Troppo comodo asserire che la Chiesa è santa e peccatori sono semmai gli uomini che la compongono. La Chiesa in sé non esiste; noi la conosciamo attraverso le persone che ne fanno parte. E su di esse soltanto pende il giudizio, in base ai loro comportamenti concreti
Sotto l'ombrello della Chiesa, in tanti (laici e clero) hanno fondato belle carriere e vantaggi insindacabili. E gli altri, massa obbediente, volenti o nolenti con la loro stessa presenza avallano tali privilegi. E così il battesimo si trasforma in una delega in bianco
L'archiviazione di fatto che, defunto papa Francesco, il cammino sinodale subisce in gran parte della Chiesa italiana denuncia la sfiducia clericale che i cristiani "qualunque" siano non solo interessati e coinvolti da una diversa gestione, ma pure che possano esser comunità vera
"La Dottrina sociale non è rivolta soltanto alla società: è anche esame di coscienza per la Chiesa". Così Leone XVI nell'enciclica Magnifica humanitas: bene comune (=sinodalità), giustizia, sussidiarietà, solidarietà sono principi da applicare anzitutto all'interno della Chiesa
Secondo un noto adagio cattolico, certo proveniente dalla"Tradizione", tra i credenti vale il principio "in dubiis libertas": nelle materie discutibili ognuno la pensa come vuole. Ma allora vale pure il contrario: forse è per le troppe certezze che nella Chiesa c'è poca libertà..
È di un'ironia sottile sapere che il sacerdote-immagine che campeggia da anni sulla copertina del "calendario dei preti", vendutissimo negli spacci di souvenir di Roma, in realtà non è un prete ma un modello. Ed è pure infastidito d'essere ancora confuso con un membro del clero.
È curioso che certi ambiti superclericali cerchino di "normalizzare" le relazioni di preti omosessuali con l'argomento che nessuno ha diritto di entrare nel "privato" delle persone. Certo, praticare vizi privati e mostrare pubbliche virtù non è reato; ma è pure piuttosto ipocrita
I maneggi svelati dello Ior e le gravi irregolarità nel sistema della giustizia vaticana hanno ormai certificato che lo Stato della Chiesa non è affatto esemplare quanto a regole di legalità. I "maestri di umanità" hanno dovuto impararle proprio dai vituperati "laici"
800 milioni di dollari New York, 880 Los Angeles... Le diocesi Usa stanno (giustamente) pagando miliardi alle vittime di violenze sessuali. Ma dove li tenevano tutti questi soldi? E a che scopo? Ci piacerebbe saperlo
Si vorrebbe che il popolo di Dio fosse gregge omogeneo, unito, obbediente, mansueto, facilmente tenuto a bacchetta (o a bastone). Ma ci sono un sacco di credenti che vogliono capire senza intrupparsi, non prepotenti eppure irriducibili... Saranno caproni, però servono pure loro
Ma cos'è il "peccato contro lo Spirito" di cui parla il Vangelo e che "non sarà perdonato"? Magari è credersi sempre nel giusto e rifiutare chi la pensa diversamente, accusando queste pecore nere di non conformarsi perché troppo presuntuose per accettare l'unica "verità"
Per buonismo o quieto vivere, per evitare scontri o per non mancare di rispetto al prete, talora i laici evitano di fare analisi serie (discernimento?). Ma essere critici non significa cattiveria. Senza arrivare alla guerra o allo scisma, si può optare per un sano boicottaggio...
"È essenziale riconoscere i carismi e le competenze di laici e laiche accogliendo il contributo specifico di parola e testimonianza che tutti i battezzati offrono per la missione e l’edificazione della Chiesa". È la sintesi del sinodo italiano, paragrafo 65: l'applicheranno mai?
"Non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie in situazioni irregolari" ma "quando un sacerdote dà la benedizione alla fine della Messa ci sono benedizioni per tutte le persone". Cosi il Papa a domanda rispose. Insomma ci sono benedizioni di serie A e serie B
Cosa sarebbe la Chiesa oggi, se non ci fosse stata la Rivoluzione francese col suo "égalité etc"? O se non si fosse imposto il modello scientifico galileiano? Invece di maledirla, sarebbe tempo per i cattolici di riconoscere i grandi benefici loro apportati dalla modernità laica
Qualcuna lo fa, ma sono poche. Ovvero le diocesi che ai loro ex sacerdoti, magari sposati, pur avendo tolto l'amministrazione dei sacramenti lasciano altre responsabilità: la catechesi, la carità, la pastoorale dello cultura o della famiglia, eccetera. (E la predicazione? Mai!)
