Nel 2024 il quotidiano Avvenire ha dato ospitalità a più di 30 interventi (e 4 interviste) sul tema della cultura; in origine, a piantare la tenda dell’accoglienza, servendo a tavola la pietanza del dialogo, è stato Pier Angelo Sequeri, che in un articolo molto netto denunciava, sostanzialmente, l’irrilevanza della fede cattolica nell’attuale cultura italiana, con una formula sintetica e felice: «Molta morale, poca comunità, zero cultura». Sincero e penetrante, indubbiamente, l’enunciato del teologo, che aggiungeva: «La “vita comune”, nelle nostre contrade, sa sempre più poco della strepitosa rivelazione che ci è consegnata dalla fede seminata da Gesù».
Gli rispose Roberto Righetto, che, accordandosi a Sequeri, con sguardo ampio verso buone pratiche che altrove sono nate (in primis, alla Francia), individuava due vie di ripartenza, «il primato della cultura» e «la consapevolezza che l’evangelizzazione oggi si svolge anche attraverso il bello e il buono», rilevando così anche la pigrizia intellettuale che fa indugiare su «paccottiglia spirituale» e «sciatteria culturale».
Da qui, i numerosi interventi di donne e uomini variamente impegnati nella cultura (teologi, filosofi, critici letterari, divulgatori, docenti, scienziati, artisti), su cui anche Vinonuovo ha dato il suo contributo.
Ora, tutti quegli scritti sono stati opportunamente raccolti nel volumetto Ad extra. Cattolici e cultura: un dibattito, a cura di Edoardo Castagna (Vita e pensiero, 2025, 182pp, € 15).
Impossibile riassumere in modo esaustivo i molti contributi, stante proprio la varietà di posizioni, idee, proposte, analisi e sensibilità. Tuttavia si possono individuare alcune linee portanti del dibattito, che in qualche modo coagulano il ventaglio di quanto espresso.
In primo luogo, in modo ricorrente si fa larga l’invito a procedere verso l’esterno del recinto ecclesiale (da cui il titolo del libro, Ad extra appunto), superando timidezze e paure, ma anche cercando di oltrepassare quelle confort-zone culturali che, di fatto, generano autoreferenzialità e mediocrità, non certo all’altezza delle sfide che si parano di fronte al pensiero cristiano, il quale deve «lasciarsi ispirare da un rapporto costruttivo con il mondo» (Giaccardi), sforzandoci di «pensare la possibilità» (Spadaro).
Un secondo elemento comune a numerosi articoli è, finalmente, una disamina di ciò che non ha funzionato finora, a partire dal noto Progetto Culturale a cavallo del secolo, «una sorta di piano controegemonico condotto in chiave per lo più ideologica» (è sempre Giaccardi che scrive), con la forza della parresia nell’ arrivare a un «processo al passato», necessario per un «realismo un po’ visionario» (Massironi). È così che si può guardare all’oggi, cogliendo i motivi per cui vi è «disinteresse verso il cristianesimo» (Bruni), anche riconoscendo errori e invocando misericordia, oltre la «diffidenza viscerale dell’istituzione» (Gabriel).
Un terzo fattore che emerge da più interventi riguarda la capacità di riattivare il ricco patrimonio che due millenni di cristianesimo hanno generato, per poterlo nuovamente rimettere in dialogo con il tempo che viviamo: che sia ricominciare dalla Bibbia, da «leggere, amare, proferire, cantare, far apprendere» (Ossola), che sia «riproporre con forza le domande antiche» e «rispondere in modo nuovo ai problemi posti dall’evangelizzazione oggi» (Vigini), per «comprendere in modo nuovo cose di sempre» (Zanchi.
Una quarta nota ricorrente: anche nel seminare cultura è necessario salvaguardare l’umanità e, quindi, non dimenticare la dimensione del noi, percorrendo una «decostruzione dell’io» (Postorino)— in tempi di narcisismo esasperato —, per «accettare di vivere e costruire la città con gli altri cittadini, insieme», ma senza «rassegnarsi a una assimilazione completa»(Alici).
