1° Maggio: la profezia sociale, economica e politica del cammino sinodale

Qual è il filo rosso che lega la festa dei lavoratori, la figura di Maria e il processo sinodale?
1 Maggio 2026
  • Foto di Vestfoldmuseene su Unsplash

Il mese di maggio, dedicato a Maria, comincia con la festa dei lavoratori e terminerà con la presentazione da parte della CEI delle Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia che indicheranno le priorità emerse dal cammino sinodale. Siamo di fronte ad una accozzaglia di elementi differenti e inconciliabili o c’è un filo rosso che li lega insieme?

Innanzitutto, non potrò mai dimenticare quando da giovane ascoltai per la prima volta la spiegazione del Magnificat di Maria e potei comprenderlo in tutta la sua portata attuale, teologica, sociale e politica: Dio, infatti, non solo ci «ricopre» e ci «sostiene» con il «suo amore» (Lc 2,50.54), ma anche «disperde i superbi nei pensieri del loro cuore / abbatte i potenti dai troni / innalza gli umili / ricolma di beni gli affamati / rimanda i ricchi a mani vuote» (Lc 2,51-53).

In secondo luogo, non si deve dimenticare il fatto che durante il cammino sinodale la voce dello Spirito ha parlato anch’essa, come Maria (DF 29; 155), con toni non solo teologici ma anche sociali e politici. Lo abbiamo già visto nel tempo quaresimale a proposito di quelli che ho definito i peccati sinodali, di solito commessi dai ricchi e dai potenti a danno delle vittime crocifisse sulla via della vita. E lo abbiamo cominciato a vedere in questo tempo pasquale con l’immagine della speranza sinodale rappresentata da un banchetto a cui tutti, ma veramente tutti, sono chiamati.

Oggi, puntiamo i riflettori su un’espressione significativa coniata dai padri e dalle madri sinodali, ossia quella della «sinodalità come profezia sociale» (DF 47; 153; cf. anche 121; DFCS 10) che, nel tempo del neoliberismo dominante e di quanto residua del collettivismo statalista, «ispira nuovi cammini anche per la politica e per l’economia» (DF 153): «viviamo in un’epoca segnata da disuguaglianze sempre più marcate, (…), dal predominio del modello di mercato senza riguardo per la vulnerabilità delle persone e della creazione… Pratiche autentiche di sinodalità permettono ai cristiani di elaborare una cultura capace di profezia critica nei confronti del  pensiero dominante» (DF 47; cf. anche DFCS 20; 26) e – sempre ve ne siano ancora tracce in qualche parte del mondo – del «comunitarismo sociale esagerato che soffoca le persone e non permette loro di essere soggetti del proprio sviluppo» (DF 48).

Affinché vi sia un «esercizio concreto» (DFCS 6) di questa profezia, che «circola ed è promossa» nella Chiesa universale e in quelle locali, è necessario che «i beni di ogni Chiesa siano condivisi in spirito di solidarietà, senza paternalismo e assistenzialismo» (DF 121; cf. anche DFCS 25, lett. c; 64), ossia che vi sia uno «scambio dei doni» tra Chiese cristiane in materia «di solidarietà a livello sociale» (DF 122), realizzando un «impegno coordinato su questioni sociali di rilevanza globale (…) in grandi ambiti geografici sovranazionali e interculturali come l’Amazzonia, il bacino del fiume Congo, il Mar Mediterraneo» (DF 120; cf. anche DCFS 18; 25, lett. f; 27, lett. a).

Perciò, come avevamo già evidenziato a proposito del dialogo ecumenico e interreligioso (con ebrei e musulmani), è fondamentale che sin dal livello della parrocchia venga sostenuto «l’impegno di tante persone che in modi diversi vivono e testimoniano la loro fede nella professione e nell’attività sociale, culturale, politica» (DF 117; cf. anche 58; DFCS 6; 41; 64; 68). Prevedendo e promuovendo, negli organismi di partecipazione, la presenza di «coloro che vivono in condizioni di povertà o emarginazione» e di «battezzati impegnati nella testimonianza della fede nelle ordinarie realtà della vita e nelle dinamiche sociali» (DF 106; cf. anche DFCS 65; 69). A partire dai giovani e dalle donne: i primi, in quanto «particolarmente sensibili ai valori della fraternità e della condivisione» e «di un impegno personale per una comunità accogliente e impegnata a lottare contro l’ingiustizia sociale e per la cura della casa comune» (DF 62; cf. anche DFCS 69, lett. b); le seconde, dato che «gestiscono scuole, ospedali e centri di accoglienza» e «sono a capo di iniziative di riconciliazione e di promozione della dignità umana e della giustizia sociale» (DF 60; DFCS 71; EG 103-104).

Ecco perché, in conclusione, i padri e le madri sinodali invitano il popolo di Dio a conoscere e praticare maggiormente «i temi della dottrina sociale della Chiesa» (DF 151; DFCS 22; 25, lett. a; 52, lett. b; EG 184; 221) – dignità del lavoro, economia equa e solidale, ecologia integrale, cura della casa comune, difesa della vita e dei diritti della persona, pace e giustizia – affinché la «costruzione di un mondo più giusto e fraterno» si manifesti come componente essenziale di una «missione evangelizzatrice» storicamente incarnata (DF 151; cf. anche DFCS 24-25; 27; EG 176ss.).

Buon 1° maggio, buon mese mariano e buona ripresa del cammino sinodale a tutte a tutti…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)