Domenica 13a del tempo ordinario
La missione, o forse oggi potremmo dire l’annuncio cristiano, è fatto di dare e ricevere, come ogni sana relazione. C’è qualcuno che si rivolge a qualcun altro e questo altro che riceve l’invito o l’annuncio dell’uno. Nel vangelo di oggi Gesù ci parla proprio di queste due figure, di questi due ruoli.
In Gesù si trova la vita
Da una parte troviamo i discepoli, coloro che seguono Gesù. Spesso suona fastidiosa l’espressione: “chi ama padre e madre più di me non è degno di me”. Insomma, che male c’è ad amare qualcuno, specie se è il proprio padre o la propria madre? Lo stesso dicasi per i figli o le figlie. L’espressione però non è assoluta ma relativa, ovvero è in relazione a Gesù: “più di me”. La questione, dunque, non è l’amare, bensì il senso di questo amore. Non è nemmeno un caso, credo, che si parli di padre, madre, figli e figlie. La richiesta di Gesù – questo dovremmo averlo capito – è sempre radicale, assoluta. “Padre e madre” indicano l’origine di ciascuno di noi, quell’origine al di là della quale non possiamo “risalire”; “figli e figlie”, al contrario, sono il nostro futuro, la vita “dopo” la nostra scomparsa, una vita che noi stessi non possiamo nemmeno immaginare. Ebbene tutto questo (il prima e il dopo) è possibile amarlo davvero, è possibile custodirlo e “trovarlo”, solo seguendo Gesù, solo mettendosi con lui sulla strada della croce e del dono di sé. Una vita trattenuta, che fa del proprio ieri (padre e madre) o del proprio domani (figli e figlie) un assoluto, è destinata a perdersi. Si dice che si deve “tagliare il cordone ombelicale”, e questo vale tanto per il proprio passato (cercando una propria autonomia), quanto per il proprio futuro (lasciano libertà ai propri figli). È solo così che si può davvero far pace e custodire nella propria storia tutto ciò che siamo, ciò che ci precede e ciò che ci seguirà. Solo così si trova la propria vita.
In Gesù la vera ricompensa
Questa però è solo una faccia della medaglia. Dall’altra c’è colui e colei che accolgono l’annuncio cristiano. Qui la situazione sembra decisamente più “facile”. Non c’è in gioco la vita, la croce, la sequela bensì la ricompensa “secondo misura”. E se la misura dell’annuncio è il dono totale di sé per trovare la propria vita, la misura dell’accoglienza è altrettanto totale: ogni singolo gesto è motivo di ricompensa, che si tratti di un giusto, un profeta o uno di questi piccoli. Perché anche in questo caso gli esempi sono sempre relativi: è Gesù ad essere accolto, è lui l’unica ricompensa, lui e Colui che l’ha mandato.
E noi, da che parte stiamo? Da quella di chi annuncia o da quella di chi accoglie? Forse non esiste una vera alternativa, anzi. La missione è un costante intreccio di dare e ricevere, di annunciare per essere accolti e di accogliere per annunciare. Perché alla fine, come detto, in entrambi i casi siamo rimandati sempre e comunque a colui che solo ci fa trovare la vita, a colui che solo è la nostra ricompensa. In questo senso, possiamo dire che in entrambi i casi non ci (o la) perderemo.
Il distacco dai legami affettivi è realmente una richiesta concreta, lo si è sempre pensato in riferimento al presbiterato ma non è così. Pensiamo a chi è sposato e incontra la fede dopo il matrimonio e magari l’altro coniuge è ateo/a è non tollera che vi sia qualche riferimento di fede cristiana, forse sono più di quelli che si pensano e qui il coniuge di fede comprende effettivamente cosa significhi “prendere la croce”. Forse converrebbe incominciare a prenderlo in considerazione.
Il cordone parentale e con la propria vita rappresentano e sono parte significativa del forte legame con la propria cultura che il cambiamento da lui proposto richiede di sciogliere ed è da questo che viene l’immagine forte e apparentemente contraddittoria con un messaggio di amore universale.
La richiesta non è però solo metaforica ma effettiva, visto l’esempio che lui stesso dà con il distacco dalle proprie radici familiari. ed è indispensabile qualora il legame parentale e al proprio stile di vita o alla vita stessa si oppongano al nuovo messaggio, ed è probabile che sia sempre così.