Ascesi e discesa: i due movimenti del Cristo

Il sacrificio e l'ascesa di Gesù, una volta per tutte, rendono secondari i nostri sacrifici e le nostre ascesi quando il Suo spirito abita in noi?
1 Giugno 2025
  • Perugino, Ascensione, (1500, Lione)

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

Le letture di oggi ci parlano dell’ascensione di Cristo al cielo. Questo “avvenimento a un tempo storico e trascendente” (CCC n. 660) viene riportato da Luca nel suo vangelo e poi negli Atti degli apostoli, che ne sono la continuazione.

Mi sembra importante soffermarsi sulla sua collocazione: il racconto più esteso dell’ascensione che abbiamo viene inserito all’inizio degli Atti, il testo più antico sulla vita della Chiesa primitiva. Notiamo prima di tutto dei riferimenti letterari: la salita, in ambito biblico, rappresenta l’avvicinamento alla dimora di Dio (anche il grande profeta  Elia venne rapito in cielo), la nube rappresenta il legame tra cielo e terra, il numero 40 simboleggia  un periodo di prova e di rinnovamento (i 40 giorni del diluvio, i 40 anni del popolo ebraico nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto, i  40 giorni delle tentazioni di Gesù, ecc.).

Luca quindi, richiamando questi significati biblici, vuole sottolineare l’importanza di questo evento che da una parte rimanda alla grande tradizione biblica, dall’altra però introduce qualcosa di radicalmente nuovo. Ce lo spiega bene san Paolo: “Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di sé stesso”.

Gesù Cristo è “l’unico sacerdote della nuova ed eterna alleanza” (CCC n. 662), il sacerdozio precedente è abolito e con esso anche la ritualità dei sacrifici: non servono più, il sacrificio di Cristo è unico e definitivo; il peccato è stato per sempre sconfitto (non nel senso che non esiste più, ma nel senso che qualunque peccato può essere perdonato e ogni essere umano può essere salvato).

Tutto questo Luca lo inserisce all’inizio del libro degli Atti, quindi lo pone a fondamento della storia della comunità cristiana. Allora ci dobbiamo chiedere: cosa ha significato l’ascensione nella vita degli apostoli e cosa significa per  noi credenti di oggi?

Prima di tutto, notiamo che “egli si mostrò ad essi vivo” e che “si trovava a tavola con loro”: Gesù continua a condividere la quotidianità con i suoi discepoli: neppure dopo la resurrezione, quando si è manifestata la sua potenza divina, si mette a distanza dagli esseri umani. Gesù si pone e resta in mezzo a noi, sempre e per sempre: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20b).

E come si concretizza questa presenza di Cristo dopo che lui è asceso al cielo? Attraverso il dono dello Spirito Santo: “riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. La tradizione liturgica cristiana colloca la solennità dell’Ascensione (attestata a partire dal IV sec.) dopo la Pasqua e prima della Pentecoste, evento che completa la resurrezione di Gesù e che dà inizio alla vicenda della comunità cristiana nella storia.

Gesù afferma: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. E aggiunge: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 18-20a). Il potere divino di Gesù risorto è trasmesso ai suoi discepoli a cui viene dato il compito di proclamare il vangelo nel mondo. L’incarnazione è stata una condivisione, poiché Gesù ha condiviso la condizione umana, ma anche la resurrezione è una condivisione, poiché Gesù lascia il suo potere e la sua forza ai discepoli che dovranno continuare la sua opera nel mondo.

C’è qualcosa di grandioso in tutto questo, di profondamente emozionante, in qualche modo sbalorditivo. Ma possiamo davvero fidarci? Ci risponde ancora  san Paolo nella lettura di oggi: “Poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso”.

Ed è proprio da questa fiducia in Cristo Gesù che nasce la fede, la speranza e la gioia.

8 risposte a “Ascesi e discesa: i due movimenti del Cristo”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    …”andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato “. E’ certamente cosa grandiosa questo dono che ci viene da Gesù Cristo,! Imparando …a osservare tutto ciò’ che Egli ha comandato” E questo ci e possibile grazie allo Spirito Santo. Avere dunque Fede “…perché è degno di Fede colui che ha promesso” Il potere divino è riversato sugli apostoli e quindi a chiunque osservi la Sua Parola. L’uomo si salva se la osserva, la fa sentiero di vita cui incamminarsi. una scelta, implica l’avere Fede, un impegno di operare come ha raccomandato, Questo da speranza in tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, a vincere anche paure in quanto con una disinvolta leggerezza si sente pronosticare da uomini di governo possibile allargamento dei conflitti in atto. Invece che Pace.

