Non si è mai visto uno bello così

Il “vero” miracolo di Gesù col cieco nato non è quello di avergli ridato la vista, ma quello di aver messo in moto il desiderio. Aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Sìloe. Aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.
14 Marzo 2026

IV domenica di Quaresima

Mi fa simpatia questo ragazzo cieco dalla nascita – me lo immagino ragazzo, giovane, con i genitori ancora in vita. Simpatia nel senso letterale, etimologico, di una risonanza, di una condivisione, di un volermi mettere accanto a lui, e stare insieme a lui, quasi percependone, a livello di intuizione, una identità di destino. Scopriamo soltanto ad un certo punto della storia, quando la trama si è già tutta messa in moto – e lo scopriamo non dallo sguardo di Gesù e dei suoi, ma dallo sgomento di tutti gli altri – che «era un mendicante», che se ne «stava seduto a chiedere l’elemosina». Già questo basta per conquistargli la mia simpatia – questa comune mendicanza, seduto a terra, a chiedere l’elemosina.

Ci sono certe pagine del Vangelo che le puoi leggere al modo in cui possono essere letti i sogni: come rappresentazioni delle diverse parti del sé. Perché la cosa più seria che si impara crescendo è che siamo sparpagliati, e un modo per avvicinarci alla comprensione dei nostri sogni è leggerli come la messa in scena dei dialoghi, dei conflitti, della dialettica tra le diverse parti che ci abitano. È così anche per alcune pagine del Vangelo, soprattutto queste pagine in cui in scena entrano diversi, molti personaggi, così diversi tra di loro, spesso in conflitto.

Quel ragazzo cieco dalla nascita che se ne «stava seduto a chiedere l’elemosina» è una parte di me – quella parte piccola, fragile, che mendica attenzione, che richiede uno sguardo, che per poter vedere la realtà ha bisogno di essere vista. (È questo il miracolo: quel ragazzo comincia a vedere solo perché si è sentito visto da Gesù). Siamo tutti in quella stessa mendicanza, seduti ai bordi della strada, con il cuore in mano, per offrirlo a chi passi e voglia prendersene cura. Ma sono una parte di me anche quei discepoli che chiedono chi abbia peccato, lui o i suoi genitori. È quella parte di me che guarda senza misericordia alla fragilità della mia mendicanza; che ne cerca l’eziologia in ferite chissà in quali pieghe nascoste – «ha peccato lui o i suoi genitori?» – riducendo tutto ad una diagnosi senza cura, senza amore. Noi spesso facciamo così, con noi stessi: guardiamo dall’alto la parte piccola di noi che se ne sta seduta a chiedere l’elemosina, più interessati a spiegarla con spietata precisione che a comprenderla.

Non così Gesù, che, al contrario, non si perde a spiegare, ma a comprendere. Quella parte piccola che sta lì a mendicare non guarisce con l’eziologia; guarisce con un abbraccio. «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio». Così, mentre io ancora sto in piedi a giudicarmi, Lui si avvicina alla parte mendicante che è in me, seduto lungo la strada, con il cuore in mano. Si abbassa, per parlarmi più vicino, senza che io lo abbia cercato, senza che io lo abbia chiesto. Altre volte i ciechi hanno gridato per essere guariti, qui no: il ragazzo cieco dalla nascita non chiede nulla. In fondo, sta bene lì seduto sulla strada a mendicare. Ne ha imparato i modi, sa gestirne gli umori, ha sviluppato tecniche, strategie, e ormai conosce bene anche come sopravvivere all’onda di tristezza di chi gli nega lo sguardo, di chi, il suo cuore, non se lo prende in carico.

In questa zona di comfort, è Gesù che deve venire a smuovermi. «E gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe”», e lui va, e guarisce. Avrebbe potuto guarirlo subito, con una parola, con uno sguardo, con un tocco. E invece prima il fango, poi l’invito ad andare alla piscina, quello va, si lava, e solo dopo vede. In qualche modo, Gesù chiede a quell’uomo di tornare ad essere protagonista della sua vita. Lui che non aveva chiesto nulla, che non aveva gridato per essere guarito, che non aveva espresso alcun desiderio, alcuna preghiera – ora gli è chiesto di prendere in mano i suoi giorni. In fondo, il “vero” miracolo di Gesù non è quello di avergli ridato la vista – chissà: se quel cieco non fosse andato alla piscina a lavarsi, la vista non gli sarebbe tornata; in fondo è rimesso tutto a lui – ma è quello di aver messo in moto il desiderio. Il “vero” miracolo è aver convinto quell’uomo ad alzarsi per andare alla piscina di Sìloe. Più a fondo, il “vero” miracolo è aver fatto riscoprire a quell’uomo il desiderio di tornare a vedere.

«Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato». Da che mondo è mondo, non si è mai visto Uno che mi avvicina, si abbassa per parlarmi più vicino, mentre io sono seduto lungo la strada a mendicare, con il cuore in mano – “qualcuno lo vuole? qualcuno mi vuole?”. Non si è mai visto Uno che mi guarda così veramente, così sul serio, da ridarmi finalmente la vista, se non altro per non perdermi la bellezza di questi occhi di un Dio che si posano su di me. Non si è mai visto Uno che si avvicina a me per rimettere in moto il mio desiderio, per riaccendermi nel cuore la voglia di vedere – le ultime cime innevate, le magnolie che in questi giorni esplodono, i germogli che si fanno strada. Uno che mi chiede di prendere di nuovo in mano la mia vita. Non si è mai visto Uno bello così.

3 risposte a “Non si è mai visto uno bello così”

  1. Alberto Ghiro ha detto:

    Oltre al tema del rapporto con una società con una cultura teocratica
    da cambiare perché lontana da Dio, c’è anche il tema più individuale della vista.
    Nel primo tema ricorre il dominio delle regole per raggiungere la salvezza grazie all’impegno dell’uomo e non con l’aiuto di Dio e il conseguente giudizio legato a queste regole.
    Legata alla vista è invece la capacità di percepire con immediatezza la realtà ma con il limite di escludere ciò che è invisibile e in generale ciò che non rientra nel campo visivo e quindi all’ambiente in cui si vive.

    • Alberto Ghiro ha detto:


      A questo si riferiscono secondo me le frasi del brano che riportano sia questa ambivalenza della vista
      («È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi»),
      che l’incapacità dell’uomo di salvarsi dal peccato coi propri mezzi senza l’aiuto di Dio.
      («Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane»)

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    @Luigi! Come sempre.. i n s p i r a t o….
    Ho visto ieri un servizio sulla gioventù attuale, post-covid. Sul dilagare di malattie neuro-psico-patiche e sulla assenza di medici&strutture che le curino.
    News che avvicinavo ad un post qui intorno che invece era “ottimista 😭”..
    Un R A G A Z Z O…
    Autolesionismo…
    Ma cosa chiedono questi ragazzi???
    Di cosa hanno VERAMENTE bisogno??
    Tutto il tuo post lo spiega bene:
    Hanno bisogno di qualcuno che si accorga di loro… E non fa niente se quel Gesù sia piccolo e brutto, come scriveva Celso…
    Ma gli occhi, il suo sguardo, come scrive Luigi..
    PS. Qs. 3D, se c’è ne fosse bisogno, è frutto dei percorsi dello Spirito, quello Santo..
    Ma solo x chi sa leggere il significato degli eventi..

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