I vescovi e il Catechismo

Quando vescovi e cardinali, dissentono dal Catechismo della Chiesa cattolica, le cose si complicano.
6 Luglio 2020

Il Catechismo (CCC) non è dogma. Contiene i dogmi certo, ma non lo è nella sua stesura completa, tanto che fino al concilio di Trento non ne esisteva uno solo e non ce n’era uno ufficiale. Tanto che è stato più volte modificato, nel corso della storia, anche su aspetti rilevanti, non coperti dal dogma. Perciò la discussione sulle sue affermazioni è lecita.

Quando, però, ci si esprime in contrasto con il CCC attuale, senza l’intenzione di aprire una discussione costruttiva sull’espressione delle idee della fede, ma con l’intenzione di affermare il pensiero della retta fede che si pensa non sia espresso nel CCC, la cosa diventa problematica. Perché, per il fedele attuale, vescovi compresi, il CCC è il riferimento concreto e ordinario, benché relativo, che ci permette di verificare, qui e ora, la rettitudine delle nostre idee della fede, come traduzione adeguata del Vangelo per la realtà di oggi.

Già a gennaio, sull’affair “celibato dei preti” si è consumata una prima clamorosa rottura tra CCC e il Card Sarah, che dichiara il celibato un carattere necessario all’esistenza del sacerdozio. Il CCC riconosce invece come perfettamente valida ed efficace l’esistenza dei sacerdoti orientali sposati (cfr. CCC 1580).

Poi ad inizio febbraio, dopo la “Dichiarazione di Abu Dhabi”, Mons. Viganò dichiara che Francesco è eretico ed apostata, perché non è ammissibile dire che le varie religioni sono volute da Dio. Il CCC dichiara che le diverse religioni riflettono la verità che illumina gli uomini e anche coloro che non soddisfano all’obbligo di cercare la verità, continuano ad essere illuminati dalla Verità (cfr. CCC 2104; 2106)

A metà marzo il Card. Burke e i vescovi Ramon Castro Castro e Carlo Maria Viganò, mettono in strettissima correlazione causale la pandemia, non solo con il peccato originale, ma con i peccati attuali degli uomini e con l’intervento di Dio per “ristabilire” la giustizia. Ora il CCC dice che questo legame resta insondabile agli uomini e fino alla fine del mondo resta impossibile per noi rintracciare con chiarezza la relazione tra peccato, male e giustizia di Dio (cfr. CCC 309, 311, 314).

Poco dopo, la questione delle messe senza popolo vede i vescovi dell’Umbria affermare che l’assemblea partecipa alla celebrazione, ma non ne è la protagonista, e non c’è vera e propria “transustanziazione” dell’assemblea in corpo reale di Cristo. Ma il CCC dichiara che la liturgia è azione del popolo, di Cristo tutto intero e che è tutta la comunità di Cristo che celebra (cfr. CCC 1136, 1140-44) e in essa la Chiesa diviene realmente corpo di Cristo, non solo in forma simbolica (cfr. CCC 1325-27).

A fine Aprile la non riapertura immediata delle celebrazioni col popolo, fa reagire fortemente Mons. D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno, che, per sostenere la sua decisa richiesta di poter celebrare subito col popolo, arriva a dichiarare che la messa non può essere fonte di contagio, in  quanto azione in cui il divino entra nell’umano. Il CCC lascia chiaramente intendere invece che, come tutte le cose umane, anche l’ostia si degrada e può essere veicolo di contagio (cfr. CCC 1377).

Qualche giorno fa poi, i vescovi del Gabon si sono espressi contro la depenalizzazione dell’omosessualità prevista da una proposta di legge del governo del loro paese. Il CCC dichiara invece che non è ammessa nessuna forma di discriminazione verso gli omosessuali (cfr. CCC 2358).

Ora, fino a ché sono pareri di singoli intellettuali e teologi ci può stare. Quando diventano posizioni anche di vescovi e cardinali, però, le cose non sono più così semplici. Il collegio episcopale, infatti, in comunione col papa è il luogo ecclesiale deputato alla valutazione delle idee della fede in relazione all’epoca in cui esso vive, sulla base del Vangelo.

Come mai, allora, questi vescovi non si curano di queste mancate corrispondenze con il CCC? Faccio alcune ipotesi. Forse, per alcuni non c’è davvero la conoscenza sufficiente del CCC. E se fosse così, il rimedio non sarebbe troppo difficile, ma ci sarebbe da chiedersi con quale criteri, allora, vengano scelte queste persone per essere vescovi.

Per altri, invece, forse queste espressioni servono a non perdere il contatto con la propria situazione geo – culturale, che magari è percepita ancora non abbastanza adeguata al riconoscimento pieno del CCC. Se fosse così, allora ci sarebbe da rimettere in discussione il senso dell’esistenza di un catechismo universale unico per tutta la chiesa cattolica.

