L’incarnazione secondo i tradizionalisti

Paradossalmente qui si individua una linea di continuità con le posizioni del post teismo e di Mancuso
26 Gennaio 2026

L’ultimo modello di teologia dell’incarnazione che voglio mostrare (qui, qui e qui le altre tre) è quello sostenuto dai tradizionalisti cattolici.

Negli ultimi decenni, alcune correnti teologiche conservatrici o neo-tridentine hanno rilanciato una lettura dell’incarnazione fortemente tradizionalista, in cui si sottolinea l’intervento ontologicamente potente di Dio, capace di irrompere nella storia e nella natura umana. Gesù non è solo un rivelatore o il paradigma di un comportamento etico, ma la sua carne è il luogo in cui la divinità assume l’umano trasformandolo. La grazia che ne deriva non illumina semplicemente, ma trasforma, sovverte e rivitalizza la natura umana. In questo senso, miracoli, sacramenti e ogni intervento divino costituiscono epifanie ontologicamente efficaci.

Kiko Argüello e Carmen Hernández, fondatori del movimento neocatecumenale, insistono sulla dimensione storica e comunitaria di questa irruzione divina: ogni sacramento, ogni esperienza di grazia, soprattutto il miracolo, sono continuazione della presenza trasformante di Dio. Gavin Ortlund e Wayne Grudem sostengono fortemente che l’incarnazione è azione potente di Dio nella storia che cambia la natura umana e cosmica. Per loro l’incarnazione è potenza ontologica che non si limita a manifestare il divino, ma modifica la struttura dell’umano e della storia.

Questa lettura tradizionalista ha indubbi punti di forza. Restituisce alla fede cristiana un senso di concretezza e potenza. Dio non è un’entità lontana o metaforica; agisce, trasforma, irrompe nella storia. Mantiene la coerenza con la visione della grazia come intervento efficace, sovrannaturale e non simbolico. Valorizza i sacramenti non solo come segni, ma come luoghi concreti di attualizzazione della potenza divina. Rende l’umano, pur passivo ontologicamente, testimone della grazia e oggetto di santificazione; infine ricorda che la comunità cristiana è il canale necessario dell’irruzione divina.

Nonostante questi punti di forza, il modello neo-tridentino presenta criticità profonde. Intanto contravviene a quanto il concilio di Calcedonia afferma sul rapporto delle due nature di Cristo: senza cambiamento. Cioè, secondo il dogma, la natura umana in Cristo conserva la propria dinamica interna naturale quando si unisce a quella divina. Volontà, intelletto, liberta, sentimenti e capacità di agire di Gesù continuano a realizzarsi secondo le proprie dinamiche e leggi naturali umane di funzionamento, come per tutti noi. Nel modello neo-tridentino, invece, la dinamica interna della natura umana è sovvertita o subordinata alla potenza ontologica di Dio; essa non si limita a “oltrepassare” la natura, ma la modifica concretamente. L’umano smette di essere autonomo, diventando solo strumento e veicolo della divinità.

Visto così, più che di incarnazione si dovrebbe parlare di assunzione e trasformazione dell’umano, un movimento, quindi, ascendente. Incarnazione, invece, di per sè significa che Dio si “insedia” dentro alle dinamiche, ai limiti e alle possibilità umane, così come sono in natura. Un movimento discendente, quindi. Assunzione e trasformazione, semmai, sono l’esito finale di un processo storico, che si realizza pienamente, non con l’incarnazione, ma solo con la resurrezione di Cristo e l’avvento definitivo del regno di Dio. Paradossalmente, intendere l’incarnazione come assunzione e trasformazione, fa sì che ogni intervento di Dio sia un’incarnazione, svuotando l’unicità dell’evento che invece è proprio ciò che questa teologia vorrebbe salvaguardare.

In terzo luogo l’incarnazione così intesa richiede la riduzione della libertà e della soggettività umana. L’uomo non è più il soggetto della propria vita naturale, perchè la libertà diventa effettiva solo alla presenza attiva di Dio che la trascende pienamente. La relazione con Dio tende a rendere l’uomo solo il depositario finale dell’azione divina: l’umano riceve e subisce la trasformazione, in cui è la potenza di Dio a determinare l’esito finale del rapporto. Come si può dire, allora che la relazione personale, libera e reale, di amore tra Dio e l’uomo sia il cuore della fede?  Esso rischia di essere dato, invece, dalla potenza di Dio che interviene, ben prima e ben al di là della libertà umana. L’umano finisce per essere solo un contenitore della presenza di Dio, senza una propria autonomia e capacità di relazione effettiva con Lui.

