Chiedere Dio a Dio

Mentre preghiamo, abbiamo sempre una riserva di fiducia in altro che non sia Dio. Ma che preghiera è questa? Eppure l’autocoscienza dell’uomo è coscienza della propria fragilità che apre necessariamente alla dipendenza da un Altro, il nostro Necessario.
19 Ottobre 2025

XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

«Dio non farà giustizia ai suoi eletti che lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli?». “Che gridano” – dice il testo originale in greco. Giorno e notte. Come matti, disperati, impazziti.

Mi sono sentito spesso a disagio a pregare per la pace, negli ultimi anni. Prima per l’Ucraina, poi per la Terra Santa. Mi sono sentito, e mi sento, talvolta a disagio perché la mia preghiera è così borghese, così comoda. In poltrona, o su inginocchiatoi ben rivestiti e imbottiti. Mi son detto talvolta: ma che preghiera è questa? Non c’è abisso, non c’è disperazione, non c’è grido.
Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte. Ai suoi eletti che si sentono sul fondo di un abisso, che hanno perso ogni appiglio umano, che ormai non hanno altro che Lui, che non possono ancora confidare in altro. Che non possono far altro che gridare, disperati, mentre sentono di affondare, come Pietro sul lago: «Signore, salvami!».

Il resto non è preghiera. Sono pensierini, poesia. Pure ben fatta, e forse pure utile, ma ridicola quando pretende di essere esaudita. Perché Dio fa giustizia a quelli che gridano a lui giorno e notte, come la vedova che non ha più nessuno, e sa che tutto – ma proprio tutto – le può venire solo da quel giudice. Come le vedove ucraine. Come le madri palestinesi. Come le mamme di Plaza de Mayo. Come quelle degli ostaggi di Hamas.
Ma noi non siamo così. La nostra preghiera non è così. Non è un grido che viene dall’abisso e squarcia il cielo. Noi manteniamo sempre – e ancora sempre – una arroccata dose di fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità, o in altri aiuti umani. Mentre preghiamo, abbiamo sempre una riserva di fiducia in altro che non sia Dio. I nostri piani, la nostra intelligenza, le nostre amicizie. E mentre chiediamo, pensiamo ancora a quello che potremmo fare noi. Non siamo come quella vedova. Non siamo come quelle madri. Non siamo come Pietro che annega, e non può far altro che gridare a Gesù.

È per questo, ad esempio, che siamo tanto bravi a parlare della preghiera di lode, a dire che è la più importante, che è la più vera. Discorsi da accademia del benessere. Basta un minimo di familiarità con l’umano per sapere che la preghiera vera dell’uomo è la supplica di chi grida: «Signore, salvami!». L’autocoscienza dell’uomo è coscienza della propria fragilità. Che è un tesoro, che è preziosa, che è la splendida trama dell’umano. Ma che apre necessariamente alla dipendenza da un Altro, il nostro Necessario.
Così davvero, in questa autocoscienza, si può vivere quello che chiede Gesù nel Vangelo di oggi: «pregare sempre, senza stancarsi mai». Come sempre siamo coscienti di noi stessi, del nostro umano, del suo limite costitutivo, della sua fragilità, ed è questa autocoscienza che chiede di per sé che sovvenga il Necessario. «Tutto chiede salvezza» era il titolo di un bel romanzo di qualche anno fa. Ed è vero che tutto lo chiede già per il fatto stesso di essere; come il respiro che anima quel tutto, «sempre, senza stancarsi mai».

Possiamo quindi riprenderci la libertà di chiedere, di domandare. Uno dei più grandi uomini di Dio del secolo scorso, Divo Barsotti, ha scritto, con insistenza: «Dio non si offende se gli chiediamo troppo; piuttosto si offende se gli chiediamo poco». Come chi ama, del resto. Perché se gli chiediamo poco, vuol dire che presumiamo molto. Vuol dire che non crediamo che Lui tutto può e soprattutto vuole darci. Perfino se stesso. Bisogna – ancora Barsotti – «chiedere Dio a Dio»: accontentarsi di meno, sarebbe un’offesa. E aver fede che Egli voglia darci – voglia darsi.

