«Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età […]. Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità / Come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità». Così cantava Francesco Guccini e in effetti sappiamo bene che settembre, pur non essendo il primo mese dell’anno, è comunque caratterizzato da un clima di ripresa, di ritorno alla quotidianità, di nuovo inizio. Ciascuno si rimette in gioco, si rilanciano progetti e desideri, ci si apre a nuove prospettive con un nuovo entusiasmo.
Lo stesso, mutatis mutandis, avviene anche per la pastorale delle nostre comunità. Chi prima chi dopo, nelle diverse parrocchie si riaccendono i riflettori (o per lo meno qualche LED) sulle attività pastorali: l’oratorio, la catechesi e tutti gli incontri delle varie associazioni che riprendono il proprio cammino. In questo clima parrocchiale di ripresa, una parola tra le tante torna a risuonare: formazione. C’è sempre bisogno di formazione ed è questa la prima necessità a cui si deve far fronte. Ma attraverso quali strumenti è possibile metterla in pratica? Bisogna davvero pensare innanzitutto a incontri, relatori, conferenze ecc., che subito appesantiscono le nostre agende (solitamente già belle fitte di impegni)? In queste poche battute mi piacerebbe alleggerire (spero) questo “drammatico” bisogno di formazione e spendere due parole su un esercizio forse banale ma spesso trascurato: leggere.
Formarsi: ma come?
Certo, quando si parla di formazione è facile pensare subito ad affidarsi agli “addetti ai lavori”, aspettando l’organizzazione di qualche incontro su qualche tema. Questa è la strada più consueta. Eppure, da una parte, ciò richiede uno sforzo non indifferente in termini di tempo e di preparazione; dall’altra, in mancanza di meglio, spesso si finisce con l’affidare il tutto al parroco o a un altro prete della parrocchia, senza domandarsi (siamo sinceri!) quale aggiornamento questi possano avere (specie se di età avanzata), col risultato che ci ritroviamo a seguire incontri che non ci lasciano granché. E allora, perché non provare a fare qualcosa in autonomia?
Per prima cosa, giustamente, si può pensare ad avvicinare (da soli o in gruppo) la parola di Dio, pratica sempre ottima e da consigliare. Sappiamo bene, tuttavia, quanto sia facile manipolare la Parola, farle dire ciò che vogliamo, strumentalizzarla e (specie per i praticanti più assidui) darla per scontata, perché tanto sappiamo già come “va a finire”…
I più coraggiosi, allora, possono decidere di cimentarsi nella lettura di un documento del magistero. Qui, in effetti, ci sarebbe molto da dire, tanto sugli eventuali autori quanto sui contenuti. Vedo però un rischio maggiore, che prescinde da questi aspetti, ovvero l’aura di “verità” che si assegna a questi testi. In altre parole, leggendo un documento (del papa, della CEI, del Vaticano II…) spesso ci convinciamo (più o meno implicitamente) che non dobbiamo farci delle domande al riguardo, ma piuttosto che possiamo trovare delle risposte. Ecco, questo è il peggior modo di approcciare qualsiasi testo, perché diventa semplicemente ideologia, ed è un rischio molto concreto quando si parla di encicliche, esortazioni apostoliche, costituzioni ecc. In questo caso, quindi, meglio muoversi con una certa prudenza.
Dunque, a fronte di queste tre strade non così “facili”, possiamo tornare a chiederci: perché non provare semplicemente a leggere un buon libro?
Leggere: ma cosa?
Cominciamo col dire che leggere è un esercizio che non ci lascia indifferenti, anzi: ci interpella e ci chiede un serio lavoro di discernimento. Dalla scelta del titolo all’ultima riga che leggiamo, il libro ci chiede di regalargli il nostro tempo, di fare uno sforzo per capire e di prendere posizione su ciò che dice. Nessun libro pretende di dire “l’unica verità”, e se lo fa, meglio chiuderlo e passare ad altro. È questa infatti la ricchezza del semplice leggere: entrare in contatto con un altro orizzonte, scoprire un secondo, un terzo, un quarto punto di vista che potrà arricchire il mio.
Questo però è un discorso “teorico”. Ma cosa si deve leggere? Ebbene, a questa domanda non credo si possa rispondere, perché forse non dovrebbe esserci una risposta “esterna” al lettore stesso. Vorrei provare però a dare dei suggerimenti su “dove” muoversi per trovare qualcosa che possa “nutrirci”.
Innanzitutto, attingete a piene mani alla Vetrina delle “bottiglie” di VinoNuovo e lasciatevi ispirare dalle firme che più seguite o dai titoli che più vi attraggono.
In secondo luogo visitate i siti delle principali case editrici religiose, tutte online e tutte disposte ad accogliervi nella loro newsletter, con la quale ci si può tenere aggiornati senza sforzo sulle ultime novità. Queriniana, San Paolo, Paoline, Messaggero, Pozzo di Giacobbe, Città Nuova, LEV… l’elenco non è infinito ma quasi. Sfogliate le anteprime, cercate gli autori, fatevi ispirare dalle copertine.
Dalla teologia alla filosofia, dalla storia del cristianesimo all’esegesi, per approfondire il pensiero di un/a teologo/a oppure riscoprire i grandi classici della spiritualità e della teologia. Gli argomenti, quelli sì, sono davvero infiniti, ma su questo voglio dire una cosa: ogni giorno nel mondo dell’editoria religiosa c’è qualcuno che lavora per scremare, catalogare e continuare a rendere accessibile questo tesoro di sapienza, un lavoro che purtroppo passa spesso sotto silenzio. I suoi frutti però sono lì, e non aspettano altro che essere consumati!
Una formazione attiva
Concludendo, la formazione, lo dice la parola stessa, è qualcosa di attivo, non di passivo: non significa solo aspettare, ricevere o partecipare ma soprattutto muoversi, cercare e approfondire. Ci siamo convinti che la formazione debba arrivare “da fuori”, seguendo uno schema di “docente-discente” (che tanto piace agli ambienti ecclesiali). Ma è importante ribadire che anche da soli, ad esempio attraverso la lettura, ci si può formare, anzi: è da qui che nasce la prima formazione, ovvero il “dare forma” a una propria coscienza critica e consapevole, non per isolarsi o giudicare, ma per poter entrare in dialogo con gli altri, arricchirsi a vicenda e diventare una chiesa che davvero, tutta insieme, cresce, discerne e sa far risuonare con nuova credibilità il proprio annuncio.
E allora, soprattutto per quest’anno, buona lettura!
Grazie per questa riflessione che condivido in pieno. Sottolineerei che anche le Sacre Scritture e i documenti del Magistero hanno bisogno di discernimento .
Alle case editrici menzionate, mi piace aggiungere Gabrielli , che personalmente trovo molto interessante per gli autori ‘alternativi’ che propone.