L’unità quotidiana, in una valle alpina

Un’escursione in una valle dalla storia dolorosa per conflitti tra cristiani e i segni di speranza e unità quotidiana che oggi ci sono
18 Gennaio 2022

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di poter fare un’escursione in una bellissima valle alpina, nel Canton Grigioni, in Svizzera. È una valle spartiacque, attraversata dal Reno Posteriore, da cui il nome Hinterrheinche. Qui, per millenni, sono transitati pellegrini e mercanti, migranti e soldati, essendo la via di collegamento più veloce tra Germania meridionale e Lombardia, attraversando alcune splendide regioni svizzere, come appunto i Grigioni e il Ticino. Terra, dunque, di frontiera, sia culturale e linguistica (il versante sud delle Alpi italofono, quello nord germanofono), sia religioso: in queste terra vi è stata una dolorosa frattura tra cattolici e riformati, con violenze da ambo le parti che sono arrivate anche nella vicina Valtellina (ora italiana, per secoli grigionese e all’epoca contesa tra Francia e Spagna).

In queste valle, passeggiando per l’innevato villaggio di Splügen, a un crocevia si trovano due cartelli, che ho voluto fotografare: in una direzione si arriva alla chiesa evangelica, dall’altra alla chiesa cattolica. È un retaggio della storia di queste valli, storia anche di sofferenza, di divisione e di lotta fra cristiani. Così, appunto, plasticamente, è rappresentata tale divisione: di qui i cattolici, di là i riformati.

Eppure, oggi, nel XXI secolo, vuoi per convinzione, vuoi per necessità (soffia il vento del secolarismo anche qui), l’unità fra i cristiani è più vicina di quello che può credersi, perché proprio nei pressi di quel cartello ho trovato un manifesto, che nel mio incertissimo tedesco ho tradotto come una serie di appuntamenti della comunità di Taizè nella valle: così, ogni quindici giorni, la domenica sera, è preparata la preghiera secondo le modalità della comunità ecumenica francese (il cui fondatore, frère Roger, non dimentichiamo, era svizzero). Il fatto interessante è appunto l’afflato ecumenico, poiché alternativamente la preghiera si tiene una domenica nella chiesa evangelica, un’altra in quella cattolica, sperimentando una reciproca ospitalità e comune fratellanza, come discepoli dell’unico Signore. La regia della preghiera è di entrambe le confessioni, segno anche questo di un’amicizia che è capace di farsi sequela e quotidianità, non solo nella Settimana per l’Unità dei cristiani, che celebriamo da oggi. È questo, forse, quello che serve e che, là dove i cristiani sono pochi ma vicini, si sa e si vive: una quotidiana appartenenza al Vangelo, un comune impegno per la storia e per la vita degli uomini.

Così, mi tornava alla mente, leggendo quegli avvisi, quanto più volte detto dal Papa, e cioè che i teologi giustamente discutono e dialogano, ma è poi nei gesti che si anticipa e si favorisce l’unità… quei gesti quotidiani che diventano prassi, poiché «bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio. Affidarsi all’altro è qualcosa di artigianale, la pace è artigianale» [EG 244].
Perché «Cristo è anzitutto comunione» (Frère Roger)

4 risposte a “L’unità quotidiana, in una valle alpina”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Mi duole il cuore nel doverlo dire:
    Siamo nel pieno dell’inverno ecumenico.
    Sono cieco io??
    Vi risparmio i mille segni. Provo con le cause.
    1) Cosa fare quando ti senti solo e accerchiato?? Barricate. Chiusure.
    2) se ciò che ci potrebbe unire è relegato, se altro prevale, Madonna inclusa….
    Che speranza in Gesù?? E nella Parola??
    3) Infine uno sguardo pietoso su quanti Clerici ne fanno Bandiera e su quanti Fedeli hanno mai seguito o perlomeno sarebbero interessati ad un corso biblico interreligioso.
    Tirate voi le somme che a me non resta che😭😭😭😭😭

  2. alberto hermanin ha detto:

    Bel contributo. Come cattolico figlio di cristiano riformato sono particolarmente sensibile al tema. Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il S ignore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Caro Giuseppe Risi, passi acanti se ne sono fatti e se ne faranno: in ogni caso, non siamo “di religioni diverse” con i fratelli separati. Separati sempre meno, a Dio piacendo.

    • sergio di benedetto ha detto:

      Se poi pensiamo all’abbondanza di pensiero e di influenze reciproche che i cristiani di varie confessioni hanno avuto nel tempo… pensiamo a un Bonhoeffer, a un Barth, a un Clement

  3. Giuseppe Risi ha detto:

    Mi pare che questi gesti/attività siano davvero profetici.
    In fondo, tenuto anche conto della necessità di aggiornare molte cose nella Chiesa Cattolica (mia convinzione), sono proprio così insormontabili le differenze che nei secoli si sono approfondite tra i cattolici e i protestanti? Alcuni sacramenti e la struttura/ruolo/funzionamento della Chiesa: questioni non da poco, è vero, ma anche aspetti su cui si potrebbero fare grandi passi di avvicinamento da una parte e dall’altra. Volendo ovviamente.
    E davvero possiamo sentirci di religioni diverse con gli ortodossi solo per il “filioque” (in cosa mai consiste?) e per il riconoscimento del primato papale?
    Francamente, credo che la storia ci abbia lasciato troppe inutili incrostazioni che sarebbe opportuno cominciare a superare.

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