Infine, un ulteriore tratto comune a tanti contributi riguarda la necessaria disponibilità a imbarcarsi nella «fatica di pensare» (Cosentino); ridare statuto al pensiero, favorirlo, formare uomini e donne per alimentarlo, nella libertà e nella creatività, ricordando che vi è un «dovere di pensare che scaturisce dalla nostra stessa fede» (De Simone), oltre «un complesso di inferiorità che per tanti anni ha colpito i cristiani» (Righetto). Ma questo richiede sforzo, studio, sperimentazione e, soprattutto, fiducia verso gli attori culturali meno allineati.
Il libro, dunque, raccoglie interventi seminativi, che sanno schiudere prospettive pur da radici differenti e non sempre convergenti in toto: è anche questa una ricchezza di pensiero ed esperienza che potrebbe nutrire il vasto campo della cultura, tenendo presente che anche in questo ambito si potrebbe usare la nota metafora evangelica: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9, 37-38).
Oggi, in Occidente, è urgente una nuova inculturazione: saremo almeno consapevoli di questo (e un libro come Ad extra è un grande aiuto) o continueremo a riprodurre enunciati senza realtà?
Già superare l’etichetta di “cultura cattolica” per arrivare a “cultura cristianamente ispirata” pare un buon passo avanti.
CULTURA è parola stratta per la cui definizione si ricorre ad altri astratti.
Perciò il rischio di fare solo confusione è grande. Da tempo io propugno una definizione inclusiva:
Dato un insieme di elementi le loro caratteristiche comuni sono la loro ‘cultura’. Si adatta ad es. anche alle api.
Mi pare che invece su Avvenire &C
“cultura” verta sul ricco patrimonio specie artistico/ideologico/di pensiero.
Espressione di CHI ? visto a inizio *900 la maggioranza era ANALFABETA e che quindi le persone coinvolte nella ‘cultura’ erano solo l’élite??
Ecco ora LA mia tesi dirimente:
Quella ‘cultura’ era CRISTIANA? La Parola era x le élites? Ecco xchè il progetto culturale fallì, imo xchè non era congruo al Vangelo. Lo stesso succederà per qualsiasi altro progetto simile fatto di parole e non di FATTI.
Pietro il rude.
Non c’ e: cultura cattolica perche’ i cattolici moderni hanno introiettato acriticamente la cultura non -cattolica . Se non c’ e’ originalita’ di pensiero ,se ormai il pensiero cattolico e’ omologato al pensiero non-cattolico quale cultura vi puo’ essere ? Dopo il Vaticano II non solo il “mondo ” non si e’ avvicinato alla Chiesa ma anzi se ne’ ulteriormente distaccato, ma la Chiesa stessa e’ uscita da sé stessa per omologarsi col mondo .
Non credo fosse questo il fine dei Padri conciliari ,quindi il CVII ha fallito.
Che non vi sia piu’ cultura “cattolica” e’ un fatto : quale romanziere oggi per esempio potrebbe scrivere un libro secondo la “cultura cattolica” ? Non lo fa piu’ nessuno. Un tempo ci sono stati Claudel, Mauriac , Bernanos , Peguy, Jules Green ,Chesterton , Lewis, Belloc, Fogazzaro, Papini, Silone , Pomilio, quale scrittore oggi oserebbe definirsi scrittore cattolico ” ??…
Buongiorno, una apertura ad extra è la nuova forma di evangelizzazione che presuppone la consapevolezza che al di fuori delle “celebrazioni ” ufficiali o tra i vari ” ritrovi organizzati” sempre meno partecipati e i banchi sempre più vuoti il messaggio di salvezza non rientra più nelle dinamiche delle relazioni umane, rilegandolo ad una convinzione intima e personale sottraendosi dalla responsabilità di annunciare , di testimoniare con le scelte pratiche, frutto appunto della sua accoglienza .
Oggi nell”accettare le diversità religiose si tende a relativizzare il Messaggio , perdendo la Sua forza e concretezza di vita , un messaggio trascurate in nome di una fantomatica libertà non confessionale in pubblico.