Le ceneri del cammino sinodale…

La celebrazione delle Ceneri può essere l’occasione per ricordare non la morte della sinodalità, ma il forte legame tra quest'ultima e la conversione richiesta nel Tempo di Quaresima
19 Febbraio 2026
  • Foto di Zach Lucero su Unsplash

Ieri, mentre venivamo segnati sulla fronte con una croce di cenere, abbiamo ascoltato dal presbitero di turno l’espressione «convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15) – o, in alternativa alla frase introdotta dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, il vecchio ammonimento «ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» (da Gn 3,19).

Anche se i deliri di onnipotenza che ci circondano spingerebbero a privilegiare il rito delle Ceneri nella versione tridentina, l’inizio della Quaresima nella forma postconciliare è un altro momento dell’anno liturgico, dopo quello dedicato al dialogo ecumenico e interreligioso (con ebrei e musulmani), che vorrei collegare al cammino sinodale – in una sorta di grande anno liturgico sinodale tutto da costruire (soprattutto nei suoi riferimenti, auspicati da Leone XIV, ad Evangelii gaudium e ai testi del Concilio Vaticano II).

Il cammino sinodale è stato, è e sarà un cammino di conversione [1]. Essere una Chiesa sinodale significa essere una comunità ecclesiale sempre pronta a convertirsi, a spargersi le ceneri sul capo – a partire da coloro che in essa «esercitano un’autorità» (DF 33; cf. anche EG 31; 33). Un cammino, per questo, difficile, poco attraente, se non malgradito.

Da un punto di vista costruttivo-positivo la sinodalità, ponendosi non casualmente nella scia luminosa del «magistero conciliare», comporta e ricorda che la chiamata alla santità della Chiesa come «Mistero e Popolo di Dio» è strettamente collegata ad «una continua conversione che viene dall’ascolto del Vangelo» (DF 5; cf. anche EG 26-27; UR 6): «una spiritualità sinodale scaturisce dall’azione dello Spirito Santo e richiede l’ascolto della Parola di Dio, la contemplazione, il silenzio, la conversione del cuore» (DF 43), «imparando a fare nostri gli atteggiamenti di Gesù» (DF 51). Prima di evangelizzare – ma anche durante e dopo ogni evangelizzazione – è necessario essere sempre disponibili e pronti a farsi evangelizzare (EG 139; 164; 174). Prima di donare e testimoniare agli altri la buona notizia, è necessario essere sempre disponibili e pronti a riceverla (EG 246). Da chiunque, dentro o fuori la Chiesa (GS 44), perché lo Spirito soffia dove vuole (Gv 3,8) e spesso ci precede (AG 4; EG 265).

D’altra parte, anche da un punto di vista più critico-negativo la sinodalità richiede di «purificare i cuori», «esige pentimento e conversione», proprio a causa delle inevitabili «fatiche, resistenze al cambiamento» e dell’umana «tentazione di far prevalere le nostre idee sull’ascolto della Parola di Dio e sulla pratica del discernimento»: non a caso l’assemblea sinodale del 2024 cominciò con «una Veglia penitenziale» (DF 6; cf. anche LG 8; GS 43). Siamo imperfetti, peccatori e idolatri – anzi, in alcuni casi deliriamo di onnipotenza – ma per la nostra finitezza e fragilità mendichiamo misericordia: «una spiritualità sinodale esige anche ascesi, umiltà, pazienza e disponibilità a perdonare ed essere perdonati» (DF 43; cf. anche 55).

Perciò, come le Ceneri costituiscono l’inizio del cammino quaresimale, così la «conversione sinodale» delle «varie realtà ecclesiali» è un processo complesso di cui ora stiamo vivendo quella «fase attuativa» (2025-2028) che deve essere finalmente «tangibile» e che, di conseguenza, richiede «una valutazione dei progressi compiuti in termini (…) di partecipazione di tutti i Battezzati alla vita della Chiesa» (DF 9).

A tal fine, bisogna avere chiaro il fatto che per i padri e le madri sinodali la «conversione di ogni Chiesa locale e della Chiesa tutta, nella prospettiva indicata nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (cfr. n. 30)» di una «“trasformazione missionaria”» (DF 11; cf. anche DF 142; EG 28; 31; 33), si muove su tre piani e parte da una premessa fondamentale.

Innanzitutto, «la conversione dei sentimenti, delle immagini e dei pensieri che abitano il nostro cuore procede assieme alla conversione dell’azione pastorale e missionaria» (DF 11). Cuore e azione, persone e strutture devono convertirsi insieme, reciprocamente, mai l’una senza l’altra: «la conversione sinodale invita (…) ogni persona ad allargare lo spazio del proprio cuore, il primo “luogo” in cui risuonano tutte le nostre relazioni, radicate nel rapporto personale di ciascuno con Cristo Gesù e la Sua Chiesa. È questa la sorgente e la condizione per ogni riforma in chiave sinodale dei legami di appartenenza e dei luoghi ecclesiali» (DF 110). Il metodo di conversione consigliato, tra i molti possibili, è quello della conversazione nello Spirito: «uno strumento che, pur con i suoi limiti, risulta fecondo per consentire l’ascolto e il discernimento di “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2,7)» (DF 45).

Dopodiché, sempre nell’orizzonte della missione, la «conversione» auspicata deve avvenire ad un triplice livello: a) quello delle «relazioni che edificano la comunità cristiana» (DF 11; parte II); b) quello di «tre pratiche intimamente connesse» quali il «discernimento ecclesiale, [i] processi decisionali, [la] cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione», all’interno del «rinnovamento degli organismi di partecipazione» (DF 11; parte III); c) quello dello «scambio dei doni e intreccio dei legami che ci uniscono nella Chiesa» (DF 11; parte IV).

