Stanno facendo discutere le parole di Papa Leone inerenti le persone LGBTQ+, riportate negli estratti dell’intervista concessa dal pontefice alla giornalista Elise Ann Allen. Da un lato Leone sottolinea come la Chiesa sia aperta a “tutti, tutti, tutti”; dall’altro afferma: “Trovo altamente improbabile, certamente nel prossimo futuro, che la Dottrina della Chiesa (cambi) i termini di ciò che la Chiesa insegna sulla sessualità, ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio” (citazione da Vatican News).
Personalmente sono tra quelli che ritengono necessario uno sviluppo della dottrina cattolica sul tema LGBTQ+. Sono però consapevole di come la pretesa che sia il Papa a imprimere una sterzata in questa direzione celi una sostanziale incomprensione del ruolo del successore di Pietro. Il Papa, a dispetto di come viene spesso rappresentato, non è un leader che porta la Chiesa dove gli pare: il Papa è il custode dell’unità della Chiesa. Non è colui che, attraverso pronunciamenti magisteriali, strappa in avanti (o all’indietro); è piuttosto colui che cerca di ricucire insieme gli strappi.
Nella Chiesa oggi sulla questione LGBTQ+ vi è una pluralità di visioni, spesso contrapposte; manca cioè un consensus fidelium che la dottrina possa recepire. È quello che Leone ha giustamente sottolineato e mi è parso quanto mai significativo che, in maniera del tutto coerente, abbia espresso la sua posizione in una forma non assoluta: non ha detto – come forse alcuni avrebbero auspicato – che i termini della questione non cambieranno mai, ma ha limitato la sua affermazione al “prossimo futuro”, alle condizioni attuali.
D’altro canto, Leone ha ribadito in modo forte che la Chiesa è aperta a “tutti, tutti, tutti”. Qualcuno, leggendo queste parole, accostate all’indisponibilità a “cambiare” la dottrina, le ha tacciate di ipocrisia, a partire dall’assioma secondo cui, finché la dottrina ufficiale della Chiesa non “evolve”, le sue porte non saranno mai realmente aperte. Personalmente ritengo vero il contrario. Il motivo per cui oggi mancano le condizioni per uno sviluppo dottrinale, a mio parere, è da ritrovarsi esattamente nelle porte delle nostre Chiese che troppo spesso, non in teoria ma nella realtà dei fatti, rimangono chiuse alle persone LGBTQ+.
Se guardiamo con sincerità agli atteggiamenti e alle parole nelle nostre comunità cristiane dobbiamo riconoscere che nella maggior parte dei casi – non sempre, perché esistono esperienze ecclesiali di sincero riconoscimento e accoglienza – le persone omosessuali sono più giudicate che accolte. Certo, la dottrina cattolica chiede – per lo meno – di distinguere tra persone e atti, ma nella realtà concreta, il più delle volte, il giudizio dei cristiani si rivolge alla persona e ferisce; provoca esclusione, autoesclusione o nascondimento, perché la comunità cristiana viene percepita come un contesto in cui ci si sente avversati. Secondo alcuni poi è giusto e doveroso che le persone LGBTQ+, se non si conformano alla dottrina, siano avversate nella Chiesa, perché appartengono a uno schieramento contro il quale siamo in lotta, di cui dobbiamo contrastare l’avanzata…
Ribadendo che la Chiesa è aperta a “tutti, tutti, tutti” Papa Leone chiede, senza fraintendimenti possibili, che questo atteggiamento di contrapposizione – queste porte non solo chiuse ma fortificate – venga superato, perché, esso sì, è inequivocabilmente in contrasto con la dottrina cattolica e il Vangelo! Nei Vangeli Gesù si rivolge, accoglie e chiama in modo privilegiato chi, per motivi diversi, era considerato impuro e lontano, come oggi molti cristiani, di fatto (e, per quanto mi riguarda, a torto), considerano le persone LGBTQ+. Nei Vangeli Gesù non mette mai il giudizio prima dell’accoglienza e del riconoscimento dell’altro come figlio amato, né accoglie per un secondo fine – il cambiamento dell’altro – o dopo aver ricevuto in pegno la disponibilità al cambiamento. Gesù accoglie e basta, ogni persona, così com’è. I giudizi e le invettive, nei Vangeli, li riserva solo a chi vorrebbe mettere limiti e condizioni al suo amore.
