Non farti cadere le braccia

La richiesta del Papa, con le mani alzate, di pregare per lui ricorda la preghiera di Mosè dell'esodo...
21 Luglio 2021

La fragilità di Francesco in queste ultime settimane mi ha riportato alla sera di quel 13 marzo di otto anni fa.

Il suo chiedere a tutti noi di pregare per lui era iniziato proprio lassù, su quel balcone sontuoso della Basilica di San Pietro.

Candidamente chiese, umilmente appoggiò le sue braccia su di noi e con semplicità disarmante ci disse “vi chiedo un favore” così come fai quando affidi qualcosa di importante a chi ti è caro. Ci chiamò subito fratelli e sorelle perché la sua preghiera quella sera era l’inizio di “un cammino di fratellanza, amore e fiducia”.

Francesco ci insegnò a chiedere, a chiedere la “preghiera di voi su di me”, come in italiano un po’ buffo ci propose con novità, invitandoci al silenzio della piazza, a quel silenzio che fece abbassare le teste di migliaia di fedeli, al silenzio che fece da ponte col Signore e implorare per lui benedizione. Dalla Loggia centrale, Francesco prima di benedire il suo gregge, ci manifestò il bisogno di sentirsi sorretto e fece della preghiera “l’uno per l’altro” il suo vero e sincero punto di partenza.

Pregate con me, pregate per me.

Non è facile, né immediato domandare preghiera per sé stessi. Si ha sempre paura di implorare attenzioni sulla propria persona, di mettersi in qualche modo nei pensieri dell’altro. Ma non è così.

È molto più facile dire “prego per te” che chiedere “prega per me”.  È un atto di umiltà molto forte, una richiesta di aiuto e condivisione profondamente fraterna. Anzi, sa di filiale, di bambino che mette il suo bisogno di aiuto nelle mani di chi ama.

Colpì il mondo intero quel silenzio di preghiera.

La comunità ecclesiale coinvolta, così come Hur e Aronne fecero con le braccia di Mosè.

Oggi come ieri.

Le braccia alzate di Francesco sono come le braccia di Mosè sul colle, in preghiera di fronte ad Israele combattente contro Amalek a Refidim (Esodo 17, 8-16). Braccia alzate al Signore, braccia stanche a volte, braccia che chiedono sostegno. E l’immagine di Hur ed Aronne che a destra e a sinistra di Mosè gli sorreggono le mani è esattamente quello che Francesco ci chiede in questo suo cammino. Molte volte lo ha fatto in questi anni, con semplicità e franchezza. La battaglia per cui lui sta chiedendoci preghiera è su molti diversi fronti: sono le difficoltà, le ingiustizie, le divisioni, gli scandali, le chiusure e le povertà. Sono tutti pesi sulle sue braccia stanche.

E lui, come Mosè, chiede sostegno, preghiera.

C’è chi combatte sul campo e chi prega, proprio come le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria. Ed il senso di questa preghiera comunitaria è una forza che dà significato alla nostra fede: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome,lì io sono in mezzo a loro” (Mt.18, 15-20).

Le mani al Signore di Francesco dal balcone del decimo piano del Policlinico Gemelli continuano a chiederci di essere questo tipo di Chiesa. La gente là sotto, noi dalle nostre case, i bambini malati vicino a lui… siamo tutti come Hur ed Aronne. E le braccia del Papa, appoggiandosi a tutti noi, mettono in circolo quella fratellanza, quell’amore e condivisione di sé, che sono il segno dello stesso allargamento, abbandono e amore totale delle braccia di Gesù inchiodate sulla croce… che a destra e a sinistra aveva solo i due ladroni.

E’ nella povertà, nella sofferenza, nel peccato anche, che si incontra il desiderio di pregare davvero, per l’uno e per l’altro, come disse Francesco appena eletto come nostro pastore e guida.

Così le sue mani rimasero ferme” va avanti poi l’Esodo…  è una preghiera che non ha più stanchezza, è perseverante e fraterna, è quella vera.

 

Una replica a “Non farti cadere le braccia”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Si, e in disuso oggi dire di pregare la divinità, manifestare un credo fuori casa. Sono altri gli idoli assurti a essere ammirati, tanti che incarnano le passioni che riempiono piazze canore e stadi osannanti e battimani in tante occasioni. . Lui, il Papà cristiano, un saluto buongiorno, calda voce famigliare, che a tutti augura buon pranzo senza mancare prima di parlare coinvolgendoci di problemi di altri Fratelli vicini e lontani e quel “pregate per me” implica una altra Presenza quel Dio che viene oggi tenuto fuori dalla porta, Come certa immagine stampata di un Gesù che sta su una porta in procinto di entrare e la una preghiera a benedire la casa, Anche era raccomandazione materna rivolta al al figlio nel recarsi a scuola”fai il bravo, comportati bene”; quasi preghiera per ricordare quanto insegnato, e in caso di bisogno di dire una preghiera. Si, e tutto rassicurante, da concretezza alla speranza ed è segno di amore trinitario per me, per te, per l’Alto.

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