Non da ultimo ci sono ripercussioni pesanti sul concetto di miracolo. In questa prospettiva, non è un evento straordinario isolato, ma diventa l’ordinaria forma di relazione di Dio con l’uomo. I miracoli diventano strumenti ontologici quotidiani che modificano la natura umana e il corso della realtà. La linea tra evento straordinario e trasformazione permanente della natura umana si confonde in favore della seconda. Noi sappiamo, invece, che il miracolo resta un dato straordinario, non necessario alla fede stessa. Rileggere ogni evento come un miracolo che dà significato e modifica l’evento stesso, vuol dire pretendere di “comprendere” la logica e i tempi con cui Dio fa miracoli, svuotando di senso il dato naturale che lui stesso ha creato.

Paradossalmente, alla fine, si individua una linea di continuità tra questa posizione dei neo tridentini e le posizioni del post teismo e di Mancuso.

Intanto perchè per tutte e tre queste teologie l’incarnazione non è più evento storico unico, ma si ripete ad ogni relazione tra umano e divino. Per questo, poi, la centralità della relazione di amore, libera e reale, con Dio si perde e la fede tende a diventare altro: o etica (Mancuso), o consapevolezza (post teismo) o affidamento autoprodotto (tradizionalisti). Infine la presenza del divino nella storia è concepita formalmente allo stesso modo in ognuna di queste posizioni: essa si realizza solo in determinati eventi ben circoscritti. Per Mancuso nell’atto etico, per il post teismo nella presa di consapevolezza umana, per i neo tridentini nel “miracolo”.

Una linea di contiguità pesante, in cui nessuno pensa la presenza della divinità come amore che, dall’incarnazione di Cristo in poi, si realizza come apertura stabile e costante di Dio verso di noi, proprio per l’unione delle due nature in Cristo, rendendo possibile la presenza della divinità nella storia non solo in eventi determinati, ma potenzialmente in ogni forma di amore possibile.

 

12 risposte a “L’incarnazione secondo i tradizionalisti”

  1. Vincenzo Pica ha detto:

    Ma forse per tutti noi sarebbe bello rileggere quei frammenti della poesia di D.M. Turoldo :
    “Mai di te”
    Mai di te sapremo:
    Suono
    Silenzio
    Parola
    che tu sia,

    oppure Occhio che riflette
    tutta la terra come una perla;

    e mai nulla di definito sapremo,
    neppure di noi…”.

    Difficile per tutti noi calare l’Infinito nel finito. buona riflessione a tutti.

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    finale seguito:
    Che il senso delle cose sia IN Dio dipende dall’Uomo o è nelle cose? La risposta è. ‘da bimbi: solo l’Uomo lo vede. Ma allora è nelle cose o nel CUORE dell’Uomo? Empatia, contemplazione, UBUNTU, come lo chiamano in Africa…sta IN noi o nelle cose?
    Sta SOLO in noi quando entriamo nel SUO SPIRITO e sentiamo che è possibile che la nostra MATERIA entri a far parte di LUI. NOI. LA NOSTRA.QUI e ADESSO. GIA’ da ORA. e PER SEMPRE.
    PS. Mi sono chiesto se qs. ‘performance’ sia nativa, connaturata, ontologica oppure sia solo una possibilità di maturazione umana.
    Bella domanda. La risposta? La risposta è negli occhi di un bimbo che incontri per strada. La risposta è nel suo guardarti negli occhi.. e.. SORRIDERE!!.. Empatia è amare l’altro senza conoscerlo, senza aver definito affinità elettive. Come fa Dio con te.