Ciò che può e deve cambiare oggi allora non è la dottrina, ma la coerenza dei cristiani al Vangelo che chiede accoglienza indiscriminata, riconoscimento dell’altro e compassione evangelica. Le condizioni per uno sviluppo della dottrina si realizzeranno quando uno sguardo che ama avrà preso il posto di quello giudicante, quando la reciproca confidenza e frequentazione avrà reso possibile per le persone LGBTQ+ condividere nelle comunità cristiane “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce”, e i cristiani riconosceranno nelle loro parole e nel loro vissuto Cristo che grida “ho sete”. Senza prima questa conversione, se anche, per assurdo, il Papa cambiasse la dottrina, non farebbe altro che accentuare contrapposizioni e divisioni. Il vero cambiamento non lo fa il Papa, ma ciascuno di noi, con i nostri atteggiamenti e il nostro sguardo purificato dal Vangelo, nella comunità cristiana, ogni giorno.
Bibbia e Catechismo, abbiamo due pilastri nella vita di ogni tempo, per cercare di seguire Cristo e direi utilissimi soprattutto in questo tempo così confuso che sembriamo ritornati ad Adamo ed Eva e la mela. Sembra che tanti studiosi leggano senza capire, ascoltino senza sentire. Il modernismo dei progenitori è così attuale perché è decidendo da noi ciò che è bene e male che ci si allontana da Dio. Eppure il Verbo si è fatto carne scegliendo di nascere in una famiglia composta da uomo e donna.
Ma la disubbidienza è nella scelta dell’uomo.
Antropologia sociologia ?
Io credo che ciò che si vuole annullare è La Parola di Dio, e piantare le proprie convinzioni.
E’ Dio che ha formato la famiglia “uomo donna” e ha detto che unioni sessuali uomo uomo
donna donna sono “perversioni sono impurità sono atti infami contro natura “lettera ai Romani 1, 19-32”
Il problema delle famiglie e della società è IL Peccato, è vivere di fatto senza Dio
è l’adulterio il fumo la droga la maldicenza l’odio; le famiglie in crisi, non si prega quasi Mai
non si legge il vangelo non c’è relazione col Figlio di Dio.
Una volta a scuola si pregava il “Padre nostro” tutto svanito i bambini ragazzi vedono la pornografia, la violenza, hanno desideri suicidi
IL Problema E’ IL Peccato
la soluzione ?
E’ una relazione vera col Figlio di Dio Gesù IL Signore
Condivido i contenuti dell’articolista. Finora la dottrina non è cambiata, è mutato piuttosto l’approccio pastorale. Ciò che manca ala dottrina e alla pastorale sono gli ultimi studi sulla antropologia e sulla sociologia della sessualità.
Capisco il pragmatismo dell’articolista. Ma credo che i tempi di maturazione del “corpaccione” ecclesiale siano troppo lunghi (i primi commenti che ho visto qui lo dimostrano). E questa immobilità dottrinale (che a molti appare di per se’ un giudizio escludente) rischia di far apparire la Chiesa agli occhi dei giovani (anche agli eterosessuali) come una istituzione vecchia, ferma in un lontano passato, incapace di riformarsi, non meritevole di seria considerazione. E ciò a prescindere dal Depositum, che in materia non c’entra nulla.
Il Catechismo è molto chiaro: le persone con tendenze omosessuali devono essere accolte «con rispetto, compassione e delicatezza», evitando «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC 2358). Ma aggiunge che gli atti omosessuali «sono intrinsecamente disordinati» e «in nessun caso possono essere approvati» (CCC 2357). Qui non c’è contraddizione: la Chiesa distingue tra la dignità della persona, sempre inviolabile, e la valutazione morale dei comportamenti.
Nel Vangelo, Cristo accoglie i peccatori – pubblicani, prostitute, esclusi – ma non per lasciarli come sono. Alla donna adultera dice: «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).
Il Papa non è un leader che porta la Chiesa “dove vuole”. È, piuttosto, il custode dell’unità nella fede.
La Redazione del Comitato “ Pro-life insieme “
http://www.prolifeinsieme.it
Sorry ma io non vedo acquisizioni in tanti campi..
Creazione
Relazione e sostanza
UNO e Dio da rivedere completamente..
Ecc
Al confronto LGBT e ‘ marginale..
Dei Verbum 8 ci insegna che la comprensione della Tradizione cresce con l’assistenza dello Spirito Santo anche attraverso lo “studio dei credenti”.
La teologia e il magistero storicamente hanno accolto le acquisizioni delle scienze umane in vari ambiti. Lo stesso Papa Leone ha raccomandato di mantenere vivo questo dialogo e ascolto.
Sul tema in oggetto le acquisizioni delle scienze umane, riconosciute pacificamente anche dagli studiosi credenti, sono già molto consolidate perché la comprensione del ‘depositum’ possa ignorarle.
La profonda consapevolezza ecclesiale del rapporto col popolo della prima alleanza e il superamento dello strisciante antigiudaismo cristiano sarebbero mai stati seriamente avviati senza Nostra Aetate?