Nelle pagine fresche di stampa del libro “Pit Stop per lo spirito”, scritto da Don Giuseppe Costa e edito da Salvatore Sciascia Editore, sono raccolti diversi contributi a tema spirituale e religioso, nati in occasione di omelie e ritiri. Vengono proposti insieme, in un testo scorrevole ma intenso, come stimoli iniziali per percorsi di riflessione spirituale lungo l’arco dell’anno liturgico. I contenuti affrontati dal Salesiano siciliano, docente esperto di comunicazione e già direttore delle editrici LEV e SEI, offrono infatti sempre nuove possibilità di approfondimento con l’auspicio che il lettore possa proseguire il cammino, lasciandosi coinvolgere pienamente nell’esperienza spirituale, al di là di ogni confine temporale o spaziale.
Nella prefazione del giornalista vaticanista della RAI Enzo Romeo si legge: «Chi cerca Dio è simile a un girasole che volta il capolino verso i raggi di luce. L’anima si orienta verso la fonte a cui abbeverarsi e trova pace solo quando l’ha raggiunta. Dove cercare questa luce? Giuseppe Costa è un salesiano e come tale sa bene che “Dio abita nella Storia” e che la fede, piuttosto che evasiva, deve essere “operativa”, come lo fu quella di Don Bosco. Se crediamo che Dio è in mezzo a noi, allora va individuato leggendo i segni dei tempi. La signoria di Dio, afferma l’autore commentando il Padre Nostro, deve manifestarsi nel mondo. E per mezzo di Dio il mondo deve diventare diverso. Questa, sottolinea Costa, è una “richiesta anche mistica”. Per la fede cristiana non c’è separatezza tra l’immanente e il trascendente. Con Gesù, che riempie il cuore, si crede anche nella resurrezione dei corpi. Allo stesso tempo il figlio di Dio non può essere ridotto a un santino al quale si chiede il miracolo davanti a una calamità o una malattia. Se lo sminuiamo a un tale livello la nostra speranza sarà rivolta non al Salvatore del mondo ma a una sorta di Superman da pronto intervento. Sul tale piano la proposta religiosa non regge».
Il primo capitolo è dedicato al tempo di Natale come tempo dello Spirito e parte dall’inizio del Vangelo di Giovanni. Don Costa scrive: «La riflessione dell’uomo su Dio non è mai scontata e finita. Se Dio abita nella storia, anche il credente deve fare lo stesso percorso, immergendosi in una fede operativa. La fede non può diventare evasione. Se Dio è in mezzo a noi, dobbiamo cercarlo anche nel segno dei tempi, e quindi non soltanto nella parola biblica».
Nel secondo capitolo, sulla preghiera come incontro personale e comunitario con il mistero di Dio, l’Autore dice: «La preghiera personale e l’ascolto della Parola di Dio rappresentano delle priorità (…). Per chi ha pratica di impegno pastorale e di direzione spirituale è facile rendersi conto che il numero dei fedeli in difficoltà nel loro rapporto con Dio è crescente. Ci si lamenta del silenzio di Dio alle tante richieste della preghiera». Da qui ha inizio una riflessione sul Padre Nostro, sui Salmi, sui modi di pregare, sulla preghiera comunitaria, per concludere con queste parole: «La via della preghiera, dice San Benedetto, non è una scala sulla quale mi arrampico gradino dopo gradino, è una via lungo la quale si va sempre avanti senza giudicare dove si è appena arrivati. Pregare è anche un esercizio ad un continuo camminare verso Dio, ma lungo questo cammino spirituale il cuore si dilata e noi sperimentiamo la preghiera come sollievo, come un interiore gioia d’amore».
Il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus occupa il terzo capitolo, che viene rappresentato – anche grazie a diversi riferimenti ad artisti e letterati – come una piccola guida di vita spirituale, che richiama come riflessione seria per ognuno di noi fatta dei seguenti passaggi: ricerca di senso, cammino, dialogo, sofferenza, cadere nella notte, ospitalità, condivisione del pane, apertura degli occhi.
Gli ultimi due capitoli affrontano rispettivamente i temi della speranza e dello Spirito Santo che non ci abbandona. «Essere pellegrini della speranza – afferma Don Costa – non riguarda l’acquisizione di una professionalità, ma la scoperta che senza la soggettività storica dell’uomo non ci sarebbe una realtà storica, né ecclesiale né sociale. Conoscenza e progettualità sono i due pilastri formativi dell’uomo costruttore. Per conoscere e progettare è necessario essere parte e non semplice prodotto del divenire della storia». Ed è proprio lo Spirito Santo e ciò che lo simboleggia – l’acqua, il fuoco, il vento e la luce – che ci indicano la modalità del nostro essere cristiani credenti, cioè sempre movimento, pieni di vitalità e di dinamismo: «Lo Spirito si comunica a noi come forza potente e soave che ci investe e ci attira a Dio Trinità, alla fonte dell’eterno amore, facendoci compiere il movimento di ritorno a colui dal quale proveniamo».