Nella Chiesa dovrebbe esistere da sempre una "sinodalità previa", quella che Paolo chiamava parresia e che si concreta nella libertà di parola di critica all'interno della comunità. Ma se non c'è questa, figurarsi il potere decisionale...
Spesso i maggiori alleati del clericalismo sono proprio certi laici, che rifiutano di prendere posizione adulta coi loro preti. O per incompetenza, o per comodità, o per malintesa obbedienza, o nell'illusione di tenere insieme gli stracci di una Chiesa che già perde troppi pezzi
I seminari sono stati inventati dopo il concilio di Trento e sicuramente da allora hanno accumulato diversi meriti. Ma forse sarebbe ora di chiedersi se non abbiamo nemmeno un po' di vergogna a continuare a proporre per la formazione dei preti la medesima struttura di 5 secoli fa
Troppe volte le comunità religiose (quelle maschili soprattutto) sembrano pure convivenze utilitaristiche: si condividono i "servizi", poi ognuno fa per sé. E sono le regole religiose stesse, sotto pretesto di ricerca ascetica, ad avallare un universo di individualismi paralleli.
Leone XIV ha abolito la Giornata mondiale dei bambini, istituita dal predecessore appena nel 2024 . Dritto: eliminata una costosa e contestata struttura ad hoc. Rovescio: era pur sempre una bella idea....
Il papa il giovedì santo ha lavato i piedi a 12 sacerdoti. Dritto: ha ridato valore al clero romano, che Francesco spesso bacchettava. Rovescio: prendere i carcerati o gli emarginati era un segno di Chiesa meno autoreferenziale
Il papa ha scritto ai vescovi francesi: «È positivo che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi dalla misericordia". Dritto: giusto occuparsi anche di loro. Rovescio: molto più doveroso e urgente dare giustizia alle troppe vittime che ancora l'attendono
Si critica spesso chi riduce il Vangelo al "volemose bbene", dimenticando dogmi e morale. Ma almeno la fede fosse un volersi bene! Senza citare Giacomo ("Mostrami la fede senza le opere e io con le opere ti mostrerò la mia fede") basta Forrest Gump: "Cristiano è chi cristiano fa"
È quanto meno curioso che tutta l'attenzione alla sinodalità sia comparsa proprio quando nella Chiesa sta sparendo il soggetto che ne dovrebbe essere protagonista: il popolo dei laici. Un pentimento, un tentativo di fermare l'emorragia, un sussulto di realismo?
È finalmente arrivato anche in Italia, a un anno e mezzo dalla presentazione in Canada, il documentario "Nun vs. the Vatican" in cui gli autori (italiani) hanno raccolto le testimonianze di due vittime di Rupnik. Speriamo serva a risvegliare dal sonno un certo processo
"La Chiesa cattolica è più di quanto credi": bello slogan della campagna 8x1000 del 2026. Ma oltre al senso immediato (la Chiesa "fa più di quanto" si pensa), va accolta pure la seconda interpretazione, e cioè: essere Chiesa "è più di quanto" il praticante è educato a credere
Il nuovo status del Risorto dovrebbe porre in questione pure la qualità del corpo "realmente presente" nell'eucaristia: è quello del Nazareno che celebrò l'ultima cena o quello di chi ha lasciato vuoto il sepolcro? Non è lana caprina, quando si parla di "vero corpo e vero sangue"
La morte di Vittorio Messori ci ricorda il debito di riconoscenza che abbiamo con il suo libro fondamentale, apparso negli anni in cui il cristianesimo e la figura stessa di Gesù sembravano dover essere relegate nelle soffitte del pre-moderno
"Noli me tangere": è evidente fin dai Vangeli che il corpo del Resuscitato è diverso da quello del rabbi di Galilea. Ci si può chiedere dunque se, morto Gesù in croce, dal sepolcro di Pasqua non sia nato un nuovo modo di essere uomo. E anche un nuovo modo di considerare il divino
Nello stesso discorso il papa ha ammesso pure che "il Sacramento della riconciliazione – lo sappiamo – ha avuto nella storia un notevole sviluppo, sia nella comprensione teologica, sia nella forma celebrativa". Ma sicuramente ha ancora parecchi margini di miglioramento
Leone XIV ha lamentato che, se i cristiani non si confessano, "è come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse inutilizzato". Ma se Dio è Padre misericordioso, la grazia non può passare soltanto per il sacramento né essere riservata ai soli cattolici...
