una relazione in cui l’oggetto è diverso e altro dal soggetto, in cui la finalità della sua conoscenza superi quella dell’utilità e sia mossa dalla volontà di amare, di credere e di conoscere chi è fuori dalla propria cultura e modo di pensare ed esistenza.

  5. Pietro Buttiglione ha detto:

    Mia sintesi:
    1) Quale Dio, of any!??
    P.f. cominciamo con quello che NON È
    2) RIPARTIRE DA Gesù ( lo scrivevo
    40 anni fa, sulla scorta di Martini..😭)
    Noi cristiani abbiamo l’ENORME vantaggio di Gesù che ci ha detto la uello che DIO È. Insisto: ripartiamo da lì x la relazione..
    3) io credo che dopo tutto questo la relazione se corretta sarà condotta/gestita/guidata da LUI, non c’ero da noi : il NS ruolo resta cmq e sempre quello di…….. Scrivetelo voi..
    Ma non qui.. ma nella testa.

    • Sergio Di Benedetto ha detto:

      Caro Pietro, sono però convinto che la relazione è gestita da entrambi, dalla persona (libera) e da Dio…

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