27 dicembre 2020: una data da non dimenticare

In tempo di pandemia, scienza e fede si incontrano in una data simbolica, dal duplice significato, per la salute e per la famiglia.
27 Dicembre 2020

Un po’ mi sono emozionata, lo ammetto. Perché è una coincidenza che non passa inosservata agli occhi di un credente. Parlo del 27 dicembre, il giorno “X” in cui, ufficialmente, avrà inizio la campagna di vaccinazione anti-Covid in Italia e poi nel resto d’Europa. Ma il 27 dicembre, quest’anno, è anche la Festa della Santa Famiglia, che si celebra nella prima domenica dopo il Natale. Dal punto di vista della scienza, la concomitanza dei due eventi è una casualità, ma chi guarda alla storia con gli occhi della fede non può non pensare ad un orizzonte più ampio. La famiglia, infatti, è stata fondamentale nei lunghi mesi del lockdown: rifugio sicuro per tanti, Chiesa-domestica per i fedeli privati della partecipazione in presenza alla Messa, supporto imprescindibile per i malati, il nucleo familiare ha messo a frutto tutte le sue potenzialità in un momento critico per l’intero mondo. In un certo senso, la famiglia è stata “un vaccino ante litteram” contro il coronavirus, portando aiuto e sostegno là dove possibile e sanando le storture e le drammaticità provocate dalla pandemia.

Pensiamo a quante persone hanno perso il lavoro a causa dell’emergenza sanitaria e sono riuscite ad andare avanti solo grazie al sostegno dei propri familiari. O pensiamo a chi, isolato e rinchiuso in quarantena, ha potuto contare sui propri cari per le incombenze di prima necessità, come la spesa quotidiana. “La forza della famiglia risiede essenzialmente nella sua capacità di amare”, ha scritto Papa Francesco nell’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia”, ricordando anche che “la famiglia è un bene da cui la società non può prescindere”.

Ecco perché mi emoziono quando penso al 27 dicembre: se da una parte, infatti, quel giorno sarà significativo per curare la nostra salute fisica, dall’altra quella data sarà importante per curare il nostro spirito, perché è osservando l’esempio della Santa Famiglia di Nazaret che ciascuno di noi può imparare la solidarietà, traendo da Gesù, Giuseppe e Maria indicazioni preziose per le scelte di vita da compiere ogni giorno.

In ogni caso, a prescindere da come si guardi a domenica prossima, con gli occhi della scienza oppure della fede, il sentimento che prevarrà sarà la gioia: la gioia di aver trovato (ce lo auguriamo) un modo sicuro per fermare la pandemia e, soprattutto, la gioia di poter tornare a “gustare la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita” (Papa Francesco, Angelus, 27 dicembre 2015), proprio come fa una famiglia.

Una replica a “27 dicembre 2020: una data da non dimenticare”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Condivido, come umanità in cammino, con un virus serpeggiante che fa vittime, ci si trova ridimensionati, meno diseguaglianza gli uni gli altri, più umili?, forse,consci di essere se non fratelli tutti,ma certo simili e per questo prezioso l’aiuto reciproco. piu consci del valore di un gesto buono, gentile che si era perso; alla cupidigia e alla arroganza si apprezza di più il giorno con quello che porta. Se la guerra ha dato luogo a uno spirito ricostruttivo,si ricorda uomini pieni di vitalità e animati da fede nel futuro, oggi da un correre a inseguire pianeti,a più innovazione, si guarda a start up, a dividere cibo con chi ha meno; a guardare la vita con occhi nuovi il suo valore e in quelli che abbisognano di cure per mantenerla. di un Dio che è venuto per questo a salvarla e ci ispira fiducia guardarlo piccolo e saperlo grande, potente nell’amore, e Lui che ci infonde speranza. Buon Anno e andiamo avanti tenendoci per mano

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