La Via Crucis della sinodalità

Continuare a pretendere una Chiesa sinodale significa anche custodire le voci ferite emerse durante il cammino sinodale: bambini, donne, persone con disabilità, vittime degli abusi...
3 Aprile 2026

I^ – LA STAZIONE DELLA TRISTEZZA

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora (Mc 14,32-35). Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza (Lc 22,45).

Nel corso del processo sinodale «“le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (GS 1) sono state ancora una volta le gioie e le tristezze di tutti noi, discepoli di Cristo» (DF 2). In particolare, «è stata espressa la tristezza provocata dalla mancata partecipazione di tanti membri del Popolo di Dio a questo cammino di rinnovamento ecclesiale e da una fatica diffusa nel vivere pienamente una sana relazionalità tra uomini e donne, tra generazioni e tra persone e gruppi di diverse identità culturali e condizioni sociali, in particolare i poveri e gli esclusi» (DF 36).

Ti preghiamo, o Signore, affinché noi cristiani,
a partire da chi esercita l’autorità,
diventiamo capaci di cogliere il velo di tristezza che
attraversa lo sguardo del nostro prossimo,
per avvicinarci «alla terra sacra dell’altro togliendoci i sandali» (EG 169)
ed essere, per quanto ci è possibile, «balsamo per le sue ferite» (E.Hillesum).

Padre nostro…

 

II^ – LA STAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITA’

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso e stava a mensa con lui (Mc 14,3).

«Delle persone con disabilità (…) riconosciamo le loro esperienze di sofferenza, emarginazione, discriminazione, a volte patite anche dentro la comunità cristiana, per atteggiamenti paternalistici di commiserazione» (DF 63).

Ti preghiamo, o Signore, di donarci la forza dello Spirito
per non dimenticare quando giudicavamo inopportuno
(se non impossibile per la dottrina) che
le persone con disabilità accedessero all’Eucaristia.
Fa che ci sentiamo in colpa e ci pentiamo per questo nostro passato,
ed impariamo, come ci ha insegnato papa Francesco,
ad inchinarci per baciare e lavare i loro piedi “feriti”.

Padre nostro…

 

III^ – LA STAZIONE DEGLI ABUSI DI POTERE

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Sorse anche una discussione su chi di loro potesse esser considerato il più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve… Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,24-27.31-32).

«La crisi degli abusi, nelle sue diverse e tragiche manifestazioni, ha portato sofferenze indicibili e spesso durature alle vittime e ai sopravvissuti, e alle loro comunità. La Chiesa deve ascoltare con particolare attenzione e sensibilità la voce delle vittime e dei sopravvissuti agli abusi sessuali, spirituali, economici, istituzionali, di potere e di coscienza da parte di membri del clero o di persone con incarichi ecclesiali» (DF 55).

Ti preghiamo, o Signore, affinché coloro che esercitano un’autorità nella Chiesa
comprendano quanto sia facile, per chi detiene un potere sugli altri,
manipolare, ferire e far soffrire.
Ti preghiamo, o Signore, affinché essi, seguendo l’invito di papa Francesco,
divengano capaci di dire in ogni relazione ecclesiale:
«grazie», «scusa», «permesso».

Padre nostro…

 

IV^ – LA STAZIONE DEI BAMBINI

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Mentre ancora parlava, gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo (Mc 14,50-52).

«Una società che non sa accogliere e custodire i bambini è una società malata; la sofferenza che molti di loro patiscono per la guerra, la povertà e l’abbandono, l’abuso e la tratta è uno scandalo che richiede il coraggio della denuncia e l’impegno della solidarietà» (DF 61).

Ti preghiamo, o Signore, per tutti i bambini, gli adolescenti e i giovani:
vittime innocenti o spettatori incolpevoli della violenza.
Fa sì che possano, anche da soli quando non ricevono aiuto da nessuno,
trasfigurare questa esperienza devastante
e non lasciarsene contagiare.

Padre Nostro…

 

V^ – LA STAZIONE DEI FERITI

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano (Mc 14,65). Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo (Mc 15,15-20).

