LGBTQIA+ e tradizionalisti cattolici: le collusioni

La cultura postmoderna ha già corroso la dignità della persona umana, soprattutto quando ne sovrappone il valore alla “perfomance funzionale”.
27 Settembre 2025

Il bell’articolo di Gabriele, che condivido appieno, mi ha spinto a scrivere queste righe, come approfondimento per capire cosa si muove attorno al rapporto tra cattolici tradizionalisti e mondo LGBTQIA+. Sconto anche io, come dice Cossovich, che oggi non ci siano le condizioni per un cambio della dottrina.

Sul piano prettamente teologico ciò richiederebbe una conversione antropologica profonda, che rimetta al centro l’unitarietà indivisibile della persona umana, dove il suo perno stia nella tendenza naturale (creazionale!) all’amore, intesa come desiderio di riunificazione totale tra sé e sé, tra sé e gli altri, tra sé e il creato e tra sè e Dio. Fino a che non riconosceremo questo come guida concreta delle scelte umane, non sarà possibile alcun cambio dottrinale, perché richiederebbe di smettere di immaginare che a guidarci sia la capacità razionale, che, a prescindere dal resto della persona, individua delle verità che poi vanno concretizzate dalla volontà.

Al di là di questo, Gabriele ha il merito di mettere il dito sul centro della questione: tornare a riconoscere il valore della persona umana, nei termini evangelici. Ma su questo vorrei mostrare come ci siano alcune collusioni terribili tra le posizioni estreme LGBTQIA+ e i tradizionalisti cattolici.

La cultura postmoderna, soprattutto nella versione radicalizzata che sempre più emerge in questi ultimi tempi, ha già ampiamente ridotto e corroso la dignità della persona umana, soprattutto laddove ne sovrappone il valore alla “perfomance funzionale” che è in grado di produrre. Ciò significa che oggi le persone prendono valore dal livello di “traguardi” che riescono a raggiungere dentro alla funzione che la cultura gli assegna, fino a riconoscere che solo chi vince ha valore.

I nostri giovani lo sanno bene, sulla loro pelle purtroppo, e pur di “esistere”, di produrre “performance funzionali” da vittoria, sono disposti a mettere in giuoco tutto, anche la vita. Ma questo accade anche perché il mondo adulto vive la stessa logica: tutto deve essere vissuto al 100%, altrimenti non ha senso. In ogni campo: o sei vincente o non esisti!

Quando questo criterio viene assunto come metro di valutazione antropologico succedono cose apparentemente strane, ma molto coerenti in realtà.

Il mondo LGBTQIA+, soprattutto nella sua versione estrema, chiede a gran voce che sia riconosciuto esattamente egual valore ad ogni tipo di orientamento e rapporto sessuale, in nome del tentativo di sfuggire alla morsa della “performance funzionale”. Si afferma che nessuno può giudicare nessuno, in questo ambito, perché il dogma assoluto è il rispetto della volontà individuale, intesa come unico fondamento etico.

E nel fare questo alcuni non si accorgono che restano dentro allo stesso criterio di “perfomance funzionale”, colorata dall’etica di autoaffermazione, in cui tutti devono realizzare il 100% del loro volere, altrimenti non si è persone degne. Vinci solo se la tua volontà ha campo libero, perché lei ha il diritto di autodeterminarsi. In questa logica l’accoglienza della persona è fondata dal fatto che nessuno sbaglia, tutti sono perfetti, se possono fare ciò che vogliono.

Il mondo dei tradizionalisti cattolici, chiede a gran voce che si prendano le distanze, teoriche e pratiche, da chi sostiene la correttezza di orientamenti e rapporti sessuali diversi dall’eterosessualità, nel tentativo di realizzare la vera “perfomance funzionale” che assegna valore all’uomo: il rispetto delle indicazioni etiche della Chiesa. Si afferma che nessuno può sfuggire al giudizio etico di Dio, perfettamente realizzato in quello della Chiesa, perché il dogma assoluto è il rispetto della interpretazione tradizionale della natura umana, considerata ovviamente immutabile.

E nel fare questo chiedono di riconoscere come “la perfomance funzionale”, colorata dall’etica ecclesiale, sia l’unico criterio per essere “vincenti”, altrimenti non si è persone degne. In questa logica l’accoglienza della persona è fondata dal fatto che chi sbaglia è fuori e deve restare fuori, e non ha più valore di persona.

Le collusioni sono evidenti. Se non sei perfetto, ciascuno secondo il criterio di riferimento del campo a cui appartiene, non vali e non sei persona umana. Il giudizio è per entrambi il criterio essenziale che discrimina chi ha valore e chi no: da una parte l’assoluzione previa per chiunque realizzi la propria volontà e la condanna per chi, invece, non accetta questo criterio; dall’altra la condanna assoluta previa per chi non sta nelle regole e l’assolvimento per chi riconosce questo criterio. Nessuno dei due sa cosa significa “non giudicare”.

Il bello della faccenda è che in entrambi i campi si trovano persone che provano a fondare le loro posizioni “usando” la bibbia a proprio uso e consumo. Il che segnala, purtroppo, quanto entrambi siano davvero poco evangelici e quanto sia “utilitaristico” questo rimando biblico.

