Parliamo davvero del papa e dei gay?

Non stiamo parlando di papa e gay, ma del punto centrale del cristianesimo
23 Ottobre 2020

Evgeny Afineevsky forse lo sapeva. O forse lo sperava. La frase di Francesco inserita nel suo docufilm sul papa non poteva non passare inosservata. E quindi l’attenzione sarebbe arrivata di riflesso anche sull’opera cinematografica.

Direi che era una previsione abbastanza facile. Un papa che, parlando dei gay, ha il coraggio di dire ciò che il Catechismo afferma e di tirarne una conseguenza sul piano della società civile, di questi tempi scandalizza, sia chi sta a destra che chi sta a sinistra.

Lascio ai moralisti accapigliarsi sulle conseguenze etiche (se ce ne sono) delle affermazioni di Francesco, contenute del documentario sulla sua figura, presentato due giorni fa alla festa del cinema di Roma. Lascio ai giuristi definire se e come inquadrare le differenze (se ce ne sono) tra queste affermazioni del papa e l’attuale visione giuridica della famiglia. Lascio ai teologi della sessualità l’elaborazione concettuale dei cambiamenti (se ce ne sono) sul senso della sessualità nella fede.

A me colpiscono due altre cose.

Primo. Il perfetto parallelismo delle opposte reazioni, da destra e da sinistra, che rivelano come, sotto l’opposizione sui contenuti, qualcosa del modo di vedere il rapporto col peccato sia condiviso da entrambi questi schieramenti: quando il papa riconosce che i gay, come tutte le persone umane, hanno diritto ad una copertura giuridica della loro condizione relazionale, sia a sinistra che a destra si pensa che un rapporto sessuale gay non sia più peccato. E, ovviamente, una fazione ne è felice e l’altra ne è scandalizzata. Ma forse, l’ennesimo scontro sul piano etico, serve proprio a nascondere questa condivisione di fondo. In sostanza, al di là delle affermazioni di principio, sia di qua che di là, non si riesce a distinguere sul serio tra peccato e peccatore.

Secondo. Tale mancata distinzione si appoggia su una condivisione, non mai dichiarata esplicitamente, della base ontologica con cui viene definito il peccato: una assenza di bene. Perciò bene e male non possono coesistere nella medesima azione e, conseguentemente, il male può essere vinto solo se viene annientato e sostituito dal bene. Perciò chi fa il male non può essere abitato contemporaneamente dal bene. Non è un caso che a destra si rifiutino alcuni diritti civili ai gay e contemporaneamente si accetti la pena di morte (vittoria sul male con il suo annientamento fisico) e a sinistra si annienti il male negandogli semplicemente la sua consistenza oggettiva (vittoria sul male con il suo annientamento concettuale).

Di passaggio è interessante notare come, tale posizione teologica sul male sia stata generata da una interpretazione protestante di alcuni passi di Sant Agostino, in cui sia la destra che la sinistra affondano inconsapevolmente le radici. In realtà il Vangelo è molto più in sintonia con alcuni altri passi di sant’Agostino, in cui si afferma che il male non è mancanza di bene, ma la riduzione del bene, la sua amputazione parziale, che ne produce una distorsione e una pazzia, ma senza cancellare totalmente il bene di fondo, che pure resta in ogni azione peccaminosa.

Differenza sottile, troppo forse, per essere rilevata da giornalisti frettolosi e poco competenti e da persone che reagiscono essenzialmente di pancia, ma che oggi sembrano essere la maggioranza. Differenza però essenziale per leggere le parole del papa nel senso genuino. Ogni peccatore, pur restando tale, è amato da Dio così com’è. Perciò resta sempre possessore della dignità dei figli di Dio. E tale amore fa sì che, pur senza saperlo, ogni atto di peccato continui ad avere una traccia di bene che lo rende possibile.

