Il secondo modello interpretativo dell’incarnazione che vorrei presentare, dopo quello della “deep incanrnation” è quello di Vito Mancuso. Nel suo percorso teologico l’incarnazione svolge un ruolo centrale, ma progressivamente trasformato rispetto alla tradizione cristiana.
Nei primi testi di Mancuso, “Il dolore innocente” (2002) e “L’anima e il suo destino” (2007), il senso originario dell’incarnazione, nasce come risposta allo scandalo del male innocente. La sua riflessione nasce da una domanda morale radicale: può essere degno di fede un Dio che permette il dolore dei giusti, dei bambini, degli innocenti? In questo contesto, l’incarnazione viene pensata come solidarietà di Dio con la sofferenza del mondo. Dio non domina il reale dall’alto, non lo governa attraverso una provvidenza onnipotente e spesso incomprensibile, ma “si incarna” nel limite, nella fragilità, nella condizione creaturale. L’incarnazione diventa così il modo per salvare Dio dall’accusa di immoralità: Dio non vuole il male, lo patisce.
In una fase successiva, scrivendo “Io e Dio. Una guida dei perplessi” (2011) e “Obbedienza e libertà” (2012) questa idea si approfondisce fino a diventare ontologica. L’incarnazione non riguarda più solo Gesù, ma la struttura stessa dell’essere: la realtà è intrinsecamente segnata da un principio di immanenza, di interiorità, di legge morale iscritta nel profondo. In questa prospettiva, Cristo non è più semplicemente colui che “assume” la carne, ma colui che manifesta in forma paradigmatica ciò che è sempre vero: il senso della vita si dà solo incarnandosi, emerge solo nella materialità concreta delle cose. L’incarnazione diventa così universale, replicabile, inscritta nell’essere stesso.
L’esito finale di questa traiettoria è quello di ridurre Cristo ad un’idea etico-spirituale incarnabile. In “Gesù Cristo” (2021) e “Gesù e Cristo” (2025), Mancuso non vede più Gesù di Nazareth come Figlio unico del Padre, evento salvifico irripetibile, ma solo come forma pienamente riuscita dell’umano, realizzazione esemplare dell’incarnazione che si configura come possibilità sempre aperta per ogni uomo, non come evento ontologico esclusivo.
In questo modo Mancuso riesce a liberare l’incarnazione da letture mitologiche o sacrificali che l’hanno resa inaccettabile a molte coscienze moderne. La sua proposta restituisce dignità morale a Dio, sottrae il cristianesimo alla logica del ricatto (colpa, punizione, inferno), riafferma la centralità della coscienza e della responsabilità umana. Ma a quale costo? Questa idea vorrebbe curare ferite prodotte da una teologia percepita come violenta e aprire uno spazio di fede possibile per l’uomo di oggi. Tuttavia, proprio qui emergono i limiti strutturali della sua concezione di incarnazione.
Il primo riguarda la perdita dell’evento. Nel cristianesimo, l’incarnazione non è solo una verità universale sull’essere, ma un accadimento singolare, narrativo, scandaloso: Dio entra nella storia in un volto concreto, in un tempo determinato, attraverso relazioni, conflitti, decisioni. In Mancuso, invece, Cristo tende a diventare una figura esemplare, una “idea etico-spirituale incarnabile”, più che l’irruzione imprevedibile di Dio nella storia. L’unicità lascia spazio alla paradigmaticità; lo scandalo alla coerenza.
Un secondo limite riguarda la relazionalità. L’amore è descritto spesso in Mancuso, soprattutto nelle opere della maturità, come una struttura ontologica impersonale, una legge del reale più che una dinamica relazionale concreta. Questo lo allontana non solo dalla Trinità, ma anche dalla Bibbia, dove l’amore è sempre elettivo, asimmetrico, personale: Dio ama qualcuno, chiama per nome, stringe alleanze. L’incarnazione, svuotata di questa densità relazionale, rischia di diventare un principio etico astratto valido per tutti, ma che lascia l’uomo da solo davanti al dovere etico.
Un terzo limite riguarda il rapporto tra spiritualità ed etica. In Mancuso la spiritualità è chiaramente in funzione dell’etica: Dio, Cristo, fede e incarnazione valgono nella misura in cui rendono possibile una vita buona. Nel cristianesimo, invece, il movimento è inverso: l’etica è il frutto di una trasformazione spirituale, l’effetto di una relazione che precede ed eccede l’agire morale. Questo slittamento fa sì che l’incarnazione, da evento salvifico, diventi criterio morale. Il rischio è una riduzione eticizzante del cristianesimo, per quanto alta e nobile che ha radici stoiche e non evangeliche.
Ma soprattutto, e qui sta il limite maggiore, la proposta di Mancuso resta ancorata a un soggetto moderno, che percepisce una sua consistenza esistenziale, centrato sulla coscienza, sulla riflessione razionale, sulla coerenza etica. Ma il soggetto attuale, nella condizione post-moderna, non cerca più fondamenti concettuali, non ha più consistenza esistenziale sufficiente. Infatti cerca pratiche che tengano insieme corpo, affetti, narrazione, appartenenza, nel tentativo di riunificarsi dentro. In questo contesto, l’incarnazione come idea morale universalizzabile rischia di risultare astratta, poco generativa sul piano esistenziale, perché non risponde alla domanda centrale di oggi, che è precedente quella sul valore etico delle azioni: io esisto davvero?