Dalla "confessione" alla "penitenza". Si è tentato di correggere il tiro cambiando il nome del sacramento, ma è troppo evidente che resta tuttora l'effetto magico della lavagna cancellata: basta dichiarare le colpe al sacerdote per farle "sparire". Senza nemmeno tanta penitenza.
Oggi la confessione continua ad avere per chi la pratica significati molteplici: debito da pagare per l'eucaristia, direzione spirituale, abitudine devota, ricerca di pace interiore... Ed è scomparsa del tutto l'idea di un risarcimento da corrispondere agli offesi dal peccato
Il Concilio di Trento accentua l'aspetto giudiziale della confessione, adottando anche terminologia da tribunale. È il periodo in cui dilagano minuziose raccolte di casistica per i confessori, mentre tra i penitenti si diffondono scrupoli di coscienza a volte devastanti
La penitenza diventa sacramento solo dal XIII secolo, quando diventa anche "confessione". L'accusa puntuale dei peccati è da allora in poi la preoccupazione principale sia dei fedeli, sia dei sacerdoti: è essa stessa, con il suo aspetto umiliante, la vera penitenza del peccatore
Con la penitenza "tariffata" il perdono è matematico: ad ogni peccato corrisponde una pratica da svolgere, una volta completata la lista si torna dal sacerdote che assolve, cioè certifica e garantisce. L'anima è ripulita, le colpe stanno a zero
La pratica del perdono cambia radicalmente e anche il suo significato ecclesiale. Ora si può ripetere infinite volte nella vita e l'accento viene posto sul "peso" dei singoli peccati. Non a caso è in questa fase che si sviluppa la casistica delle colpe, in primis quelle sessuali
La confessione, in quanto accusa dei peccati, si diffonde solo intorno al VI secolo, con la penitenza cosiddetta "tariffata". Ad ogni colpa corrispondeva un determinato castigo: giorni di digiuno, multe in denaro, serie di preghiere... Per questo era necessario elencare i peccati
Ma le pratiche di espiazione diventarono così radicali e "impossibili" che si chiedeva il perdono solo sul letto di morte e i concilii stessi raccomandavano di ammettere all'ordine dei penitenti solo persone di età avanzata. E nel frattempo? Si poteva ugualmente fare la comunione
Essenziale era in ogni caso la penitenza, che richiedeva anzi una liturgia apposita per sancire l'ingresso del fedele in uno stato, un ordine speciale simile a quello religioso. Un cambiamento di vita severo e con risvolti estremamente concreti
Il perdono agli inizi del cristianesimo era inteso soprattutto come riconciliazione, cioè riammissione nella comunità, ottenuta dopo pesanti e anche umilianti penitenze pubbliche. Non era perciò necessaria un'accusa dettagliata delle colpe, nemmeno privata
Basta il battesimo a cancellare i peccati: questa era l'idea fondamentale. L'uomo nuovo rinato dall'acqua infatti era già "santo" e solo in casi eccezionali si poteva ottenere di nuovo il perdono, dopo aver compiuto la penitenza; ma una sola volta nella vita
Nei primi secoli la confessione era più una faccenda ecclesiale che una richiesta di perdono a Dio. Il peccatore (per colpe gravi) era escluso dall'eucaristia e riammesso solo dopo adeguata penitenza. Non c'era accusa né sacramento
La Quaresima è periodo penitenziale, adatto quindi a parlare di confessione: probabilmente il sacramento che più di tutti gli altri è cambiato durante i secoli. La confessione auricolare, ad esempio, è stata introdotta soltanto mille anni dopo Cristo: roba recente...