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Tutto l’Universo si è sviluppato da solo, autonomamente e liberamente, a partire da un semplice FIAT= consenso di Dio.
    Lo sapeva Dio che poi dalla materia per passaggi successivi saremmo saltati fuori noi?
    sai quele è mil vero busillis di qs. temi?m che quasi tutte le ? che possiamo porci, come questa, non hannom nessun senso.
    OK. L’UOMO.Ti faccio un esempio. In meccanica Quantistica per certificare un evento ci vuole un osservatore. I.E. che x senza l’UOMO non sarebbe possibile DIRE NULLA di NULLA. Ecco ora la domanda captiva ma anche deleteria…

    per eccessiva lunghezza devo farla slittarre ad altro msg.. sigh..

  4. pietro buttiglione ha detto:

    provo, passo-passo.
    !1)materia inanimata. Cosa era il mondo dopo il Big Bang? Energia? quindi Dio, come scrisse il Mancuso? che poi diventa materia ionizzata? e oggi è 75% H e 24% He.. cosa sono se non materia? Come si fa acredere nel panteismo dopo questo? Inventandosi Multiversi o ‘cose’ oscure?? Quando si dice che la ns teologia deve adeguarsi alle scienze moderne.. è chiaro?
    2) Dio non può fare a meno di donarsi… aggiungo: ma poi con Gesù Cristo fa kenosi.. mi sembrano solo castellinaria antropomorfi.
    Ma ti rendi conto che solo scrivere ‘non può fare a meno’ fa a pugni con l’ESSERE ASSOLUTO? so che sono cose difficili.. ma bisogna contenersi intesi che solo ‘ci piacciono’..
    3) Mai detto Gesù=filosofo.. tutt’altro! Ma tu come concili Dio Persona con il’PURO SPIRITO’ di Gesù, che lo conosceva ben meglio di noi?? Dai.. che senso ha se vero Uomo ‘particolare’ = vero Dio? Non capisco…
    per tua serenità segue un post … diverso.. ^–^

    • Paola Meneghello ha detto:

      Pietro, “non può fare a meno di”..è chiaramente un’espressione limitata dal mio linguaggio umano limitato, appunto..
      Paradossalmente la sua osservazione rimanda proprio a quel Dio Energia ..indefinibile, di cui non si può dire nulla..
      In effetti occorrerebbe sospendere i pensieri e le parole..ma davvero riusciamo a “fare a meno ” di pensare, o di “relazionarci” ?
      Per il resto, anche io capisco poco e mi fermo qui.
      Un saluto!

  5. Pietro Buttiglione ha detto:

    Pongo qs. ? a Paola, non x critica ma solo xchè mi interessa cosa ne pensa lei.
    IO dallo studio della evoluzione, da Big Bang fino a Uomo, escludo l’intervento divino.( A dispo x motivi).
    Gesù Cristo. Tutto depone sulla sua umanità ( vedi anche analisi della Corallo sulla tomba..). SE credi in Lui, che amava chiamarsi Giglio dell’Uomo, non c’ è dubbio che avesse un rapporto speciale con Dio, chiamiamolo come vogliamo.
    ( cfr: nessuno lo conosce.. solo io!)
    A questo punto l’epiteto col quale vogliamo qualificarlo, Salvatore o Signore o Cristo.. che diffenza fa per la nostra relazione con Lui???

    • Paola Meneghello ha detto:

      Pietro, personalmente non riesco a pensare al mondo senza Dio. Sarebbe come materia inanimata.
      Non è questione di intervento, ma di Grazia, l’agire di Dio…
      Dio che non può che donarsi, come noi non possiamo fare a meno di respirare e un fiore di sbocciare. Semplicemente perché È così.
      Libertà non vuol dire autosufficienza ontologica, secondo me.
      Credo che Gesù sapesse bene cosa diceva.
      E credo anche che non facesse filosofia, cioè non indicasse un modo di vivere, ma la Verità del vivere, della stessa Vita.
      Se diceva che siamo tutti fratelli, intendo che al di là di ogni differenza apparente, c’è un’Essenza comune a tutto il Creato.
      Il Seme del Padre, appunto.
      Gesù solo uomo è come dire solo divino..
      Ma allora davvero così non ritrovo il Cristianesimo..dove se Dio è persona, lo è perché ha trasceso gli aspetti separati..

