Quelli che attendono

Voi non siate di quelli colti di sorpresa, mentre mangiano, bevono, stanno alla macina o nel campo. In un mondo distratto, come ai giorni di Noè, voi siate di quelli che attendono, come innamorati, altrimenti vi perdete tutto il bello.
30 Novembre 2025

I domenica di Avvento

«Vegliate. Tenetevi pronti». L’invito di Gesù è dolce e forte, tenero e insistente. Chiede di vivere un’imminenza: «nell’ora che non immaginate», da un momento all’altro, ora, tra un attimo, eccolo. In ogni istante della nostra vita trabocca tutta l’eternità. «Non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti»: voi non siate così, non siate di quelli che non si accorgono, quelli colti di sorpresa, mentre mangiano, bevono, stanno alla macina o nel campo. Voi siate di quelli che attendono.

«Ho tanta fede in te. / Mi sembra che saprei aspettare la tua voce / in silenzio, per secoli / di oscurità. // Tu sai tutti i segreti, / come il sole: / potresti far fiorire / i gerani e la zàgara selvaggia / sul fondo delle cave / di pietra, delle prigioni / leggendarie. // Ho tanta fede in te. / Son quieta / come l’arabo avvolto / nel barracano bianco, / che ascolta Dio maturargli / l’orzo intorno alla casa» (A. Pozzi, Confidare, 8 dicembre 1934). E la buona notizia è che non bisogna aspettare secoli di oscurità: Dio non è colui che verrà; è colui che viene.

Sarebbe un misero inganno il cristianesimo e il Vangelo se l’imminenza di cui parla con insistenza il Maestro fosse solo quella del giorno ultimo, della ricapitolazione definitiva, quando avrà «posto tutti i nemici sotto i suoi piedi e l’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte» (cfr. 1Cor 15,25-26). Dopo venti secoli di attesa, sarebbe un’imminenza tragicamente smentita. E invece no. Egli è «Colui che era, che è, e che viene» (Ap 1,8), non che verrà. Nell’istante in cui tu lo attendi, in cui tu ti apri all’attesa, in cui tu realizzi che il tuo desiderio grida Lui – eccolo, Lui viene, a colmare il tuo desiderio.

Certo, non sai «a quale ora della notte» verrà. «Un rumore! La voce del mio amato che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, mio tutto; perché il mio capo è madido di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne” (Ct 5,2). «Nell’ora che non immaginate», quando non ve l’aspettate: non fanno così gli innamorati? Non si fanno così le sorprese? Quando tu pensavi ad altro, eri alla macina o al campo, uscivi da scuola o andavi in ufficio, facevi spesa o riposavi in casa – così, quando non te l’aspetti, Lui arriva, ti sorride, tu sorridi, non te l’aspettavi, ti stringe, e vuole tutto donarsi a te.

E allora bisogna dirlo, che se non lo attendo come attendo la persona che amo – come vivo la mia giornata quando so che la vedrò, quando nel mio lavoro penso con allegria e con desiderio a quando la sera staremo insieme, quando mi metto ad organizzare la cena, a preparare la tavola, a scegliere i fiori, la musica, la luce – se non lo attendo così, con questo desiderio e con questa gioia, è ancora troppo, troppo poco. Se non lo attendiamo così, come innamorati – se non lo amiamo così – che spreco: non abbiamo capito niente.

«Vegliate. Tenetevi pronti», siate di quelli che attendono. Quelli che trepidano, emozionati, impazienti, come bambini, come innamorati. Col naso incollato alla finestra, in punta di piedi. Quelli che sognano i particolari di quando Lui verrà; il tono della sua voce; come mi chiamerà – «i nomi che mi dava al suo venire». «Io senza dar risposta / me ne starò nascosta / un po’ per celia, un po’ per non morire / al primo incontro» (G. Puccini, Madama Butterfly, “Un bel dì vedremo”).

Non è una minaccia quella di Gesù; tutt’altro. In un mondo distratto, come ai giorni di Noè, voi siate di quelli che si accorgono, altrimenti vi perdete tutto il bello. Perché il tocco di Dio ha tempi misteriosi, di libertà che non si fa possedere. «A volte in piena notte veniva / a bussare alla porta: / ti chiedeva, con quella sua voce, di aprirgli, / e tu, già levata la tunica, / andavi ad aprire: / le tue dita grondavano mirra / sulla maniglia del chiavistello: / ma Lui, / Lui era già / svanito nella Notte» (D.M. Turoldo, La sublime allegoria). Che tristezza se dovesse svanire di nuovo nella notte, prima di riuscire ad abbracciarlo.

 

4 risposte a “Quelli che attendono”

  1. Angelo Bertolotti ha detto:

    Grazie infinite per la riflessione proposta. Oggi pomeriggio, con mia moglie, abbiamo partecipato al ritiro parrocchiale di inizio Avvento per gli adulti, il don che ha tenuto la riflessione ha toccato i medesimi contenuti, ma l’esposizione non si è minimamente avvicinata alla sua. Il tema era attendere e stare svegli, però il risultato è stato: attendere la fine e cercare stare svegli.

  2. Alberto Ghiro ha detto:

    L’avvento parte dai concetti più difficili dove credo che l’attesa della volontà insondabile di Dio debba essere accompagnata dalla più pratica volontà di fare e amare dell’uomo senza deviare sulla volontà di essere spinta della ricerca della perfezione o del primato. Associata alla fine dei tempi è la fine di ogni volontà che lascia spazio al solo essere, alla coscienza di sé e alla consolazione di essere eternamente figli. Mi permetto di chiedervi una preghiera per mia madre che è alla fine dei suoi giorni.

  3. Maria Cristina Venturi ha detto:

    La morte non sai quando viene ,e’ quello il momento in cui” in piena notte veniva / a bussare alla porta” . La fine della vita in questo mondo e l’ inizio della vita eterna .
    Chi non e’ preparato e’ chi vive come se la morte non esistesse , come se mai potesse accadere a lui, come se bere ,mangiare ,divertirsi dovessero durare per sempre . Il Diluvio e’ un simbolo della Morte . Nessuno si aspettava il Diluvio ,come nessuno di noi pensa alla propria morte corporale ” dalla quale nullo omo vivente puo’ scappare ” . E San Francesco e tutti i santi ci invitano a pensare alla propria morte e riflettere sui propri peccati.

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