«Abbiamo scorto i segni delle Sue ferite, trasfigurate da una nuova vita, ma incise per sempre nella Sua umanità. Queste ferite continuano a sanguinare nel corpo di tanti fratelli e sorelle, anche a causa delle nostre colpe. Fissare lo sguardo sul Signore non allontana dai drammi della storia, ma apre gli occhi per riconoscere la sofferenza che ci circonda e ci attraversa: i volti dei bambini terrorizzati dalla guerra, il pianto delle madri, i sogni infranti di tanti giovani, i profughi che affrontano viaggi terribili, le vittime dei cambiamenti climatici e delle ingiustizie sociali. Le loro sofferenze sono risuonate in mezzo a noi non solo attraverso i mezzi di comunicazione, ma anche nella voce di molti, personalmente coinvolti con le loro famiglie e i loro popoli in questi tragici eventi» (DF 2).

 Ti preghiamo, o Signore, di riuscire a vedere Cristo
nelle persone che incontriamo ogni giorno.
Ma soprattutto, ti preghiamo di riuscire a vederlo
nell’affamato e nell’assetato,
nello straniero e nel povero,
nel malato e nel carcerato (Mt 25,37-40).
Affinché anche le ferite di questi fratelli e sorelle
possano essere trasfigurate come quelle di Cristo:
con il Suo aiuto, con il nostro aiuto…

Padre nostro…

 

VI^ – LA STAZIONE DELLE VITTIME

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi sé stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!» (Lc 23,33.35-37.39).

«Molti hanno espresso la sorpresa di essere interpellati e la gioia di poter far sentire la loro voce nella comunità; non è mancato anche chi ha condiviso la sofferenza di sentirsi escluso o giudicato anche a causa della propria situazione matrimoniale, identità e sessualità» (DF 50).

Ti preghiamo, o Signore, affinché i cattolici tutti –
preti, laici e religiosi – non dimentichino quanto il cammino sinodale
abbia lenito ferite e sofferenze causate da giudizi crocifiggenti,
da identità escludenti, da parole troppo spesso insultanti e piene di scherno.
Ti preghiamo, o Signore, perché le comunità ecclesiali – come Gesù sulla croce –
abbiano il coraggio di continuare a dire ad ogni vittima della Storia:
«oggi sarai con me» (Lc 23,43) in quel pezzetto di paradiso
che stiamo provando a costruire sulla Terra.

Padre nostro…

 

VII^ – LA STAZIONE DELLE DONNE

Ti ringraziamo o Cristo e ti benediciamo, perché sulla Croce hai consegnato al Padre il tuo Spirito (Lc 23,46) che ancora oggi parla alle Chiese e vuole essere ascoltato (Ap 2,11.17.29; 3,6.13.22).

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo (Mc 14,3). Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala (Gv 19,25). Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea (…) osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento (Lc 23,55).

«Le ricorrenti espressioni di dolore e sofferenza da parte di donne di ogni regione e continente, sia laiche sia consacrate, durante il processo sinodale, rivelano quanto spesso non riusciamo» a «vivere relazioni che rispettano l’uguale dignità e la reciprocità tra uomini e donne» né ad «accogliere e rispettare, nei diversi modi e nei diversi contesti in cui si esprime, questa differenza che è dono di Dio e fonte di vita» (DF 52).

Ti ringraziamo, o Signore, perché hai creato l’essere umano
 a Tua immagine e somiglianza: maschio e femmina lo hai creato (Gn 1,27).
Ti ringraziamo, o Signore, perché allora sei Padre,
ma – come ci ha insegnato Giovanni Paolo I – sei anche Madre.
Ti ringraziamo, o Signore, per Eva, Sara, Rebecca e Miriam,
ma anche per Tamar, Rahab, Ruth e Betsabea;
per Anna, Elisabetta e Maria, ma anche
per Maddalena, Febe e l’anonima emorroissa.
Ti preghiamo, o Signore, affinché sappiamo sempre più riconoscere
la Tua scintilla che si dipana tra il maschile e il femminile…

Padre nostro e Madre nostra che sei nei cieli…

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