Perciò, se vogliamo che il peccatore possa essere redento, non serve che lo possiamo ridurre di valore, contenere, emarginare o eliminare. La redenzione del peccatore, nel cristianesimo, passa invece dall’assunzione del peccato e dall’amore per il peccatore, che è l’unica cosa attraverso cui egli può riconoscere il bene impazzito che ancora risiede nelle sue azioni e da lì recuperare la strada per un bene intero e non più solo parziale. “Amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia” non è solo un precetto etico. È la dinamica di base con cui Cristo vince il peccato. Altrimenti la sua morte in croce, davvero si svuota di senso.

Non stiamo parlando di papa e gay, ma del punto centrale del cristianesimo

14 risposte a “Parliamo davvero del papa e dei gay?”

  1. Francesco Pieri ha detto:

    Mi sembra che tutte le ricostruzioni venute successivamente e la nota esplicativa ai nunzi apostolici permettano di dire che il Papa difendeva la necessità di una legge per i diritti delle persone conviventi (che possono essere cugini, amici, preti…) senza con ciò riconoscere un particolare valore all’eventuale legame omosessuale

  2. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Entro nel messaggio di Risi per chiedere:
    E se la CC la smettesse semplicemente di infilarsi nel letto degli altri?
    Se lo facessero due coniugi… sarebbe lo stesso x la CC? Sì o no? E se no, perché? E se sì come mai l’approccio è diverso?

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    A completare Romani 2.1) “,poiché ciò che Di Dio si può conoscere e’loro (anche a noi) manifesto; Dio stesso lo ha manifestato: le sue perfezioni invisibili,la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da Lui compiute. Pur avendolo conosciuto, non lo hanno glorificato ne ringraziato, si sono perduti in vani ragionamenti…… Ma se c’è la vita carnale c’è anche quella spirituale, Dio ama , Chi ci separerà dall’amore di Cristo?Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole . Ovvio quindi che chi si rivolge a chiedere aiuto alla Chiesa aspiri a un raggiungere una dignità da Figlio di Dio, e Dio e anche colui che giustifica. Cristo Gesù è morto e risorto e sta alla destra di Dio e intercede per noi. Vero e che l’uomo è libero di fare le sue scelte, sapere che vi è una possibilità di salvezza e pure consolante, per questo l’importanza della Chiesa.ospedale da campo!

  4. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Le sacre Scritture sono guida di verità; la parola del Santo Padre non sarebbe Vera se non discendesse da queste. (Romani 4) “Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia”. così anche Davide proclama beato l’uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere:”Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti:Beato l’uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato”…Giustificati dunque per Fede Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi. “” Ora la Fede apre a chiunque si voglia salvare in qualsiasi stato si trovi,la differenza sta nel male che si compie quando si offende Dio deliberatamente. Romani1) L’ira di Dio si rivela dal Cielo contro ogni e pietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia. Il Santo Padre mi pare segua questo tracciato.

  5. Enrico Rivera ha detto:

    Rispettare i gay é una cosa sacrosanta, perchè troppo male é stato ingiustamente fatto a queste persone, anche da quei cristiani che avrebbero dovuto amarli e non solo nasconderli nei seminari e nelle cofraternite. Occuparsi degli aspetti giuridici delle coppie gay, invece, mi pare molto ambiguo e gratuito. La Chiesa cattolica prosegue così con la sua politica dei doppi estremismi: no alla contraccezione nelle coppie etero e si alla normalizzazione delle coppie omo. Santa Chiesa noi ti amiamo ma tu fai di tutto per gettare lo scompiglio nel Santo Vangelo ….

  6. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Segnalo solo l’interessante coincidenza dell’uscita mediatica di parole papali pronunciate in una intervista del 2018, e riesumate oggi a pochi giorni dell’approvazione o meno in Parlamento della Legge Scalfarotti-Zan contro la “omotransfobia” Che meraviglioso endorsement papale! Che schiaffo per la CEI ! E poi dice che il papa non si deve intromettere nelle leggi della stato laico… Ma forse questo valeva solo x Benedetto e GPII, i papi “reazionari”

  7. Giuseppe Risi ha detto:

    Oggi il card. Muller, in una intervista al Corriere, ha detto apertamente che il papa non fa il suo mestiere: non difende il depositum fidei, anzi lavora contro, scandalizzando e confondendo i bravi cristiani. E il papa non va ascoltato quando è chiaramente in contrasto con la Parola.
    Probabilmente dice apertamente ciò che molti cardinali e vescovi pensano ma non osano dire.
    Anche tra la gerarchia si è ormai aperto un processo (dopo decenni di sostanziale immobilismo).
    Interessante!

