Alla ricerca della vera pace

Sin dalle origini i cristiani hanno discusso, si sono riuniti e hanno trovato soluzioni "ispirate" per raggiungere una pace giusta e vera. E noi, oggi, sappiamo continuare questa Tradizione?
25 Maggio 2025
  • Marc Chagall, Peace Window (vetrata nel Palazzo delle Nazioni Unite di New York, 1964)

SESTA DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

Le difficoltà della comunità cristiana delle origini non vengono solo dall’esterno, dal rapporto conflittuale con Israele, ma anche dall’interno: il brano degli Atti ci riferisce che persone non autorizzate affermavano la necessità della circoncisione per accedere alla salvezza. Il testo scritto e inviato alle varie comunità dagli apostoli e dagli anziani (presbyteroi in greco, da cui deriverà il termine e il ruolo dei preti cristiani) parla proprio di “alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico”. Quelle che oggi chiamiamo fake news esistevano anche nell’antichità! E provenivano proprio dall’interno della comunità; turbando e sconvolgendo gli animi.

Bene, ma allora come si stabilisce cosa è giusto e cosa no?  È un problema presente in ogni epoca storica e in tutte le confessioni religiose. La prassi della antica comunità cristiana è chiara: riunire i capi riconosciuti, gli apostoli e gli anziani, insieme con tutta la Chiesa e trovarsi d’accordo su una linea comune che poi sarà dichiarata prevalente.

Questa prassi è stata mantenuta nel corso di tutta la storia della Chiesa, in particolare attraverso i Concili e i Sinodi, fino al cammino sinodale fortemente voluto da papa Francesco. Ciò che per noi credenti risulta acquisito oggi, in realtà spesso è stato oggetto in passato di discussioni e controversie, finché poi non è stato raggiunto un accordo e stabilita una verità vincolante per tutti.

Un esempio importante di questa prassi è stato il Concilio di Nicea, svoltosi nel 325 e di cui quest’anno ricorre l’anniversario (vedi qui). Le domande a cui ha risposto questo Concilio sono fondamentali: in cosa consiste la fede cristiana? chi era Gesù Cristo? Da questo Concilio è nata la prima formulazione del Credo, che è alla base di ciò che noi proclamiamo ogni domenica a messa, ed è stata riconosciuta la doppia natura di Gesù, vero Dio e vero uomo.

Il testo del vangelo di Giovanni è tratto dal cosiddetto “libro dell’ora” (capp.13-17), un lungo discorso teologico elaborato dalla comunità giovannea in cui si riportano i principali temi della predicazione di Gesù. Nel brano di oggi, Gesù evidenzia due movimenti, uno discendente, da Dio padre verso l’essere umano (amore) e uno ascendente, dall’uomo verso Dio (ascolto e sequela): il punto centrale, lo snodo di questi due movimenti è il Cristo stesso.

A questo punto, Gesù introduce un nuovo personaggio, il Paràclito, lo Spirito Santo, che sarà mandato dal Padre, ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che Cristo ha detto. Lo Spirito è il lascito, l’eredità che Gesù trasmette, e lo annuncia poco prima del compimento della sua missione, quasi preoccupandosi di non lasciare i discepoli in preda al dolore per la perdita della sua presenza: “Non sia turbato il vostro cuore”.

C’è però anche un’altra eredità che Gesù ci lascia: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, Non come la dà il mondo, io la do a voi”. È la pace del cuore, la pace che proviene dal sentirsi amati da Dio, e che si rispecchia nella comunione con i fratelli: “Siamo nel tempo di Pasqua, dobbiamo ricordare che da Gesù risorto nasce una comunità risorta; dobbiamo fare esperienza di comunione e di unità. Fare comunione ci porta a sperimentare la pace di Cristo” (Mons. Baldo Reina).

Ecco dunque i “frutti del sacramento pasquale” che sono per noi “nutrimento di salvezza” e ci rendono “nuove creature per la vita eterna”: la pace del cuore e la fratellanza, doni preziosi che ci fanno assaporare nel nostro presente la gioia piena dei promessi tempi futuri.

 

 

 

 

Una risposta a “Alla ricerca della vera pace”

  1. Alberto Ghiro ha detto:

    Sembra che la volontà di censura ottenuta sopprimendo un solo uomo e finita per aver favorito la diffusione del cristianesimo non si sia esaurita, ora diventata volontà di censura ottenuta con la soppressione di una popolazione scomoda, inerme ma ritenuta anch’essa pericolosa a cui si è aggiunta la necessaria censura e distorsione di informazioni in occidente e sicuramente nella stessa Israele. Il desiderio di una giustizia terrena è forte, immediato e inevitabile ma potrà lasciare il passo ad una giustizia divina nel nostro tempo, magari incollando la speranza ad un ripetersi della storia che ci ha portato fino ad ora?

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