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora fede?

6 risposte a “Chiedere Dio a Dio”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Con-cordo con Sebastiano
    Già da molto mi sono detto..
    SE io..
    SE Dio..
    Come posso ridurre la mia relazione con Lui alle preghiere mane&sera?
    Ogni mom Lui è presente a me e io a Lui!!

  2. sebastiano fascetta ha detto:

    Ritengo che l’insistenza nella preghiera non consista nel vedere realizzato ciò che noi chiediamo ma nel rimanere aperti a ciò che Dio ci dona donando se stesso per farsi nostri compagno nelle sventure della vita e non solo. Il grido di sofferenza che sale ad esempio da Gaza non trova risposta in un Dio interventista, perché non si sostituisce mai a noi. Pregare è sintonizzarsi con Dio senza usarlo a nostro uso e consumo.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Gridare a Dio per la Pace come se la guerra fosse da Lui permessa, a decidere Lui da che parte stare e non invece cosa che è nel mondo governato dall’uomo. Sembra che la violenza prevalga a dare corpo alla cattiveria che anima nei rapporti gli uni con gli altri, un malinteso spirito di giustizia che non cede a più concilianti pretese in nome di un bene comune da perseguire. La parola amore pronunciata ma ci sono fatti che la negano:, uccisioni, azioni delittuose sono cronaca giornaliera quasi come di mali che sono della società normali da sempre per cui regolati da una giusta punizione. Della sofferenza che è ingigantita, ,non si fa cenno. In La Stampa: una insegnante di un Liceo ha proposto :”Rilegga Primo Levi “Se questo è un uomo”.con una frase sottolineata, è potentissima, la ns.lingua manca di esprimere questa offesa: “”la demolizione di un uomo””. Da Gaza al femminicidio, alle povertà distruttive della vita,Chi se non l’uomo stesso ne è l’artefice!!?

  4. Paola Meneghello ha detto:

    Se la preghiera rimane fuori di me, non mi muove veramente dal profondo.
    Ma allora non potremmo dire lo stesso di Dio?
    Questo Dio fuori di me che si muove solo per sfinimento, non sarà una caricatura?
    Se Dio non abita interamente il mio cuore, cioè il centro di me stessa, coincidendo con me stessa, rimane un miraggio, un regno che non mi riguarda fino in fondo.
    Non voglio farne una lotta tra opposti: Dio fuori o dentro.
    Ma ciò che È, o è in tutto o non è.
    O riguarda e invade tutto il mio Essere, o è altro da me, non mi riguarda e non accade. Resta lì, come un sogno che non si fa Realtà.

  5. Alberto Ghiro ha detto:

    …
    Sempre riferito al post, la salvezza viene dal prossimo come ricorda la risposta “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, per cui lui che ci ha salvati con la sua morte può ancora essere salvato salvando i bisognosi.

  6. Alberto Ghiro ha detto:

    Mi è rimasta impressa una frase semplice e lapidaria di Madre Teresa che si riferiva al vivere in cattive condizioni sentita di sfuggita in un video “…non ti ci devi mettere dentro”. Non dicendo nel video come si fa a non mettersi dentro, mi è rimasto l’interrogativo e mi chiedo se questo brano possa dare la risposta. La necessità di cui si parla nel post potrebbe essere riferita anche alla mera condizione umana per cui la preghiera consentirebbe di uscire dalla propria condizione pur vivendoci dentro. Ad aggravare la condizione di vita è spesso la negazione, per cui non la si accetta ma non si fa niente per migliorarla ovvero una prigionia, una mancanza di libertà. La libertà di espressione rappresentata dalla preghiera potrebbe essere l’opportunità di liberarsi dalla propria condizione…

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