Molto significativo, qui, mi sembra il fatto che i padri e le madri sinodali non si siano soffermati maggiormente sulla «conversione relazionale» [2], rispetto a quella strutturale [3] o a quella dello scambio dei doni [4], come sarebbe potuto accadere se si fosse privilegiata una forma di Chiesa stanziale che si muove in acque sicure e conosciute piuttosto che in quelle profonde e meno controllabili predilette da una Chiesa, appunto, in cammino.

Alla luce del magistero dei padri e delle madri sinodali, quindi, l’auspicio quaresimale che infine rivolgiamo a questa barca in navigazione che è la Chiesa – sia essa universale, nazionale [5] o locale  – è il seguente: a partire dai suoi timonieri, ciascuno si metta la mano sul cuore e valuti quanto e come sia stato fatto – e resti da fare – in termini di conversione sinodale, ossia di maggiore e migliore partecipazione e comunione dei e tra i diversi stili e punti di vista interni a quel poliedro (EG 236) che è la Chiesa. Solo così sarà ancora possibile sperare che dall’immersione nelle acque turbolente del nostro tempo risorga una Chiesa capace di una missione all’altezza delle profondità di una società complessa come quella attuale.

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[1] La Parte I del Documento Finale dell’Assemblea sinodale dei vescovi del 2024 (DF) si intitola «Il cuore della sinodalità – Chiamati dallo Spirito Santo alla conversione».
[2] Il DF precisa che in ogni tempo e luogo del cammino sinodale è risuonata «la richiesta di una Chiesa più capace di nutrire (…) relazioni più autentiche e significative», perché «la cura» e «la qualità evangelica dei rapporti comunitari è decisiva per la testimonianza» del «modo in cui Dio Padre si è rivelato in Gesù e nello Spirito» (DF 50) – a partire da quelli «che rispettano l’uguale dignità e la reciprocità tra uomini e donne» (DF 52) e che intendono «favorire l’incontro con ogni uomo e ogni donna» (DF 110). Cf. anche i §§ 16 e 64 del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
[3] Il DF non teme di affermare che vi sono «logiche relazionali distorte e talvolta opposte a quelle del Vangelo», le quali «si sono solidificate in strutture di peccato (cfr. SRS 36), che (…) generano blocchi e paure, che abbiamo bisogno di guardare in faccia e attraversare per poterci incamminare sulla strada della conversione relazionale» (DF 53). Cf. anche i §§ 7, 13 e 20 del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
[4] Il DF parla espressamente della «rinnovata esperienza di slancio ecumenico che accompagna il cammino sinodale» come «uno dei segni della conversione relazionale» (DF 56). Si ricordi poi che l’espressione succitata «conversione del cuore» viene introdotta da Unitatis redintegratio (7). Sullo scambio dei doni si veda in modo più approfondito qui e il § 18 del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia.
[5] In merito alla conversione sinodale della Chiese che sono in Italia cf. Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia (per le sue «radici» nel Concilio Vaticano II i §§ 12, 40 e 63; per le «resistenze» ad essa il § 4; per il suo triplice livello, ossia per le sue «tre dimensioni», i §§ 13-14; per la sua centratura «missionaria» e «evangelica» i §§ 20-21 e 45; per il suo essere «necessaria» il § 67, a partire dalle «parrocchie» e dai «presbiteri» i §§ 68 e 70). 

 

3 risposte a “Le ceneri del cammino sinodale…”

  1. Pietro Buttiglione ha detto:

    Se si fosse abituato a partire da REALTÀ e non da seg…mentali forse si capirebbe di più e si saprebbe come affrontare i problemi
    Magari da qs news
    https://www.lastampa.it/torino/2026/02/23/news/chiese_crisi_cattolici_calo_sacerdoti_laici_repole-15519377/?utm_source=hootsuite&utm_medium=facebook&utm_term=la%20stampa&utm_content=65393567-c53d-4473-894a-a575843dc91c&fbclid=IwVERTSAQKO0dleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR719sk3_TKrg2nP-xiooQxu0HaAtiRYN30m170DRdw9-e-x22QnbNvFWgoCYw_aem_acqnuD_AVbz9NWKRmrHcPQ

    Oppure da altra nota su sett.na news in cui si mostra che ormai la Diocesi è la ns Parrocchia.

  2. Davide Corallini ha detto:

    Articolo ben fatto, interessante e che raccoglie molte delle istanze che il cammino sinodale propone e delinea. Il problema grande (se non gigantesco) di questo percorso, è quello della scollatura tra il Sinodo e il resto del popolo di Dio. Non per una mancanza di chi è stato individuato a contribuire o a collaborare nel percorso, ma perché il cammino stesso è nato azzoppato (post-covid e molta diffidenza/impreparazione/partecipazione alle assemblee di base) ed è stato poi azzoppato ulteriormente da chi, per ruolo o incarico, dovrebbe introdurlo e lanciarlo nelle dinamiche delle parrocchie/associazioni/diocesi. In sostanza, pochi sono vescovi, preti, uffici, associazioni, incaricati a cui interessa che il cammino sinodale fiorisca e venga significativamente adottato nella Chiesa.

    • Sergio Ventura ha detto:

      Grazie Davide! Sul “problema grande” da te individuato, riguardo chi ha “azzoppato” (per ora) il cammino sinodale sono purtroppo d’accordo…

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