Questo è il mio corpo dato per voi

L’Eucaristia è il grande dono che Gesù ha fatto ai suoi discepoli nell’attesa del suo ritorno, il talamo nuziale in cui possiamo unirci a Cristo per formare con Lui un solo corpo e un solo spirito
18 Aprile 2022

“Questo è il mio corpo che è dato per voi, fate questo in memoria di me” (Mt 26, 19). L’Eucaristia è il grande dono che Gesù ha fatto ai suoi discepoli nell’attesa del suo ritorno. È il cuore della Chiesa e il tesoro più prezioso di essa, perché è la presenza reale di un Dio infinito e innamorato di noi, dentro la fragilità di un pezzo di pane. È perciò fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio.

L’Eucaristia è il memoriale del sacrificio redentivo di Cristo. Non è dunque solo una celebrazione commemorativa di ciò che Cristo ha fatto per noi, ma in essa si rinnova la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo che ha offerto tutto Se stesso per redimerci dal peccato e dalla morte. Ma cos’è l’Eucaristia per me? E con quali sentimenti vi partecipo?

Per me l’Eucaristia è il talamo nuziale, nel quale mi unisco a Cristo e formo con Lui un solo corpo e un solo spirito. È l’incontro tra due assetati: tra Dio che ha sete della mia fede e del mio amore e me che nel profondo del cuore, come tutti gli esseri umani, ho sete di amore, di felicità e di senso. È l’incontro anelante tra due innamorati. Nella celebrazione eucaristica ascolto la Parola dello Sposo che parla al mio cuore e mi apre alla conoscenza di Sé.

Attraverso la comunione con il Corpo di Cristo assimilo sempre più i Suoi sentimenti che sono chiamata a fare miei. Essa mi apre alla comunione con tutte le membra di Cristo, cioè con tutti i fratelli e le sorelle sparsi nel mondo intero, a cominciare da chi mi è più vicino. Senza la comunione con essi, fittizia sarebbe la mia comunione sacramentale. Il comandamento dell’amore è strettamente legato al sacramento dell’amore, che è l’Eucaristia. In ogni Eucaristia, Gesù ci consegna il comandamento nuovo, il comandamento che ci permette di farci riconoscere come autentici discepoli di Gesù: il comandamento dell’amore.

L’Eucaristia è un convito, ove si va col cuore gioioso, perché è una festa. Se concepiamo la partecipazione alla Messa come un dovere da assolvere, non ne abbiamo ancora colto il senso. Ad un convito si va vestiti a festa, cioè non possiamo parteciparvi rivestiti di egoismo, di orgoglio, di rivalità, ecc…, ma siamo chiamati a svestirci di questi abiti, attraverso il Sacramento della Riconciliazione.

Ad un convito si porta sempre qualcosa. La Messa mi deve sempre porre un interrogativo: Cosa porto io a Cristo? Sarebbe bello se, in vista della partecipazione alla S. Messa, ci interrogassimo su ciò che il Signore vuole da noi, cosa desidera che cambiamo in noi, quali abitudini vuole che lasciamo. Ad un convito si va con il cuore aperto a tutti. Non è ammissibile che tra gli invitati ci siano alcune persone che non si parlano tra di loro, rovinerebbero l’atmosfera della festa. Ad un convito si parla e si ascolta: ciò che succede nella S. Messa.

L’eucaristia trasfigura il cristiano e lo rende simile a Cristo. Se questo non succede, dobbiamo chiederci con quali disposizioni d’animo ci accostiamo ad essa: abitudine? Superficialità? Cuore e mente distratti?

Una soluzione per superare l’abitudine è quella di mettere la partecipazione alla S. Messa sul piano dell’incontro con un nostro amico che viene a trovarci. Cosa facciamo di solito? Semplice, quando un amico molto gradito ci viene a trovare, prima di tutto lo accogliamo festosamente. Poi ci affrettiamo ad offrirgli qualcosa. Non pensiamo affatto a chiedergli favori, ma lo ascoltiamo con interesse e gioia, e se abbiamo da chiedergli qualcosa lo facciamo solo alla fine.

Questo potrebbe essere lo schema di comportamento per la nostra partecipazione alla celebrazione eucaristica: cominciamo col far festa. Esprimiamo a Cristo tutta la nostra gioia di incontrarlo. Questo non significa fare chissà cosa, ma semplicemente andare incontro a Lui con il cuore contento. Poi offriamogli qualcosa che sappiamo gli farà piacere (per esempio un servizio fatto al fratello più bisognoso, il perdono a chi ci è stato causa di sofferenza, ecc.). Offriamogli il nostro corpo, la volontà, il lavoro, la salute e la malattia, perché ne faccia strumenti del Suo amore. Disponiamoci ad ascoltare con attenzione ciò che vuole dirci. Perché l’ascolto sia fruttuoso occorre che ci prepariamo raccogliendoci nel cuore e facendo silenzio. Infine chiediamo pure qualcosa di cui abbiamo bisogno ma soprattutto chiediamogli la grazia di compiere la Sua volontà.

L’Eucaristia, che significa “ringraziamento”, ci educa alla riconoscenza, cioè a riconoscere il Dono di Dio e quindi ad esserne grati. Dobbiamo imparare a ringraziare attraverso l’Eucaristia perché questo è il ringraziamento più perfetto rivolto al Padre, per Cristo, nello Spirito Santo. Se lasciamo agire l’Eucaristia nella nostra vita, essa ci renderà capaci di pensare, parlare, agire, amare come Cristo, sorretti e fortificati dallo Spirito di Gesù.

 

Una replica a “Questo è il mio corpo dato per voi”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Forse è bello e giusto che sia così, ma mi pare che in tante chiese di città non si trovi quella comunità così tradizionalmente preparata come qui si fa riferimento. A Chiesa è frequentata da fedeli di tante parti che non sono tutti parrocchiani , poi dipende dal carattere locale, più aperti o chiusi in se stessi, o anche da uno standard di vita quale è diventato l’oggi poco famigliare è molto tempo assorbito da impegni extra Cristo lo si conosce quando invece si vive un contatto umano , quando il Vangelo e via e questa ne incrocia però molte altre, come le rotonde per le auto. Una cosare erta umanamente parlando che forse tutti abbiamo in cuore preoccupazioni, affetti, dolori e’ per tutto questo che si entra in una Chiesa, er un incontrare quel Qualcuno con il quale liberamente parlare, chiedere aiuto, anche ringraziare in libertà di spirito e parola,, Credo sia gradito anche così al Cristo essere cercato pregato” venite voi tutti alla sorgente …..di acqua viva

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