Nuove mappe di cultura e bellezza

Nella Biblioteca Vaticana è allestita la mostra "Tutti. Umanità in cammino": un'occasione per riflettere sul necessario impegno culturale del cristiano per non fuggire dalla complessità del mondo.
11 Dicembre 2021

La Biblioteca Apostolica Vaticana è la biblioteca dei Papi, fin dalla sua fondazione alla metà del Quattrocento per volontà di Niccolò V (1447-1455) e del suo successore Sisto IV (1471-1484). Da allora il suo immenso patrimonio ha continuato ad ampliarsi e conta oggi circa 180.000 volumi manoscritti e d’archivio, 1.600.000 di libri stampati e circa 9.000 incunaboli, tralasciando monete, stampe, disegni e fotografie. Un deposito del sapere che, avendo come scopo la conservazione di un’enorme eredità, vive il rischio di trasformarsi in un museo rivolto al passato e poco aperto alla contemporaneità. A che scopo accumulare tesori del passato, se rimangono muti davanti al presente?

A questa sfida vuole rispondere lo spazio espositivo permanente inaugurato il 5 novembre alla presenza di Papa Francesco e del cardinale José Tolentino de Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Uno spazio che si propone come ponte tra l’antico e il nuovo, una finestra della biblioteca aperta sul mondo e una finestra da cui il mondo può entrare nella biblioteca e attingervi.

Ad inaugurare la sala è la mostra «TUTTI. Umanità in Cammino. Dalla cartografia di viaggio alle mappe utopiche e allegoriche» dell’artista contemporaneo Pietro Ruffo, che si è ispirato all’enciclica Fratelli tutti per allestire un percorso che culmina nella sala Barberini, nell’opera intitolata The clearest way: l’autore ha colmato il vuoto lasciato dai libri integrando la sua opera – una serie di rotoli di carta con motivi vegetali che richiamano una foresta – con il mobilio originale seicentesco. Gli scaffali non sono semplici depositi di libri, ma spazi di esplorazione, potenziali viaggi che gli studiosi e i ricercatori affrontano guidati dalla spinta del loro desiderio. La biblioteca, infatti, nelle parole di de Mendonça «non è solo luogo dove incontrare risposte, ma nella cultura le nostre domande guadagnano orizzonti nuovi, una profondità che, senza la cultura, non avevano». Dalla centralità della cultura e della bellezza ha preso avvio anche il discorso del Papa, che riflettendo sull’«appellativo cristologico “Io sono il bel pastore” (10,11), che noi traduciamo abitualmente “Io sono il buon pastore”», sottolinea come bontà e bellezza coincidano e siano parte della missione del cristiano. Così, richiama il Papa, «non dobbiamo tralasciare di pensare e di parlare di bellezza, perché il cuore umano non ha bisogno solo di pane […]: ha bisogno anche di cultura, di quello che tocca l’anima, che ravvicina l’essere umano alla sua dignità profonda». Il monito del Papa risuona forte in un panorama che vede in profonda crisi il mondo della cultura e della scuola, fuori ma anche dentro la Chiesa: l’attenzione è puntata sulla crescita economica, sul lavoro, sulla produttività, sulla fretta, sull’efficacia delle pastorali, sull’organizzazione della parrocchia, sul successo delle iniziative…sul pane, insomma, ma non sulla bellezza. Anche la Chiesa invece è chiamata a testimoniare «l’importanza della bellezza e della cultura». Sono parole che il bibliotecario ha ripreso in un’intervista a Vatican News (5/11/2021), in cui ha ribadito l’importanza della «complessità necessaria» che sempre accompagna «lo studio, […] la ricerca, l’apertura alle grandi domande, la vera passione per la conoscenza». Cosa sono infatti queste attività se non «la lenta e vera apertura del cuore a una verità che si mostra sempre più complessa, perché ci sfida a fare un vero viaggio interiore e nella realtà del mondo»? La biblioteca è silenziosa testimone della polifonia del mondo, maestra di sguardi attenti alle diverse sfumature e voci con cui parla il mondo, maestra perciò anche di ascolto: «Una biblioteca è una grande camera acustica perché ci aiuta ad ascoltare la realtà del mondo, di noi stessi in una chiave sempre più grande e sorprendente».

La Biblioteca ci apre immensi spazi, ma ci chiede anche di costruire mappe adeguate a decifrare il mondo, i problemi, i saperi. Su di esse è incentrata la mostra di Pietro Ruffo: mappe geografiche, storiche ma anche utopiche, umane, tutti tentativi di organizzare il mondo per cercarvi delle vie di senso. Un tema che il Papa ha ripreso, non solo riferendosi alle nuove sfide che i nuovi linguaggi e il digitale offrono alla Biblioteca, ma aprendolo a un nuovo umanesimo: «Cari amici, il mondo ha bisogno di nuove mappe. In questo cambiamento epocale che la pandemia ha accelerato, l’umanità ha bisogno di nuove mappe per scoprire il senso della fraternità, dell’amicizia sociale e del bene comune. La logica dei blocchi chiusi è sterile e piena di equivoci. Abbiamo bisogno di una nuova bellezza, che non sia più il solito riflesso del potere di alcuni, ma il mosaico coraggioso della diversità di tutti». E un inizio del nuovo umanesimo è già al termine del discorso del Papa, nel saluto rivolto ai dipendenti della Biblioteca il cui «lavoro nascosto» sostiene questa grande missione: «Noi, a volte, pensiamo al valore delle cose o delle persone che si vedono, ma ci sono tante, tante persone nascoste che portano avanti la vita, la famiglia, il mondo, la società, tutto, la cultura… Grazie a voi per questo lavoro, grazie».

Una risposta a “Nuove mappe di cultura e bellezza”

  1. Sergio Di Benedetto ha detto:

    Cultura e complessità: anche in casa cattolica abbiamo confuso semplificazione e semplicità, fuggendo troppo spesso la complessa stratificazione del mondo…

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