Esistono poi coloro che hanno la certezza che il CCC debba essere riformato, per essere adeguato al proprio pensiero, che spesso è a servizio di una battaglia ecclesiale sulla direzione teologica che deve prendere la fede oggi. Se fosse così dovremmo dire, allora, che in nome di una presunta auto investitura di “paladini” della vera fede, costoro ipotizzino che il CCC sia proprio eretico, almeno in alcune parti.

Infine, forse, c’è anche chi si pone obiettivi “altri”, non relativi alla fede cattolica, ma ad interessi politici, economici e di potere della lobby a cui si appartiene, che possono essere più facilmente raggiunti “utilizzando” proprie letture della fede cattolica. E, se fosse così, sarebbe evidente come il bene della Chiesa venga messo a servizio del bene di qualche altra realtà non ecclesiale.

In ogni caso, non si può negare che il problema del rispetto del CCC esista, anche all’interno della gerarchia. La pluriformità delle letture di fede è sempre stata presente fin dalle origini all’interno del Cristianesimo. E non si può negare che oggi, tale pluriformità non solo sia possibile in teoria, ma sia anche ammessa di fatto senza che produca sanzioni disciplinari di natura ecclesiale per una parte per l’altra. Ma il problema è ben più profondo, e sta nell’intenzione personale con cui i Vescovi fanno tali affermazioni. Sono sempre intenzioni ecclesiali?

4 risposte a “I vescovi e il Catechismo”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Il Card.Sarah dichiara il celibato un carattere necessario alla esistenza del sacerdozio; un laico considera il matrimonio un impegno a fedeltà fino a che morte non separi. Due Sacramenti, non solo impegni fino a un certo tempo, ma un andare oltre le proprie esigenze, il seguire Cristo cioè realizzare quel l’amore che è quello che Cristo si è sforzato, dando la vita, a dimostrare. Ovvio che non è da tutti esserne capaci,infatti ci sarà il prete che si perde, la coppia che si separa e passa ad altra esperienza, ma la Chiesa esiste oggi per quelle virtù che la fanno Santa, cattolica, apostolica, che si inserisce nella vita dell’umanità così una babele di santi e demoni,guerra e pace da raggiungere,libertà e schiavitu, ricchezza e miseria, anche lei come Cristo si tenta di spogliarla, ma se ancora esiste e per quella capacità di essere lampada dei nostri passi che si sforza tenere alta,I Sacramenti tenuti vivi sono luce per le genti,richiedono sacrificio fatto per amore

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Certamente sembra accadere anche per la fede quello che avviene quando si va a comprare in un negozio, occorre conoscere quello che si chiedeper poter discernere la cosa che il commerciante propone, se è ciò che si cerca, o se invece mi vuole vendere quello che ha di suo. Il commerciante è di fiducia quello che non fa la vendita se non ha quello che cerco. Sembra che anche per le cose di fede, occorra Conoscere il Vangelo , il fedele può essere analfabeta però ragiona in altro modo, in fiducia fa come sente dire dal pulpito; e chi è acculturato fa lo stesso anche se in cuor suo non concorda, è perplesso, avrebbe da eccepire. La Chiesa, il Clero ha responsabilità prima verso il Maestro, il Suo Signore al quale ideve rispondere di come conduce il Suo gregge al quale tiene moltissimo, conosce ogni sua pecora In soccorso a questo assicura la Misericordia e la Sua costante presenza, E’di un Dio che assicura esere sempre a fianco di chi lo invoca.e in Lui confida

  3. Davide Bandini ha detto:

    Grazie Gilberto di questo puntuale elenco. È che son bravi i vescovi a bastonare i laici, ma poi sulla fede bisogna sapere la teologia, non l’opinione.
    È da quando si è persa una formazione per adulti alla fede, rimasta solo per bambini che la teologia o è considerata per infanti o non considerata. Pochi fanno formazione continua per adulti e non per corsi a punti ma per ricerca vera. Grazie di risvegliare un po’di verità di fede che molti evitano pensando ad un generico fideismo narrativo

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Provo x terza volta.
    Credere di poter codicillare gli insegnamenti di Gesù è ignoranza & arroganza. Significa vedere uomo come burattino e la Gerarchia come burattinaia superiore. Invece Gesù vede ogni PERSONA come libera e responsabile.
    Ma allo Spirito quali funzioni resterebbero??
    E può la situazione particolare dell’hic et nunc ridursi ad un manuale Cencelli da USARE x attribuirsi ragione CONTRO gli altri?
    Qs Cristianesimo è da rifondare, ma non riusciremo a liberarci di qs orpelli mentali.

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