Chiesa, donne e Sinodo italiano. Punti di vista

La questione femminile non può essere considerata secondaria in un prossimo Sinodo italiano
10 Giugno 2021

È anche una questione di punti vista, ma non solo.

Un giorno da bambina rischiai quasi di non fare la comunione perché arrivata in cima alla fila mi trovai improvvisamente di fronte alla prima (per me) suora ministra dell’eucaristia in una chiesa di Bolzano, dove la cosa – beh, sì, più o meno 30 anni fa! – era invece una prassi consolidata.
Col tempo ho visto (e ne ho compreso il perché) ruoli molto ampi e diversi di donne e laici nella liturgia e nella vita ecclesiale, ma nella mia diocesi, in cui il card. G. Biffi «bandì» le chierichette, l’altare è luogo tipicamente maschile dove s’affaccendano non solo chierichetti, ma una folla di accoliti, lettori e diaconi: e sarà dura non dico applicare ma anche pensare e vedere concretamente il motu proprio di papa Francesco Spiritus Domini che apre anche alle donne i ministeri del lettorato e dell’accolitato…

Non sono una fan assoluta delle donne-sacerdote, ma è per me fonte di disagio vedere lo spazio del sacro ridotto a un gruppo solo maschile, tra l’altro oggi in crisi sotto molti aspetti, mentre alle donne spettano compiti fondamentali, sì, ma satellitari.

È un tema che attraversa la società intera e anche la Chiesa istituzionale che tuttavia cerca di resistere senza affrontare il tema e non appena una religiosa, le teologhe o chiunque altro ne parla, alza gli scudi (salvo poi dare per scontato, tanto per fare un esempio, che a prendersi cura di vescovi e cardinali siano religiose).
Tra l’altro se da un lato la questione femminile rientra in quella ben più ampia del laicato, dall’altro constato che se questo disagio rimane privato e non è condiviso con una buona fetta del popolo di Dio, allora i gruppi che lavorano per una reale integrazione di tutti i battezzati sono visti solo come partito, cioè un gruppo che tiene una parte contro un’altra. E la battaglia è persa in partenza.
Tutto questo mio dire su Chiesa e donne è stato risvegliato dalla recente Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana che si è occupata dei se e dei come di un prossimo eventuale Sinodo italiano. In particolare nella conferenza stampa del presidente, card. G. Bassetti, tenuta il 27 maggio, ci sono stati due passaggi che mi hanno colpito.

Il primo. Secondo Bassetti il Sinodo dovrebbe essere come «una mamma che accompagna, la carezza materna della Chiesa alla gente che in questo momento è in estrema difficoltà». Ecco, se non bastasse questa idea di maternità stereotipata, ma ancora presente in tanta predicazione, il punto è che si dà per scontato – senza volere, ne sono convinta –che «Chiesa» sia altro da «gente».

Il secondo. Poco dopo, incalzato da una domanda sul (temuto) Cammino sinodale tedesco – che per la precisione si sta occupando di «Potere e divisione dei poteri nella Chiesa. Partecipazione comune e progettazione missionaria», di «Vita sacerdotale oggi»; di «Donne nei servizi e nei ministeri nella Chiesa» e di «Vita in relazioni riuscite. Vivere l’amore nella sessualità e nella cooperazione» – Bassetti ha detto che «i problemi di fondo della nostra gente sono ben altri, sono la solitudine, sono l’educazione (…), sono i problemi di chi non arriva in fondo al mese perché non ha il lavoro (…) Noi affronteremo tutti questi problemi. Ma quello del celibato dei preti – importantissimo –, quello del sacerdozio alle donne – si può discutere – non sono i problemi fondamentali che attanagliano la Chiesa e l’umanità».

Certo, se non c’è il pane, non c’è nulla su cui discutere. Ma mi domando se solitudine ed educazione, ad esempio, non dipendano anche dalla questione del ruolo delle donne. Sinodalità, infatti, significa comunione di diversità anche di genere.
Se poi, ancora una volta a stendere l’agenda di questo Sinodo non è l’intero popolo di Dio ma solo una sua parte, che ne verrà di buono per l’intera Chiesa?

Il punto di vista, ancora una volta, conta.

 

9 risposte a “Chiesa, donne e Sinodo italiano. Punti di vista”

  1. Gian Piero Del Bono ha detto:

    In tantissime professioni le donne sono ormai la maggioranza: fra i medici, gli infermieri , gli insegnanti. Ormai trovare un maestro elementare maschio o un pediatra maschio e’una rarita’ . Si vede percio’ perche’la Chiesa non debba “femminilizzarsi”come ha fatto il resto della societa’ occidentale . Attenzione pero’perche’non e’automatica l’equazione ‘donne al potere nella Chiesa=una chiesa migliore. Cosi’ purtroppo non funziona: la’dove le donne sono ai vertici del potere ( economico, politico) non e’detto che le cose vadano meglio.Non rincorriamo il mondo nelle sue illusioni. Dovremmo essere la luce del mondo, non il rimorchio .

  2. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Debolezza far paragoni, sintomo di non sapersi esprimere diversa-mente…
    Ma vedendo quante donne intorno a Biden in Cornovaglia, donne SOLDATESSE.. , leggendo ME G mi sono chiesto quale fosse + eclatante dal pdv “pubblico”.
    Tolto così l’alibi sociale, rivisitati i primi cristiani ma soprattutto sperando in cattolici “intelligenti’..😛😂😭 chiedo:
    Quanto della ns organizzazione era derivato dagli usi e costumi sociali? Quelli cui Braudel attribuiva cicli millenari??
    Siamo sinceri: Gesù oltre che un precario era anche tanto, ma proprio tanto anticipatore-progressista insomma mi avete capito. Ma abbiamo davvero CAPITO Lui?? Non deludiamolo. Anche di qs ne risponderemo un giorno.