  8. Giuseppe Risi ha detto:

    Concordo con Gabriele Cossovich: come fa la Chiesa ad essere accogliente con i gay se continua ad affermare apertamente e ufficialmente (nel CCC) che appena essi provano a realizzare la loro natura vivono rapporti disordinati? O vivono da castrati, da eunuchi, da forzati vergini oppure sono giudicati peccatori seriali meritevoli di condanna eterna.
    Francamente mi pare che se le cose rimangono come stanno, l’accoglienza e la non discriminazione di cui pure la Chiesa parla (Francesco compreso) non possono che apparire false, enormemente insufficienti.
    Certo che Francesco, sulla questione della tutela legale delle ocivili, con poche battute ha compiuto una bel passo, sconfessando secoli di eccessive rigidità ecclesiastiche (anche senza modificare la dottrina). Ha attivato un bel processo, chissà dove porterà.

  9. Gabriele Cossovich ha detto:

    Carissimo Gilberto, stavolta ti seguo fino a un certo punto. O meglio: sono d’accordo con te che le parole del Papa non dicano niente di più di quello che, in modo corretto e puntuale, indichi. Così come condivido i fraintendimenti che segnali nelle interpretazioni “di destra e di sinistra”. Mi chiedo però se tutta la questione riguardante la Chiesa e le persone che vivono rapporti sessuali omosessuali, il rivolgersi, il parlare a loro da parte della Chiesa, sia davvero, sempre e in ogni caso, ri(con)ducibile al tema dell’accoglienza-amore per il peccatore. Oppure se il passo che oggi ci è chiesto di fare a livello di pensiero cristiano (e che, sia chiaro, il Papa non fa in quello che ha detto!) non sia andare oltre: guardare questa realtà provando a vedere se davvero non sia possibile considerarla qualcosa di diverso dal peccato. Certo, rimettendo in gioco tanto della concezione che abbiamo su sessualità, corporeità, ecc…

    • gilberto borghi ha detto:

      Questione vera che non ho affrontato nel mio post, ma che non si risolve dicendo che un rapporto omosessuale è una cosa buona. Perchè il recupero di una concezione più intera della sessaualità si gioca prorpio sul tornare a valorizzare la relazione fisica tra due corpi che sono fatti per compenetrarsi uno con l’altro….

      • Gabriele Cossovich ha detto:

        Personalmente credo che a determinate condizioni la valutazione possa essere meno drastica. Grazie per la condivisione!

  10. Lucio Fabbian ha detto:

    Tutto interessante ma…
    Cercate l intervista originale di papa Francesco e non solo i resoconti giornalistici. Purtroppo è in spagnolo, ma vedremo cosa ha detto (e non è stato detto) e cosa non ha detto. (ma glielo hanno attribuito)

  11. Dario Busolini ha detto:

    Commento e spiegazione perfetti, da incidere sul marmo per lasciarne memoria. Grazie! Purtroppo, anche se si tratta veramente del punto centrale del cristianesimo, credo lo possano comprendere in pochi. I più si limiteranno a concludere che se il papa ha detto che è Dio ad averli fatti così e Dio non può sbagliare significa che ciò che fanno è bene e dovrebbe anche essere benedetto dalla Chiesa. Papa Francesco, che io stimo grandemente e a cui va tutto il mio bene, stavolta avrebbe dovuto spiegarsi un po’ di più sapendo che il tema si presta fin troppo facilmente alla strumentalizzazione e i suoi collaboratori delle Comunicazioni Sociali avrebbero fatto bene a farglielo notare prima di dare l’ok al film.

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