Relazioni omosessuali e accoglienza ecclesiale

Nei giorni in cui Suor Jeannine Gramick ci racconta della lettera di Papa Francesco per i suoi 50 anni di ministero LGBT è importante segnalare il libro di Antonio De Caro "La violenza non appartiene a Dio"
14 Gennaio 2022

Una struggente canzone svedese, carica di dolore e speranza; una suggestiva chiesa gotica, nel cuore della Palermo araba: sono tra i simboli più potenti del percorso spirituale di Adriano e Gabriele. I due stanno insieme da molti anni e vivono il loro amore come progetto di cura e impegno per il bene dell’altro; spesso, però, soffrono, come altri omosessuali credenti, perché la comunità ecclesiale non sempre ha saputo riconoscere in pubblico il loro amore, per non parlare della sua benedizione.

Intrecciando interpretazioni bibliche, esperienze di vita, riflessioni morali, ho cercato di creare uno spazio di ascolto per le relazioni omosessuali, nella convinzione che in ogni amore sincero si rivelino la benevolenza e l’alleanza di Dio, malgrado quella che a volte appare come un’insensibilità della Chiesa.

Ispirato dallo stile dello storytelling e della testimonianza, ho tentato di dimostrare che anche le relazioni omosessuali possono essere fondate su un serio progetto etico e su un forte senso della famiglia. Come per Mila, figlia di Iorio -protagonista dell’omonimo dramma dannunziano- l’incontro con l’amore autentico può risanare e salvare le persone, perché in ogni vita possa riecheggiare questa consolazione: rinata fui quando l’amore nacque.

Certo, premessa necessaria che funga da coordinata di fondo, utile a guidare la riflessione successiva, è l’esigenza di un’etica “per l’uomo”: un’etica della coscienza in cui Dio è garante di un bene davvero percepibile e accettabile come tale dagli esseri umani, e non il detentore di un potere arbitrario, insondabile ed incomprensibile.

Sarà poi a partire dall’esempio dei genitori che accettano con amore i loro figli e le loro figlie LGBT+ che proveremo a comprendere come la Chiesa Cattolica non possa praticare un’accoglienza diversa, se vuole essere davvero metafora di Dio. Spesso, invece, le espressioni del Magistero rivelano una retorica dell’esclusione che contrasta con le forme adeguate al rispetto e alla cura e rischia di condannare le persone LGBT+ ad una vita senza relazioni d’amore.

Ossessionata a volte in modo ideologico, la comunità ecclesiale ha per lungo tempo negato alle persone LGBT+ spazi di ascolto e comprensione profonda, inducendole ad improbabili e pericolosi percorsi di negazione e odio per sé stesse, persino quando, con umile perseveranza, gli omosessuali credenti hanno dimostrato di voler cercare un’autentica relazione con Dio e con la comunità di fede.

Ciò nonostante, sarebbero possibili alcune facili svolte pastorali per l’ascolto, l’accoglienza e l’integrazione. Una sana educazione all’affettività e alla sessualità mira, invece, a trasmettere autostima, empatia, rispetto per sé stessi e per gli altri, non certo a coartare l’orientamento sessuale e le scelte di vita dei giovani.

Sul piano biblico e teologico, è certamente possibile ripensare il problema -per esempio, a proposito della “legge morale naturale”- e muoversi verso una relazione nuova fra verità e carità, le quali non possono rimanere dissonanti fra di loro, grazie ad un’esegesi più attenta, competente e sensibile della Scrittura, alla ricerca della sua autentica forza di risanamento e liberazione.

Seguire gli impulsi della Parola di Dio e della teologia permette quindi di cogliere la presenza dell’amore anche nelle relazioni omosessuali, che possono essere chiamate ad un progetto di famiglia e di benedizione, senza per questo dover negare il valore della famiglia tradizionale. Anche nella coppia omosessuale l’intimità fisica può evolvere dal livello puramente istintuale ad un livello alto di comunicazione e comunione, coerente con i criteri del Vangelo e alieno da ogni superficiale accusa di “relativismo”: un amore responsabile e per questo sponsale.

Manifestazione di questa maturazione umana e sociale è la visibilità, che non va confusa con l’ostentazione o l’esibizionismo, ma intesa come dono autentico e coraggioso della propria identità, allo scopo di costruire relazioni umane solide e leali. I cristiani LGBT+ professano la stessa fede degli altri cristiani in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Si sentono sostenuti dai sacramenti, avvertono il conforto materno di Maria e confidano nella comunione dei santi. Possono, dunque, anche oltrepassare le barriere erette dagli uomini, che pretendono di parlare a nome di Dio, per riconoscersi in una Chiesa davvero universale ed inclusiva.

Anche da soli, cioè al di fuori del recinto dei riti istituzionali, i cristiani omosessuali hanno dovuto imparare ad incontrare Cristo: ciò significa attingere alla salvezza e alla speranza, sapere di essere consolati ed accolti. Significa anche aprirsi al perdono, che però non cancella la memoria della sofferenza: la trasforma, piuttosto, in impegno per diffondere la speranza nella resurrezione che l’amore rende possibile per tutti. Significativi, in tal senso, i due brani poetici che sugellano la storia e le riflessioni proposte: Diluvio e Preghiera di Riconciliazione.

 

3 risposte a “Relazioni omosessuali e accoglienza ecclesiale”

  1. Giuseppe Risi ha detto:

    Credo che su questo tema il CCC e tutti i documenti ecclesiastici connessi o collegati debbano essere radicalmente aggiornati.
    Anche se, ormai, la realtà sta superando l’antica e obsoleta disciplina (a cui ancora però si agganciano questi rigoristi ai quali piacciono tanto i veti vetusti e immotivati).

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Dio ha pensato di dare completezza alla natura dell’uomo creando la donna; simile ma non uguale a partire dal fatto di a loro volta procreare., da qui si ha la famiglia, i popoli, le Nazioni un caleidoscopio di colori,lingue, storia,tradizioni. Questo ha fatto e al di fuori di questa realtà non ne è immaginabile una altra. Perfino il Figlio suo è nato da ‘donna”; poteva essere diversamente certo nulla gli era impossibile, ma no, doveva darci un modello di amore in quella Santa famiglia cui riferirci. Solo così l’amore è stato coniugato a essere tale anche perché potessimo accedere a santità per appartenere al suo regno.Le Scritture così fanno sapere

  3. Luigi Autiero ha detto:

    Salve , partendo dal presupposto che, il rispetto si debba ad ogni essere umano poichè IL Giudizio spetta a Dio, ecco che è esplicito che Dio chiama tutti a Ravvedimento e alla conversione a motivo del fatto che tutti abbiamo peccato…, come recita il testo biblico.
    Dunque a riguardo di questo tema ,credo che senza anteporre le nostre convinzioni “spesso da buonisti” occorre restare a ciò che insegna la Parola di Dio in Romani 1, 18-31 … e ancora in 1 Corinti 6,9…
    Saluti

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