Il senso della vita: un cammino condivisibile?

Il presidente della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Paglia, e il sociologo Luigi Manconi dialogano sui possibili sentieri, percorribili insieme, quando ci si confronta sulle questioni fondamentali della Vita.
23 Aprile 2021

Già recentemente era stato evidenziato qui su VinoNuovo come la Pontificia Accademia della Vita si fosse esposta (con un tweet) per ricordare positivamente un uomo (Hans Kung) che aveva sempre camminato teologicamente sulla frontiera. Ora, non possiamo non segnalare un saggio, pubblicato da Einaudi, che vede protagonisti il presidente della Pontificia Accademia, Monsignor Vincenzo Paglia, e il sociologo Luigi Manconi. Un credente e un «poco credente» (come lui stesso si definisce) che dialogano su «Il senso della vita». Sostando sul confine, ma senza porsi in trincea: «le posizioni restano su alcuni temi lontane, molto lontane e non componibili. E tuttavia, alla fine del libro, non si oppongono più due certezze: si incontrano, piuttosto, due ricerche» – affermano i due autori nell’introduzione.

Anche per questo il libro è già stato presentato da Fabio Fazio durante la trasmissione Che tempo che fa (18 aprile) e poi da Enzo Bianchi su La Stampa (20 aprile) e Concita De Gregorio su La Repubblica (21 aprile). Il compito, infatti, non era facile, dato che il dialogo verte anche su temi ancora «divisivi» (omo-sessualità, maternità surrogata, migrazioni, droga, carcere, ecologia, eutanasia, guerra), ma – afferma Enzo Bianchi – i due uomini hanno saputo «incontrarsi senza pregiudizi e confrontarsi senza preclusioni» sulle «reciproche spiritualità»: «non cercano accordi o compromessi» su «idee, prospettive e visioni dell’uomo e della vita diverse e talvolta incompatibili», ma desiderano comunque «ascoltarsi e riconoscersi», «in una dialettica in cui la de-culturazione dell’evangelizzatore si accompagna alla in-culturazione del vangelo».

È chiaro – prosegue Enzo Bianchi – che tutto ciò è potuto avvenire perché l’altro è stato avvicinato come «soggetto da accogliere nella sua unicità, con la ‘sua’ verità» e «gli ‘altri’ non sono gli avversari della verità bensì occasioni per interrogativi, ricerche, approfondimenti». Di conseguenza, «il discernimento della ‘propria’ verità non potrà avvenire senza l’altro, né tanto meno contro l’altro», ma «in virtù della rinuncia ad essere ‘padroni di casa’, unici detentori del senso e proprietari della verità».

In tal senso, allora, si comprende perché Concita De Gregorio parli con trasporto ed entusiasmo di questo saggio come di un «miracolo», di un «meteorite fuori orbita capace di generare sorpresa, dubbio, commozione e sorrisi dalle infinite sfumature della complessità», dunque di un «»balsamo», nonostante – o forse proprio perché – «il libro parte da posizioni molto lontane e approda a un minor attrito, seppure quasi mai alla condivisione piena su quasi nulla: convergenze parallele» nella «terra di nessuno». In quella terra dove – come emerge dal confronto in tv – il senso profondo della libertà (e della rivendicazione della autodeterminazione) è reso opaco dall’esperienza di solitudine che sempre più diffusamente vivono gli uomini e le donne del nostro tempo.

Per questo, affinché tale solitudine non produca vittime che sarebbero tali solo perché ‘colpevoli’ di non aver incontrato nella loro vita un buon samaritano, monsignor Paglia e Luigi Manconi sembrano concordare sulla richiesta a tutti noi di un surplus di fraternità. Per questo, anche solo come esercizio volto a non ritrovarsi – come avverte Fabrizio Mastrofini – tra «chi invece ha risolto tutti i problemi – gli intransigenti da una parte e dall’altra [che] certo troveranno “inutile” leggere» questo saggio, noi lo leggeremo (e ci ritorneremo sopra più approfonditamente), esortando i nostri lettori a fare altrettanto.

Una replica a “Il senso della vita: un cammino condivisibile?”

  1. Gian Piero Del Bono ha detto:

    I due uomini hanno saputo “confrontarsi senza preclusioni» sulle «reciproche spiritualità».
    La” spiritualita’” di Manconi la conosciamo bene : basti dire che si e’espresso pubblicamente a favore del l’eutanasia, anche dei bambini.
    E’la spiritualita’ di Paglia che fatichiamo a comprendere : benche’sia presidente dell’Accademia per la Vita sembra avere tutte altre intenzioni che la difesa della vita. Sembra un radicale travestito da prete cattolico. Ma non sarebbe piu’ onesto come politico del partito radicale?

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