  6. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Dio si è reso manifesto all’uomo per amore fin dalle origini in cui Egli ha creato e dato vita alla persona “uomo”. L’incarnazione in Gesù Cristo è sempre per amore verso l’uomo creato a sua immagine e somiglianza tanto da non abbandonarlo in balia della sua fragilità a morte terrena ma attraverso il sacrificio del Figlio e la sua Risurrezione ha aperto la vita eterna anche a tutti coloro che vivono il suo Vangelo. La incarnazione dunque avviene quando l’uomo libero sceglie di seguire Cristo, per Fede che nei Sacramenti Egli si fa luce aiuto,presenza, influisce nelle scelte di vita quotidiana, cambia ed evolve la natura umana attraverso le esperienze che inducono la ragione a constatare ciò che tali scelte producono, e constatare essere paragonate a miracoli. Come sprazzi di aurora boreale implodono nel ns. cielo, così la potenza di Dio, Signore si rende manifesta, ha suggerito quali leggi sono bene universale perché in ognuna ha in se come cuore, l’ amore donato

  7. Paola Meneghello ha detto:

    L’incarnazione, se è reale, non può che descrivere la Realtà, la Verità profonda di ogni cosa. Che non può essere accidentale.
    Se Gesù è il Cristo, umano e divino convivono, non sono uno di qua e l’altro di là, ma respirano uno nell’altro.
    Quel “da dopo Cristo” , allora, può convergere nella presa di coscienza della creatura, che all’interno del proprio tempo e spazio , si apre e dispiega, come lo sbocciare di un fiore, alla Verità che la riguarda. .
    L’azione etica non si oppone alla consapevolezza di quell’agire, e il miracolo è il risultato manifesto nel mondo di quella Grazia. Il Regno che si svela.
    La creatura non è passiva se riconosce di dipendere relativamente all’Assoluto di Dio.
    È attiva nel momento in cui riconosce che la Volontà del Padre è la propria Volontà. E non per coercizione, ma com-prensione.
    Il Regno di Dio è vicino, è qui, diceva Gesù, che aspettava la nostra conversione, affinché potesse finalmente manifestarsi.

  8. Alberto Ghiro ha detto:

    Penso sia una fortuna poter assistere ad una disputa su argomentazioni complesse e a me ignote che mi ha fatto però ripercorrere il libro che sto leggendo di Zarri “Teologia del probabile” il cui titolo curioso fa già capire che la Teologia è solo un tentativo di cercare la verità, di evitare la negazione del dubbio senza poter dare risposte ultime. Poter mettere in dubbio tutto ciò che ci viene trasmesso da duemila anni senza “magicamente” perdere il sentimento della fede è un privilegio da laici ed è il privilegio stesso dell’incarnazione che “magicamente” non ha sminuito la potenza di Dio, tutto sembra giocare sul rischio di perdersi (perdere la propria vita) e sull’accettare questo rischio. È una fortuna poter godere di una pluralità di pensieri trainati dalla forza della rivelazione in tempi in cui il progresso è un regresso all’unicità di pensiero.

  9. Pietro Buttiglione ha detto:

    A caldo. Povero Dio! Tutti lo cercano ma invece di rispettare il suo ASSOLUTO, il suo rifiuto di predicati nominali ( IO SONO – full stop!), lo tirano per la giacchetta forzandolo a rientrare entro i propri schemi! Ad es. riducendolo a operatore di miracoli, ( che Gesù disse ai suoi… Potete farli voi!!) operatore INGIUSTO vs. i fratelli non miracolati!
    La moglie mi chiama e devo rimandare il fiume di osservazioni… Solo una cosa ci tengo ad aggiungere: la libertà dell’Uomo!! Ma lo capiamo che senza noi siamo burattini!? Dove la Fede come ATTO responsabile e volontario?! La stessa creazione è libera e autonoma!
    Per favore continuamo a cercare Dio ma non nel Cosmo bensì nell’Uomo come Gesù ci ha insegnato ad libitum!!
    Grazie Gil

  10. Paolo Gamberini ha detto:

    Mi stupisco ancora una volta di questi suoi interventi. Un minimo di conoscenza di ciò che è il rapporto tra natura e grazia, natura pura e creazione, al centro della discussione prima e dopo il Concilio Vaticano II. Nouvelle Theologie, Rahner, etc… Mi dispiace

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