Abbiamo sete di profeti

Il tempo di Avvento può essere l’occasione propizia per rianimare la nostra sete di parole e gesti di profezia, per una fede che sia per il nostro tempo, come ricordava Madeleine Delbrêl
28 Novembre 2022

«Sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro»: questa frase, che apre il libro (e la vocazione) di Ezechiele, mi accompagna in questo inizio di Avvento. Perché sono convinto che il nostro tempo ha urgente bisogno di profezia, ha bisogno di sguardi, parole e gesti che sappiano indicare un orizzonte possibile di futuro buono e così infondere speranza, aiutandoci a non fuggire l’oggi, a non disperdere energie e tempo in dibattiti sterili e polemiche senza fine, mentre il mondo corre e non aspetta. Abbiamo bisogno di profezia per capire qualcosa di questo nostro tempo, dei suoi cambiamenti e delle sue fratture, delle sue risorse e dei suoi limiti; abbiamo bisogno di uomini e donne che con coraggio e parresia rischino una parola scomoda, ma generativa e feconda, almeno di pensiero, prima che di azione.
Ci sono ancora profeti, certo, eppure – rispetto a 30 anni fa, ad esempio —sembra che il loro ascolto sia più ridotto, meno aperto, meno accolto, perché oggi fatichiamo a dare spazio a una parola che ci scomoda nelle nostre certezze e abitudini. Ovviamente, lo sappiamo, è così da sempre, dal tempo di Israele, ma oggi, forse, in un generale disorientamento, si diffonde nuovamente una sete di profezia vera e umana; forse avvertiamo la necessità di profezia, ma troppo spesso non sappiamo dove attingere.

Il tempo di Avvento è propizio alla profezia, perché la Parola ci spinge verso il Natale invitandoci all’ascolto di profeti che hanno smosso e hanno indicato vie percorribili per un’umanità in cammino; è un tempo necessario per non farci sommergere, ogni anno sempre di più, dalla religione del consumo e della polemica, mentre l’attualità bussa indomita con il suo odore greve, soffocando il bene che permane.
Servono tempi di silenzio e riflessione, di preghiera e di immersione nel proprio io, di docilità allo Spirito e di ‘digiuno’ da troppe chiacchiere a vuoto; servono tempi di superamento di resistenze, di fiducie ricomposte, di sequele da rianimare. Servono maestri e discepoli, essenzialità e sostanza di vita, congedando, per quanto possibile, ciò che pesa e appesantisce. Può essere il tempo che indirizza al Natale un kairos per riscoprire la sete di profezia. Il tempo di Avvento ci guida, attraverso la Parola, ad allenare l’orecchio e la vista, il cuore e la ragione, per scorgere lampi di profezia che sappiano, un passo dopo l’altro, farci abitare l’oggi e il domani.

Sostare sull’essenziale, tendere al futuro nelle fede di uno Spirito che custodisce, anche oggi, il nostro cammino, di singoli e di comunità cristiana e di umanità tutta. Osare il coraggio di un ascolto, farci smuovere, a partire dalla Parola e da chi ne offre una declinazione per il XXI secolo, superando l’inerzia che immobilizza, paralizza, alimenta paure.

«La fede, quella vera, è interamente fatta per condurci fin dal tempo, per farci vivere fin dal tempo verso l’eternità, nella vita eterna. Ma non possiamo accedere alla vita eterna per la fede se non nel tempo e per il tempo, poiché è la fede stessa temporale»: così scriveva una donna di profezia come Madeleine Delbrêl, nel 1961. E aggiungeva, sempre riguardo alla fede: «nessun tempo le è refrattario, ed essa non è refrattaria a nessun tempo: è fatta per il mondo, è destinata a ciascun tempo, e quando un tempo sembra esserle refrattario è a noi che è refrattario, perché siamo noi che ci attardiamo a frenare i residui di un altro tempo che si trova ad essere contradditorio proprio al tempo che noi dobbiamo vivere» (Tempo d’oggi, tempo della nostra fede).

Abbiamo sete di profeti che ci aiutino a vivere la fede nel tempo di oggi.

2 risposte a “Abbiamo sete di profeti”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma la Profezia è da Dio il quale sceglie le persone che ritiene avere i requisiti che la Parola necessita essere trasmessa. La Fede e questa virtù essenziale, oggi poco trasmessa, perché non vissuta; se nelle omelie non si ha il coraggio di parlare all’uomo di oggi nel modo da fargli intendere cosa la Parabola vuole dirgli circa gli errori che sono nell’oggi agli occhi di Dio, come può la persona meditare il proprio vissuto? Anche dove esiste tradizione il mercato si serve del sacro per trarne profitto,carità è amore questo è vivere l’Avvento -attesa del Signore il quale viene a cercare la Fede di coloro che vivono la sua parola

    • Mario Mistretta ha detto:

      Il dono soprannaturali dello Spirito Santo e come una fusione che avviene nelle profondità dell’essere, in un territtorio neutro, dove le “ sentinelle” della ragione dormono; l’incontro divino sovente avviene nel sogno rivelatore primizia di una unzione che nella veglia avrà una missione da svolgere nella certezza di non essere più soli, … agire bene, meno bene, a volte male, … ma non si è più soli🙏

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