Bartimeo, le grida e un balzo

Ci troviamo al ciglio della strada, o sprofondati sul divano. Speriamo di cogliere le molte occasioni di rialzarci e rimetterci in cammino.
24 Ottobre 2021

Mentre tutto giunge al suo compimento (nel vangelo di Marco basta voltare pagina e troviamo l’ingresso del Signore a Gerusalemme, accolto da sventolio di fronde) fa la sua comparsa il figlio di Timèo. Così, come se Timèo fosse persona ben nota. Ci sembra di sentirle le domande: e chi era Timèo? E le risposte che si fanno sempre più confuse, man mano che la memoria dei testimoni si fa più labile fino a scomparire. Basterebbe questa pennellata a farci provare gratitudine. Siamo dentro una storia raccontata. Non una favola, ma una storia che ti ha cambiato la vita, con il brivido che ti fa ancora accapponare la pelle quando sono passati anni, decenni, da quei fatti… Magari è così anche per noi: mentre gli anni si accumulano, ogni tanto risentiamo il brivido per qualcosa che ci ha cambiato la vita; non sarà un singolo evento, ma un filo che si è dipanato e che riusciamo a riconoscere.

Leggiamo oggi il racconto di un miracolo, la guarigione di un cieco. Ma più che altro colpisce l’ostinazione di quest’uomo. Grida per ottenere l’attenzione del “Figlio di David” e grida ancora più forte quando i discepoli vogliono evitare fastidi al maestro. Colpisce il balzo con cui Bartimèo si desta e il gesto di abbandonare il mantello; noi diremmo un gesto scaramantico, pensando che non debba più servirgli. Per contrasto non si può non pensare all’atteggiamento seduto e indolente, supino rispetto al corso delle cose: mancanza di fede o, semplicemente, accidia. Miracolo è il riavere la vista, è virtù il non tornare a sedersi, a mendicare, a trascinare o rosicchiare la vita.

Un’immagine si ripete nelle letture tra prima lettura e salmo e non possiamo non notarla. Dice Geremia:

Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni.

Replica il Salmo 125 (126):

Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.
Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni. 

Chi ha copiato chi lo diranno i biblisti, qui conta la narrazione. Si semina piangendo perché si è fatta esperienza della precarietà della propria condizione. Solo chi non ha fatto esperienza di raccolti andati a male, semina con spensieratezza. A ben vedere è esattamente quello che è successo a Bartimeo: al Signore chiede di riavere la vista, dunque non era nato cieco. Perdere la vista non è roba da poco, ma chi è che nella vita non fa esperienza di incidenti di percorso, disgrazie, o semplicemente cadute, cambi di scenari, qualcosa che non va come immaginato?

Anche nel celebre di resurrezione, il Salmo 30 (29), si parla di questo, di tracolli e sicurezze perdute. Lo leggiamo nella traduzione di Turoldo

Nella mia fortuna dicevo: nulla mai mi potrà turbare.
Come un monte stabile e forte mi aveva reso la tua grazia, Signore;
ma bastò che appena mi celassi il volto che subito io mi sentissi un perduto.

Mi permetto di osservare che lo abbiamo rivissuto collettivamente con la pandemia: l’illusione di stare in una rocca forte, almeno riguardo alla salute pubblica, per poi scoprirsi esposti. L’illusione che la scienza avesse risposte e cure a tutto, per poi scoprire che gli scienziati procedono per tentativi ed errori, facendo luce un passo alla volta.

Tornando alla dimensione personale, questo possiamo dire: che nel volgere dei giorni e degli anni, non è tutto chiaro e lineare. Pure il filo della fede, di cui si parlava all’inizio, per la maggior parte del percorso corre sottotraccia. Così, dunque, può capitare di trovarsi al ciglio della strada, o sprofondati sul divano. Speriamo di imitare Bartimèo e cogliere le molte occasioni di rialzarci e rimetterci in cammino. Non sappiamo come sarà il cammino che ci aspetta, ma confidiamo che le mani tese (o le ali di riserva) non ci saranno mai negate.

Una replica a “Bartimeo, le grida e un balzo”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Be’, anche il Santo Padre ha sentito il bisogno di rivolgersi a Dio chiedendo grazia per la pandemia.Bartimeo ha colto quella unica occasione che gli capitava, aveva così tanta ultima speranza da gettare via il mantello tanto la cecità gli pesava! Come mai noi oggi non abbiamo più quel tipo di fede? Ci sentiamo ridicoli di fronte alla comunità di oggi, di manifestare un segno di fede. Il Covid ci attornia, è presente e fa vittime per contaggio. Bartimeo ha gridato per farsi notare, se non l’avesse fatto sarebbe ancora la seduto, una folla si frapponeva da un Cristo che passava. In Quale altra occasione poteva sperare, evidentemente come quando si sperava nel vaccino, non c’era altra via. La fede, oggi, è come quella di allora, non tutti credono sul vaccino, e la cosa miracolosa oggi, almeno utile a salvare la vita. Se Bartimeo poi ha seguito seguito Cristo, ha visto che quell’uomo aveva tanto di più e valeva la pena anche seguirlo e ascoltarlo

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