  2. Alberto Ghiro ha detto:

    Grazie M.G. perché non ti fermi alla razionalizzazione del racconto del dogma per darne una più accettabile visione moderna ma giustifichi quello che in dogma è in realtà, ovvero la verbalizzazione di un sentimento tipicamente associabile alla fede popolare. È solo attraverso il sentimento che tu richiami che si può percepire quanto lo spirito sia qualcosa di reale per ciò che il fedele sente senza darsi troppe motivazioni e ciò che si può capire vedendo come la diffusione della parola abbia prodotto così tanto senza altra forza trainante che lo spirito e tutto il peccato che l’ha accompagnata. Lo spirito si fa ancora sentire in modo reale, nonostante tutto e tutti, quando l’interpretazione della parola suscita l’emozione che tu ben descrivi.

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Giorni fa ad un incontro di esegesi il mio vicino metodista sosteneva che il libero arbitrio non esiste e che solo la Grazia di Dio ‘salva’.
    Non mi sembra lontano da:
    “la salvezza è dono gratuito di Dio attraverso il sacrificio di Cristo, a noi è richiesto di accoglierla con gioia e gratitudine”
    Tralascio Girard ed il famoso Salmo.. per riferirmi al tuo:
    Sacrificio e ascesi .. come distacco dal mondo. Solo per dire che imo SE ci salviamo è solo grazie a ciò che facciamo sporcandoci le mani con questo disumano mondo.
    Vedi, quando leggo Eckart, Silesius, la Porete, la Weil, Vannini… mi chiedo:
    Possibile che si salvino solo quelli di qs. via così elitaria?? Ma cosa la differenzia dalla gnosi?
    Da Pietro. In ricerca..

  4. Paola Meneghello ha detto:

    A meno di non credere ad un Gesù
    uomo inconsapevole di se stesso, credo che tutta la vicenda umana di Gesù parli di dono totale di sé, di scelta libera, da Spirito cosciente quale era, ben lontano dall’idea di sacrificio, che sa di costrizione.
    Come un Respiro, tutto ciò che si riceve in sé, lo si riversa fuori di sé.
    Discesa ed ascesi, non sono altro che l’Eterno movimento di Dio.
    Se il Cristianesimo è rivelazione di Dio, è questa rivelazione dello Spirito divino nella storia umana, quindi anche in ognuno di noi, che non può smentire tale eterna Legge.
    Il peccato è tenere per sé, anziché riversare fuori, forse, ma ciò denota solo che non si è ancora così pieni di Dio, che non ci si è abbastanza svuotati, per potersi riempire e poi riversare.
    Non ci si è ancora identificati come Acqua di Sorgente che sempre fluisce, si è ancora nell’inconsapevolezza di sé.

  5. Pietro Buttiglione ha detto:

    @M.G.Giordano
    Nel sottotitolo poni una ?.
    E la risposta??
    Ciao

    • maria grazia giordano ha detto:

      I nostri sacrifici e le nostre ascesi hanno senso solo se li viviamo come un distacco dagli “idoli” terreni, se ci aiutano a fare spazio dentro di noi staccandoci dalle seduzioni del mondo per fare spazio alla volontà di Dio nella nostra vita. Non hanno senso se sono solo dei vuoti rituali o se pensiamo di guadagnarci la salvezza attraverso di essi: la salvezza è dono gratuito di Dio attraverso il sacrificio di Cristo, a noi è richiesto di accoglierla con gioia e gratitudine

  6. Roberto Piva ha detto:

    “La presenza di Gesù si concretizza con il dono dello Spirito”: come passare dal sacramentalismo alla realtà? Ovvero come liberare lo Spirito dalla gabbia che gli è stata costruita affinché si effonda per dare una svolta ad un cristianesimo smorto e vecchio?

    • Daniela Manicastri ha detto:

      Sottolineo la liceità della tua domanda.
      Umile risposta: avere il coraggio di uscire dai binari fissati, di deragliare, di seguire i propri dubbi e percorrere una strada, a volte piuttosto solitaria, ma densa di nuove interpretazioni che comunque necessitano di verifiche. Non avere paura di essere eretici, all’occorrenza, ma amare questi nuovi stimolanti pensieri.

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