Un aspetto da tenere in considerazione quando si decide di condividere sui social il proprio pensiero, o quello di qualcun altro, è la presenza degli haters, letteralmente “odiatori”, vale a dire quelli che la pensano diversamente da te, hanno il tuo stesso diritto di scrivere/dire quello che “pensano” ma non sono in grado di farlo con rispetto, in maniera argomentata e razionale (oserei dire “umana”), e quindi non trovano altro modo che “sfogarsi” sulla proprio tastiera, lasciando che le parole (o per meglio dire gli insulti) procedano a briglia sciolta.
Questo è un rischio che bene o male tutti conosciamo e dal quale cerchiamo di stare in guardia. Ciò che tuttavia sembra emergere con forza in questi ultimi tempi è come questa “fauna” particolarmente odiosa della rete stia investendo sempre più il pubblico cosiddetto (almeno da parte loro) cristiano cattolico, facendone per l’appunto dei catto-haters. Di recente posso citare un paio di post nei quali mi sono imbattuto: uno di don Manuel Belli (autore di Scherzi da prete) e un altro di don Giovanni Berti (il vignettista dei social). Il comune argomento che ha attirato commenti letteralmente “odiosi” a entrambi era il recente documento dell’AGESCI sull’identità di genere.
1. I cristiani e il mondo
Non intendo qui entrare nel merito del documento e dell’argomento. Mi soffermo invece sul primo aspetto, perché penso meriti di essere commentato ad alta voce (o almeno sento che dovrebbe esserlo).
«Nel mondo non del mondo»: così descriveva i cristiani la Lettera a Diogneto. Oggi invece sembra che la situazione si sia del tutto ribaltata: anche i cristiani sanno essere pienamente del mondo e assolutamente non nel mondo, anzi: proprio questi catto-haters si dimostrano totalmente fuori dal mondo. Nel caso specifico, infatti, questo diventa quanto mai evidente, laddove una realtà presente e vissuta da sempre più persone vorrebbe essere condannata e stigmatizzata andando contro ogni logica (tanto più evangelica).
In una società dove la prepotenza, l’arroganza, lo scontro, la discriminazione la fanno da padroni, anche il fedele cattolico trova il proprio posto. Ma non dove dovrebbe essere, ovvero all’opposto, ai margini, dalla parte della vittime, bensì in prima fila, sotto il palco (dove sopra magari c’è l’ultimo generale di turno), a predicare un cristianesimo che è tutto fuorché cristiano, ovvero a immagine di Gesù Cristo.
Sembrava un gioco da ragazzi, quasi un facile escomatage valido per tutti, dire che il cristianesimo è la religione dell’amore, e invece ogni giorno vediamo quanto sia difficile metterlo in pratico. E ciò che stupisce è che il primo ostacolo sembra essere proprio quel magistero che puntualmente viene sbandierato laddove si erge l’ennesimo commento di questi catto-haters. Poco importa che l’argomento sia l’omosessualità, la sinodalità, la donna, i riti, la tradizione (ne sa qualcosa anche Andrea Grillo)… Il magistero è sempre lì, pronto e disponibile con tutto il suo peso a essere scagliato come un martello sulle teste degli altri. Perché il peso del magistero non è come quello del giogo di Gesù: non è leggero, non dà ristoro, ma vuole distruggere, abbattere e ridurre al silenzio. O almeno così viene usato da quelli che pure vorrebbero esserne esperti.
2. Quale magistero per quale fede?
Penso che questo malsano intreccio dovrebbe farci riflettere. Quanto può continuare a essere valido questo magistero se può cadere in certe derive, che non hanno più niente dell’amore testimoniato nel Vangelo? Com’è possibile continuare a usare un certo linguaggio, se può arrivare a non trasmettere più niente del messaggio di Gesù, anzi, ne può offrire uno praticamente agli antipodi? Sia chiaro – ma tanto i catto-haters avranno smesso di leggere da un po’ – non condanno il magistero, ma un certo magistero. E ancor di più condanno quelli che con il loro silenzio avvalorano (seppur implicitamente) questo modo di “essere cristiani”. E in secondo luogo: parlare di una fede all’insegna dell’amore non significa dire che tutto va bene o che nella chiesa non possa esserci un confronto fra posizioni differenti. Ma l’apertura e il dialogo all’insegna del rispetto e del bene per l’altro penso sia lo stile immancabile e insuperabile per poter fare anche solo il primo passo.
Sarebbe bene, allora, tornare a quella Lettera da dove siamo partiti e domandarci se forse non è questo mondo che ha abbandonato la fede cristiana, ma sono i cristiani che stanno diventando come questo mondo. La prima cosa da fare, allora, sarebbe proprio quella di prendere le distanze, ritrovare il vangelo innanzitutto nel nostro modo di stare nel mondo, potendo così davvero offrire qualcosa di nuovo, di bello e di fecondo per il mondo.
Chiarisco: anche chi attacca sempre il magistero cade nello stesso errore. Alla fine diventa sempre un lamentarsi fine a se stesso che non porta a nulla. Si creano bolle tradizionaliste, bolle riformiste, ognuno si fa il suo Papa, il suo cardinale, il suo concilio, i suoi giornalisti o teologi di riferimento ed è contento così. A quel punto almeno la vecchia Chiesa con le sue formalità riesce ad essere più grande delle bolle che la abitano..
Più che questioni di haters (i vecchi trolls) è questione di bolle di militanza. Ogni bolla ha i suoi followers e i suoi “haters” piazze di incontro praticamente vuote.
Penso che se è brutto leggere chi scrive con durezza, è altrettanto deludente misurare la poca fede e l’assenza di dottrina in alcuni ecclesiastici che sono sempre lì a dire la loro.
I comandamenti sono divini compreso il 6° che non ci piace più.
La bontà di Gesù non è superficiale
dabbenaggine, quasi fosse un compagno di merende.
“Chi vuole seguire me rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua…”E lui si che ci ha mostrato tutto il suo coraggio nel caricarsi la croce che toccava a noi. Per compiacere il Padre e salvare noi dall’inferno. Ora, vedi una folla di ragazzini a san Pietro e un Benigni che davanti a papa Francesco ed altri prelati strilla che l’inferno non c’è. La nonna è bugiarda. No, la nonna non è bugiarda e si arrabbia.