Chiesa significa "assemblea", parrocchia è sinonimo di comunità, i cattolici si dicono fratelli, ogni domenica pregano insieme... Ma tutta questa condivisione collettiva non pare contrastare minimamente né l'individualismo dei singoli né il "divide et impera" dei potenti. Perché?
Indispone assai, quando si parla di problemi concreti nella Chiesa (la pastorale, il celibato, il calo dei fedeli o chessò io), il sempiterno invito: "Bisogna pregare di più!". Sotto spoglie di profonda spiritualità è un facile modo di lavarsene le mani, ancorche' giunte
Nel messaggio per la quaresima il papa invita a "misurare le parole e coltivare la gentilezza". Giustissimo, pensando agli haters diffusissimi in ogni ambito (cattolico compreso). Ma deboluccio pensando ai grandi problemi del mondo. A volte per tirarsi su serve qualcosa di forte
Dopo Acutis un altro giovanissimo milanese inizia la via degli altari. Degnissime persone, ma non si può far a meno di pensare che anche la fabbrica dei santi segua le mode: una volta solo martiri, poi vergini e sacerdoti, quindi un breve tentativo con le coppie, ora adolescenti
È curioso e significativo notare come molti cattolici per confermare la verità del cristianesimo si aggrappino a eventi miracolosi, visioni, rivelazioni più o meno credibili, ma che comunque nel migliore dei casi la Chiesa ha sempre dichiarato accessori, non necessari alla fede
"Generata, non creata". Il principio del Credo andrebbe applicato anche alla morale cattolica, che non pochi immaginano come monolite sempre uguale a se stesso e che mai dovrà cambiare. E invece quanti precetti sono evoluti nel tempo: come un organismo che s'adatta all'ambiente
Colpisce, negli infiniti scritti social apparsi intorno alla vicenda di don Ravagnani, la sicumera con cui tanti commentatori cattolici hanno stigmatizzato la sua scelta come un deficit di fede o addirittura una caduta nella "perdizione". Chi esce dai ranghi è già condannato
Sull'invio vaticano di un cardinale in visita alla diocesi di Alessandria ciò che infastidisce non è tanto la materia sotto esame ma la presentazione: non si tratta di processo bensì di "gesto di premura". Ricorda quello che disse Putin: non è guerra, solo un'operazione speciale
Circa 700 religiosi anglicani sono passati alla Chiesa negli ultimi 30 anni. Un vanto per certi cattolici un po' "suprematisti". Ma anche la dimostrazione che preti sposati si può essere e restare tranquillamente...
Un recentissimo sondaggio tra i dipendenti laici del Vaticano certifica che i tre quarti sono insoddisfatti dei rapporti coi superiori, dei criteri di merito, della valorizzazione delle capacità, del rispetto della dignità. Tanta bella materia per la dottrina sociale di Leone XIV
È un paradosso che nella liturgia si sia passati alla lingua italiana proprio per render più comprensibile la parola di Dio, e poi quest'ultima continui a esser spiegata con le categorie esegetiche, devozionali, miracolistiche, esortative, moralistiche, teologiche di cent'anni fa
Il sacerdote più social d'Italia ha comunicato la scelta di lasciare il ministero. E le sue parole dicono un disagio che mette in questione anche un certo modo «virtuale» di essere tra clero e laici
Sarebbe ora di finirla con la retorica della vocazione sacerdotale o religiosa come «chiamata di Dio». Si dica semplicemente che è un impegno, un servizio che alcuni - dopo averlo sperimentato e avendone magari le doti - accettano di assumersi. Come si fa in tanti altri mestieri
Abbiamo avuto a disposizione 60 anni per applicare le intuizioni importanti che il Vaticano II ci ha consegnato: bisognerebbe avere il coraggio di confessare perché non l'abbiamo fatto, Lo stesso coraggio che servirebbe per dichiarare sorpassate certe pagine dei suoi documenti
Ci hanno sempre detto che il Vaticano II era un concilio pastorale, non dogmatico; e la pastorale è appunto uno dei settori che ha continuamente bisogno d'aggiornamento (altra parola cardine di quelle assise!). I suoi documenti sono preziosi, ma sarebbe sbagliato farne un totem