Se la sua intenzione originaria era quella di rileggere l’incarnazione, affinché l’uomo di oggi potesse sentirla consona al proprio orizzonte di senso, bisogna dire che arriva tardi e ad un prezzo molto alto per l’essenza delle fede cristiana. Parla ad un uomo ormai raro, con un alto livello di cultura e sicuramente un po’ “attempato”, proponendo una riduzione della fede cristiana a morale stoica rivisitata, in cui Cristo è solo una sua forma ideale di realizzazione. Se al posto di Cristo mettessimo l’eroe stoico sarebbe la stessa cosa. Cristo è un’occasione per raccontare come Mancuso vede l’etica, al cui servizio, infatti, egli mette una spiritualità non cristiana, ma che guarda all’oriente buddhista e induista.
La ricerca e le convinzioni dello studioso Teologo Mancuso espresse e divulgate sollevano obiezioni in effetti la Persona Gesù Cristo è molto cara ai credenti, ed e come volerlo spogliare e rivestire con altra veste, e anche allora se la sono contesa tirandola a sorte. Da Risorto tutte le bende sono state ha lasciate là per terra, anche ben ripiegato il sudario che era stato posto sul suo capo non posato la con i teli ma avvolto in un luogo a parte. perché da Risorto rivestito di immortalità. E così in Fede siamo convinti della sua Parola: Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito e spirito. :” Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo”. La sua Parola e certezza come è stata per il ladrone crocifisso.. La Fede e dono per chi la cerca co il cuore
Mi sono letto di un fiato l’ultimo anello della teologa A.M.Corallo ( la bussola del transteismo) Molto attenta ai dettagli, mi conferma quanto sia facile oggi il DESTRUENS.. molto meno il CONSTRUENS.. ad es. nel definire Dio e la salvezza.. Sulla escatologia ( pagg.95 e seguenti), mi ha colpito molto il suo
ribaltare il racconto sul post-mortem, quasi mi ha abbattuto…. ma poi mi sono detto: allora è proprio morto come uno di noi e la cosa mi ha molto rassicurato sulla mia morte e ha rafforzato la mia viva relazione con Lui.
PS. Avrei altro da aggiungere sul TRANS_teismo ma rimando ad altre uscite di esegesi su VN.
Il sacrificio del Figlio per la coscienza di oggi è uno scandalo, che rifiuta.
Però la croce è un simbolo potente di rinascita, non di morte.
Proprio la cultura orientale, in fondo, insegna ad andare oltre l’io, per trovare il Sè superiore.
E noi sappiamo che il Seme che non muore, non dà frutto..tutto torna..
Dio non chiede il sangue di nessuno.
Ma solo se dono tutto di me stesso, dono nuova Vita..
C’entra l’etica, ma non senza fondamento ontologico, per poter dire: Io esisto e Sono..
Se nell’uomo non esiste il Seme da cui deriva la rinascita come frutto, la stessa Resurrezione diventa una sorta di magia, un accidente che non descrive la Realtà.
Ma, o la nostra religione descrive la Verità dell’Essere, o è solo un insieme di regole di buon comportamento.
O l’incarnazione è regola universale a tutto il Creato, o alla fine, ha ragione M.: Gesù rimane un profeta, e Cristo, il Dio da raggiungere con il comportamento.
Concludo:
Per rispondere alle tante ? Prima dovete rispondere a quelle fondamentali su COSA siete voi.
Un animale particolare?
Tutto riduzionismo? C’è in me un quid che sfugge ai condizionamenti?p.f. non rispondetemi con la tautologia ” la coscienza”= ciò che io sono🤣..
Ci sono molti indizi che riassumo nel non voler accettare i limiti.. ma la vera funzione si chiama ubuntu in Africa, empatia dalle parti nostre.. il voler bene al diverso indipendentemente da quello che Lui è o mi appare.. chiamatela anche com-passione o con-con_templazione ed è la stessa che ha Dio verso di noi..
La Rivelazione è TUTTA qui.
Nel cestino la Teologia.
Seguito n.1
Perché Gesù?
Molte proposte teologiche non rispondono alla? ” Perché la VITA?”
Non parliamo di tutte le vesti con cui hanno vestito Gesù!! Che invero, se si rilegge la Parola, non aveva scopi ‘sociali’ ma ad hominem. Quindi nessun fine etico. Se fosse x i peccati . Chi…
Dovere etico? Imo nel cestino.
Deve essere chiaro che, qualsiasi fosse la missione di Gesù che volessimo attribuirgli, deve lasciare LIBERO l’Uomo di aderire. Deve essere una proposta. Un esempio.
In qs quadro chi se ne importa della Sua relazione con Dio? Totale? Mi basta.
Cosa mi cambia invece quello che LUI MI HA CHIESTO? La Luce che mi ha acceso? La Via? La Verità che ha indicato alla nostra cecità?
Nulla.
Allora perché Gesù? Quella che voi chiamate Incarnazione?
Cosa resta dopo aver cancellato o cmq accantonato la Trinità, la Resurrezione, la Deep Incarnazione, Dio Padre, Gesù vero Dio??
Segue..
Come non-teologo dovrei tacere.
IO potrei corrispondere a quello che descrivi alla fine.. ma rifiuto molto di quanto leggo nei vari post-teismi e spiego i motivi, imo insormontabili.
1) La creazione è del tutto libera da Dio.
Il che ESCLUDE ogni visione di carnificazione in essa con percorsi etici vari. Inclusa incarnazione profonda, Panteismi e pancristismi vari. Il mondo NON è Dio. Kenosi idem: per evitare di allocare Gesù in (s,t) si inventa di tutto.
Senza capire che così si toglie Dio ma anche l’Uomo.
2) Gesù Cristo.
Taglio x lunghezza…😭