  3. Maurizio Mazzoli ha detto:

    Cara Maria Elisabetta, mi spiace se in Emilia Romagna (così mi sembra aver capito) le donne accolite, lettori ed altro sono una rarità. Scrivo dalla Toscana, dove la realtà è quella di una presenza sopratutto femminile in quei ruoli, prima ancora del motu proprio di Papa Francesco e nessuno a livello più “alto” (Vescovi) a mai avuto niente da ridire. Anche perché con una costante diminuzione di fedeli, le chiese stanno diventando una “riserva” femminile, non in senso negativo, ma come presenza ultima che resiste a questo abbandono. Forse la cosa è stata intercettata a livello romano, da qui la decisione del Papà di mettere nero su bianco quello che era ormai prassi.
    Da qui pensato che nel prossimo Sinodo la questione femminile nella Chiesa diventi centrale, ce ne corre e purtroppo la pandemia diventa un pretesto per rinviarne la discussione.
    “Una lontana mietitura” come scriveva, a me piace indicarlo così, Don Ernesto Bonaiuti.

  4. Dario Busolini ha detto:

    Purtroppo le donne nella Chiesa sono strette da una tenaglia: da una parte spinge la tradizione che le esclude da tutto (tradizione che ha le sue motivazioni ma che è e sarà sempre più insostenibile, almeno nelle società occidentali) e dall’altra la rivendicazione a poter svolgere funzioni che, essendo riservate ai maschi da 2000 anni, hanno assunto ormai un’intrinseca natura non femminile. Sicché le donne dovrebbero o continuare a servire i maschi oppure fare esse stesse gli uomini. Invece mi piacerebbe che la loro voce potesse farsi largo nella Chiesa immaginando ruoli e attività del tutto nuove e veramente frutto della sensibilità e dell’intelligenza femminile. Non è affatto semplice, me ne rendo conto, ma il posto delle vocazioni femminili non può essere quello di sostituire le maschili che vengono meno (compresi i ruoli di potere) ma quello di aprire prospettive ed orizzonti fin qui ignoti. Altrimenti anche con le donne prete (o vescove e cardinali) cambierà ben poco.

    • Giuseppe Risi ha detto:

      “ruoli e attività del tutto nuovi e veramente frutto della creatività e dell’intelligenza femminili”

      Cioè? Di che parla? Può fare un esempio?

      Altrimenti vuol risolvere problemi concreti con parole vuote

      • Dario Busolini ha detto:

        Non essendo donna preferirei non dire io alle donne cosa dovrebbero o non dovrebbero fare ma lasciare loro la parola, proprio per evitare il rischio delle parole vuote. Poiché, però, me lo chiede rispondo che immagino parrocchie affidate ad una donna o a un gruppo di donne che magari non facciano necessariamente le sacerdotesse ma curino di più, con la sensibilità e i carismi femminili, l’accoglienza delle persone, la carità, la preghiera e l’ascolto. Vedrei bene anche donne in posti di responsabilità con incarichi diversi da quelli tradizionali ma che permettano di iniettare un più di maternità in una Chiesa maschilista dove la fraternità è troppo spesso solo apparenza e lo scandalo della pedofilia ha ben dimostrato quanto male derivi dal nascondere i problemi sotto il tappeto. Più donne nei seminari, nelle scuole, negli atenei e negli ospedali cattolici e mi fermo perché lo spazio è poco.

    • assunta de santis ha detto:

      quando ero studente di sacra scrittura, volevo fare la tesi su questo tema e con un solo versetto della bibbia il professore mi dissuase: Galati 3,28. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.
      credo che è sulla comunione in Cristo nella Chiesa il sinodo debba interrogarsi non sui ruoli di questi o quelli

  5. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ed è solo un frammento di iceberg di una società che sembra in balia di onde senza trovare cosa cui aggrapparsi! Da un mare inquinato viene meno una fonte di sussistenza per chi pratica la pesca. Se ci fosse più coscienza Verso il prossimo forse non morirebbero così tanti sul lavoro! Fa paura una cabina che cade, un ragazzo che disperato cerca la morte per la fatica di un vivere difficile. Questi sono problemi vivi, da ospedale da campo!Ma si pensi a quanto ogni giorno il Santo Padre insegna non solo a parole! perché certo suo clero non sembra capire, eppure parla semplice si capisce perché la Sua Parola e disinteressata, le opere fanno la Chiesa materna, Cristo ha detto che solo chi fa come Lui è degno di seguirlo, sua madre o sorella erano coloro che facevano la volontà di Colui che l’aveva mandato. Ben venga questo Sinodo vero aiuto in soccorso al faticare insieme per il benecomune

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    “Penso che Sinodo siano tantissimimi problemi ognuno “un nodo da sciogliere” ma certo non con spirito battagliero Una partenza bellicosa, uomo/donna, celibato dei preti/sacerdozio alle donne, questo sì che sarebbe una strada sbagliata rispetto a quella “via maestra affollata di problemi di ben più radicale natura!. ha ragione Essere accoglienti e il contrario se si fa differente l’accoglienza a seconda della persona che questua una attenzione al suo bisogno.Il celibato maschile e sacerdozio alle donne, sono altro dalla missione di come essere Chiesa Mater et Magister. Proprio ieri in TV un intervento laico da Uomo che opera sulla carne viva di popolo che aspetta giustizia, ha rilevato che a far uso di droga oggi sono giovanissimi, appena fuori, età scolare, drammatico il numero di giovani che finiscono nei centri di recupero! Strano che non si focalizzi proiettori di luce se giovani vuol dire futuro, quale futuro si prospetta in tanta fragilità!?

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