«Appena li vide, Gesù disse: “Andate”». E mentre riprendi il Tuo cammino verso Gerusalemme, per le strade della Samaria e della Galilea, forse te li immagini, che, mentre vanno dai sacerdoti, uno alla volta si scoprono guariti. Immagini il loro stupore, la loro confusione, l’esplosione della gioia, le risate impazzite, mentre si accorgano che le pustole son cadute via dai corpi dei compagni, poi si guardano addosso, si guardano la pelle, e la trovano nuova, ricreata, bella come non l’avevano vista mai.
I discepoli che camminano con Te ti vedono che sorridi, mentre te ne stai in silenzio, e non sanno che stai pensando a quei dieci che, mentre sono per strada, prima ancora che arrivino dai sacerdoti da cui l’avevi mandati, per la gioia si strappano le bende di dosso e piangono di gioia.
Ora verranno, certamente torneranno. Li vedrai arrivare da lontano, sentirai ancora prima le loro urla di gioia, le loro risate, le loro grida. E poi li vedrai comparire all’orizzonte. Ti stringeranno, piangeranno di contentezza con te, e sarà difficile tenere a bada l’entusiasmo di quei dieci, ma fa niente. In fondo, non vedi l’ora che arrivino a travolgerti. E farete festa insieme fino all’alba.
Ecco, si sente qualcosa. Qualcuno grida; qualcuno sta correndo. Sembra uno solo, però. Forse gli altri arrivano dopo; forse gli altri son più dietro. Invece no. Solo uno. Si getta a terra, stringe i piedi di Gesù, glieli bacia senza sosta. Ma lo sguardo del Maestro cerca ancora. «Dove sono gli altri nove?». La domanda sospende il tempo, ferma la musica, tiene fermo l’attimo. Il silenzio che segue alla sua domanda è interminabile, non finisce mai, è il silenzio più lungo del Vangelo. Scende come un peso sul cuore di tutti. Sul cuore del Maestro.
«Dove sono gli altri nove?» – «Signore, erano con me, siamo guariti tutti. Mentre eravamo per strada, ad un certo punto ci siamo guardati e ci siamo accorti che avevamo la pelle di un bambino. Siamo impazziti di gioia».
«Dove sono gli altri nove?» – «Ci siamo abbracciati. Poi uno è scappato subito dalla sua famiglia, a riabbracciare la moglie, e i figli. Un altro è andato dai sacerdoti, per farsi finalmente riconoscere. Due sono andati a bere, a festeggiare. Un altro ha detto che andava dalla persona di cui era innamorato da una vita. Eravamo tutti così contenti, Gesù».
«Dove sono gli altri nove?» – «Non sono cattivi, Gesù. Sono buoni, sono bravi, io li conosco. Ma avevano nel cuore così tanti desideri. Non ci rimanere male. Anzi, guarda, mi hanno detto di ringraziarti. Hanno mandato me. Mi hanno detto: vai da Gesù e ringrazialo, e digli che gli vogliamo bene, e che andremo presto da lui».
Perché certe volte, con Te, bisogna anche bluffare. Quando ci resti male perché gli altri non son venuti, e con il silenzio nel cuore chiedi «dove sono gli altri nove?», ti si può dire che stiamo lì al posto degli altri che non son venuti; ti si può dire che anche gli altri ti vogliono bene, e che non son venuti perché non hanno potuto, perché son successe cose, perché son stati trattenuti – non è colpa loro; ma verranno, non ti preoccupare. Non ci rimanere male.
Bisogna fare così quando il cuore non regge al Tuo sguardo triste perché gli altri non son venuti. Moltiplicheremo i ‘grazie’, moltiplicheremo i baci, moltiplicheremo l’amore, fino a quando non penserai più ai nove che non son tornati.
La drammatizzazione del testo aiuta ad entrare nella scena del racconto e riviverlo. A caratterizzare la scena come una scena del vangelo credo però che sia necessario evidenziare che il lebbroso dei dieci che torna a ringraziare è un samaritano. Non serve tanto a definire il personaggio del lebbroso ma piuttosto il personaggio di Gesù che cerca di cambiare la cultura del popolo ebraico che è tutt’uno con la loro fede e per farlo la confronta con la cultura degli altri, degli stranieri, che gli serve per questo cambiamento. Questo credo possa essere il significato di questo brano.
Ringrazio per questo commento. Il lebbroso samaritano guarito diventa lui stesso balsamo alle ferite (la delusione e il sentimento di fallimento in questo caso di Gesù). Riconoscersi guariti (salvati) dovrebbe mettere in circolo questo grazie come una lunga eco: grazie…grazie…grazie. Troppo spesso quanto accade nelle nostre vite non è oggetto di ringraziamento ma è vissuto con scontatezza. Il grazie per la mia pelle guarita diventa sguardo luminoso dell’incontro che salva.
Ma c’è che il ringraziare sembra avere un significato più profondo della sola gratitudine per il dono; , Gesù in questo caso non figura di essere il donatore; i suoi miracoli sono segni efficaci ad accendere nel cuore la Fede in Dio Creatore, altrimenti come vedere pensare e credere che Egli è il Salvatore, il Vivente? Come pensare possibile la Sua figliolanza con il Dio dei loro Padri? E tale mancanza di Fede malgrado il miracolo rimane, non provano altro se non la fortuna d’averlo incontrato. Egli stesso lo ha ammesso quando ha detto che molti cercano il pane ma non il Suo pane. .E’ una realtà anche nell’oggi, nessuno crede al disarmo, alla forza disarmante a un preferire “l’aratro “di colloqui di Pace. anziche restituire colpo su colpo, allargando così all’infinito un conflitto dove tanta la vita umana viene sacrificata? Cristo, la Sua Parola e efficace illumina a saggezza, salvezza della persona a vantaggio di un bene comune,..