Il Vangelo non chiede dove porre l’asticella del giudizio. La volontà individuale non è mai presa come criterio di valutazione etica, nel vangelo. Ma nemmeno il rispetto delle regole consolidate lo è. Per il Vangelo l’asticella non andrebbe semplicemente usata. E dire che tutti sono perfetti, come dire che solo alcuni lo sono, in realtà sono posizioni che usano sempre un’asticella.

Quello che esce dalla visuale di entrambe le pozioni descritte è che chi può effettivamente giudicare (Dio) ha deciso di non farlo su criteri umani, ma sul proprio criterio assoluto e trascendente: l’amore. Su questo criterio nessuno è “assolvibile”, nessuno. Ma Dio ha deciso di continuare ad amare chiunque, nella speranza che tutti possano arrivare ad amare come lui stesso ama.

Perciò l’accoglienza si fonda sul fatto che tutti possono diventare Dio, (questo significa essere persona), ma nessuno lo è già in atto, e nessuno lo diventerà senza “trascendere” il proprio criterio umano di valutazione.

Il mondo LGBTQIA+, almeno nella sua parte più estrema, usa il criterio di assoluzione dell’amore, in ogni condizione, come se l’amore non avesse un ordine e una gradualità e ogni amore fosse uguale agli altri. E non si avvede che così facendo svuota il valore di ogni amore.

Il mondo del tradizionalismo cattolico usa il criterio dell’ordine etico come base dell’amore, come se l’ordine di per sé, raggiunto senza amore, fosse in grado di produrre l’amore. E così facendo non si avvede che svuota l’etica del suo senso e la consegna al potere di turno.

C’è ancora molta strada da fare, ma Dio non molla mai.

 

4 risposte a “LGBTQIA+ e tradizionalisti cattolici: le collusioni”

  1. Terry Sann ha detto:

    Leggo e resto stupita, non mi aspettavo ciò che ho letto. il Signore chiede di prendere una posizione. Quale sarebbe la posizione giusta??? Quella di una Madre! Una madre che cerca di vivere ciò che ha nel cuore (la maternità), la madre EDUCA, indica, incoraggia il figlio a seguire la giusta via. Educando ama ed ama anche quando cerca di correggere il figlio che sbaglia, non smette di fare capire in ogni modo al figlio che rubare è peccato, che tradire è peccato, che non essere in armonia con se stessi crea solo danni!
    Il problema è sapere ciò che è bene e ciò che è male? Abbiamo la Bibbia e il Catechismo.
    Che poi a chi la pensa come me gli venga dato del tradizionalista ecc non importa, perché Cristo ripete continuamente seguimi!
    L’unica vera vita è cercare di seguire Cristo ascoltando la sua Parola che però cresce in un terreno fertile, un cuore che vuole fare la Sua volontà e non la propria. scoprendo mi peccatrice ho incontrato Dio e mi sono sentita amata.

  2. Gabriele Cossovich ha detto:

    Grazie Gilberto! Condivido molto che “non giudicare” sia forse la sintesi migliore di un atteggiamento autenticamente evangelico.

  3. Massimo Pieggi ha detto:

    Dei Verbum 8 insegna che la comprensione della Tradizione cresce con l’assistenza dello Spirito Santo anche attraverso lo “studio dei credenti”.
    Teologia e magistero hanno accolto le acquisizioni delle scienze umane in vari ambiti.
    Sul tema in oggetto (oltre una visione ‘ipostatizzata’ di ‘natura umana’) le acquisizioni delle scienze umane, riconosciute pacificamente anche dagli studiosi credenti, sono già molto consolidate perché la comprensione del ‘depositum’ possa ignorarle.
    Occorre un più di ‘logos’ per crescere nella comprensione della Tradizione: come avvenuto con Copernico, Darwin, la democrazia e la libertà religiosa.
    Viceversa qualche “eminenza” potrà sempre giudicare persino l’universalità della tenerezza e benedizione di Dio su ogni carne umana (FS).
    Ma in fondo, come scriveva Dostoevskij, questo è sempre stato l’abisso di ogni grande o piccolo inquisitore: “Il tuo inquisitore non crede in Dio: ecco in che consiste tutto il suo segreto!”

  4. Paola Meneghello ha detto:

    .. Gli estremi si uniscono..
    La pretesa di categorizzare, (nella sigla lgbt, non bastano più le lettere..), vuole rendere oggettivo ciò che in realtà è soggettivo. Vuole imporre la propria normalità, o la propria regola.
    C’è sempre alla base il tentativo di dominare.
    Io credo che i Principi oggettivi esistano, ma che entro di questi, si esprima l’infinita espressività umana, con tutte le sue fragilità e perché no, anomalie.
    Ma bisogna amare..noi stessi e gli altri..
    Se ti senti dire di essere sbagliato , fuori dal disegno divino ecc , forse cerchi a tutti i costi un riconoscimento, anche forzando le cose..
    Tutti siamo fragili. Nessuno è perfetto, ma tutti siamo perfetti nella nostra umanità perfettibile.
    Seguire la propria Volontà, in quanto persone coscienti, è necessario.
    Secondo me, diventa Amore, quando non si vuole imporre agli altri..quando è solo presa di Coscienza di ciò che la Vita cerca di esprimere attraverso di noi..

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