Coltivare un cristianesimo più flessibile…

Per papa Francesco, la conoscenza e l'ascolto profondi dell'altro possono veramente evitare la costruzione di una civiltà dell'"anti-fratello"
9 Febbraio 2024

“Le radici delle ingiustizie e delle guerre sono tre: la non conoscenza dell’altro, l’assenza di ascolto e la mancanza di flessibilità intellettuale. Tre mancanze dello spirito umano che distruggono la fratellanza e che è opportuno identificare bene per ritrovare la saggezza e la pace.

La non conoscenza dell’altro prima di tutto. Poiché i problemi di oggi e di domani resteranno insoluti se non impareremo a conoscerci, a stimarci e se resteremo isolati. Conoscere l’altro, costruire una fiducia reciproca, cambiare l’immagine negativa che possiamo avere di questo «altro», che è mio fratello in umanità, nelle pubblicazioni, nei discorsi e nell’insegnamento, è il modo per iniziare processi di pace accettabili per tutti. La pace senza una educazione basata sul rispetto e sulla conoscenza dell’altro, di fatto, non ha né valore né futuro. Se non vogliamo costruire una civiltà dell’anti-fratello, dove «l’altro diverso» è banalmente percepito come un nemico, se vogliamo al contrario costruire quel mondo tanto desiderato dove il dialogo è assunto come cammino, la collaborazione comune come condotta ordinaria, la conoscenza reciproca come metodo e criterio, allora la via da seguire oggi è quella dell’educazione al dialogo e all’incontro…

Perciò, è necessario trovare il tempo per ascoltare, ascoltare mio fratello diverso, che non ho scelto, per poter vivere con lui sulla stessa terra. L’assenza di ascolto è la seconda trappola che nuoce alla fratellanza. Al contrario: ascoltare prima di parlare (cf. Gc 1,19-20). Quanti mali si potrebbero evitare se ci fosse più ascolto, silenzio e al contempo parole vere, nelle famiglie, nelle comunità politiche o religiose, all’interno stesso delle università e tra i popoli e le culture! Il fatto di creare spazi di accoglienza dell’opinione diversa non è una perdita di tempo, ma un guadagno in umanità (cf. Fratelli tutti, n. 147). Per dibattere occorre imparare ad ascoltare, ossia fare silenzio e rallentare, l’opposto della direzione attuale del nostro mondo postmoderno sempre agitato, pieno di immagini e di rumori. Dibattere sapendo però ascoltare e senza cedere all’emotività, senza temere neppure i «malintesi», che saranno sempre presenti e che fanno parte del gioco dell’incontro.

Ma dibattere presuppone un’educazione alla flessibilità intellettuale. La formazione e la ricerca devono mirare a rendere gli uomini e le donne dei nostri popoli non rigidi, ma duttili, vivi, aperti all’alterità, fraterni… La parola «dialogo», in effetti, è di una ricchezza immensa e non può limitarsi a discutere attorno a un tavolo (Fratelli tutti, n. 198). Non abbiate paura di uscire dalle vostre discipline, restate curiosi, coltivate la flessibilità, ascoltate il mondo, non abbiate timore di questo mondo, ascoltate il fratello che non avete scelto, ma che Dio ha messo accanto a voi per insegnarvi ad amare: «chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4, 20)” (Messaggio al IV congresso internazionale della piattoforma universitaria di ricerca sull’Islam [PLURIEL], 4 febbraio 2024).

“È necessario saper cambiare per rimanere fedeli alla propria identità e missione (…) sempre con una mente aperta alla novità (…) senza lasciarvi condizionare dalle mode del momento o dal pensare comune, dai like o dal consenso dei followers: non sono queste le cose più importanti, anzi dipendere troppo da esse ci può togliere la libertà. Al tempo stesso però, non temete, quando necessario, di cambiare e di accettare opinioni e modi di pensare diversi dal vostro in tutto quello che non è essenziale: siate veri amanti della verità, e per questo sempre disponibili all’ascolto e al confronto”, senza “paura di mutare i propri schemi”, perché “l’ignoranza genera paura e la paura genera intolleranza. Voi non fate così. Studiate facendo ‘squadra’, insieme, e sempre in allegria! La conoscenza, infatti, cresce nella condivisione con gli altri. Si studia per crescere, e crescere vuol dire maturare insieme, dialogare: dialogare con Dio, con gli insegnanti e gli altri educatori, con i genitori; dialogare tra di voi e anche con chi la pensa in modo diverso, per imparare sempre cose nuove e permettere a tutti di dare il meglio di sé. Del resto, questo dice il motto della vostra scuola: «Erudire et edocere», cioè fornire a ciascuno gli strumenti necessari a leggere la realtà e ad esprimersi con libertà creativa” (Saluto ad alunni, genitori  e docenti del Collegio Rotondi di Gorla [Mi], 3 febbraio 2024).

 

3 risposte a “Coltivare un cristianesimo più flessibile…”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    C’è però una considerazione che rientra nella componente “dialogo fra le parti” e cioè che se l’ideale è raggiungere un accordo, che può comportare una rinuncia il proprio tornaconto, rimane la saggezza di conservare libertà, scelte di vita personale, famigliare, comunitaria sociale e politica. di tradizioni e valori ai quali si intende non rinunciare. Per questo si conviene con le parabola della zizzania che cresca con il grano, non vada “strappata” perché con essa non si sradichi anche il grano. Usare violenza come succede con la guerra, da ambo le parti uomini diventano nemici, Si distrugge anche tutto il buono che c’è nell’uomo, lo fa distruttore, non mieterà, ignorando i buoni sentimenti quanto esiste di bello, di costruito quando nella Pace ha vissuto. In ultimo, per chi è credente, e anche non, verrà alla luce se la propria vita la vedrà come albero grande, che lo fa contento, o come erba che non lascia che strame. La Parola e verità

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    Tra ascoltare l’altro (( chi mi può escludere che in quel mom non sia voce dello Spirito?}} che dice cose in contrasto con la MIA tradizione ……come comportarsi??
    Imo non ci sono CCC/regolucce che tengano:
    Discernimento e responsabilità P E R S O N A L E.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Si, il dialogo e la via che consente all’uomo di distinguersi come persona capace di far uso della parola a esprimere ciò che l’intelletto gli suggerisce. Quanto più si presenta di vitale importanza uscire da una situazione che non trova soluzione come via senza uscita, il dialogo apre a una possibilità. Richiede superare quei sentimenti che sono di inciampo e il coraggio di avere a cuore ciò che può abbattere l’inimicizia per un fine che consenta pacificazione e miri a bene comune

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