Potrebbe essere questo il primo caso (almeno esplicitamente confessato) di recensione di un libro senza prima averlo letto. È ovvio, infatti, che l’argomento “Gesù e/o Cristo” rimanda direttamente al corposo volume (768 pagine!) da poco dato alle stampe da Vito Mancuso. L’intenzione di leggerlo, in effetti, ci sarebbe – anche solo per curiosità, per la fama del teologo e per interesse personale. Ciò non toglie che il cuore dell’argomento sia noto a priori. E non solo per quelle prime recensioni (post-lettura stavolta) che già stanno circolando, ma perché facilmente Mancuso si colloca in quel pensiero molto di moda che s’impegna a distinguere Gesù (storico) da Cristo (della fede), col fine di avvicinare il primo a una maggiore sensibilità umana e di “ridimensionare” il secondo, alla fine simbolo di una sconsiderata pretesa cristiana di verità, che viene dispoticamente identificata in un singolo essere umano ritenuto Figlio di Dio.
1. Oltre l’alternativa
Per quanto le argomentazioni e i percorsi storici a tal proposito siano sempre (o quasi) istruttivi, spiace dover riconoscere come l’alternativa portata avanti sia in nuce infondata, anzi effettivamente falsa. In altre parole, non esiste un Gesù della storia che non sia il Cristo e non esiste un Cristo che non sia il Gesù della storia. Contrariamente a quanto sostenuto da più parti (e sicuramente da Mancuso), la fede in Cristo non è “qualcosa” (una sorta di sovrastruttura dogmatica, direbbe Marx) che si sovrappone a un certo punto in maniera impropria alla figura di un ipotetico Gesù “solo” storico. Al contrario parlare del Cristo, del Figlio di Dio è l’unico modo che i primi cristiani hanno riconosciuto come adeguato per dire in maniera chiara e distinta la verità dell’esistenza conclusa di quel Gesù che avevano conosciuto. “Uno che ha vissuto così non poteva che essere Figlio di Dio”. Al di fuori di questa verità, la storia di Gesù resta incomprensibile nella sua originalità e singolarità.
E viceversa, non esiste alcun Gesù storico che non sia stato tramandato e testimoniato come il Cristo. Tutto ciò che sappiamo e “abbiamo” su Gesù sono testimonianze di fede, ovvero narrazioni, detti, tradizioni, storie trasmesse a partire da e in vista di un cammino di fede. Una citazione per tutte: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome» (Gv 20,30-31). E questa non è la posizione di Giovanni perché scritto più “tardi”, ma è già l’idea di Paolo, di Marco, di Matteo e di tutti gli scritti che ci sono pervenuti e di coloro che li hanno scritti (a prescindere dalle specifiche categorie usate: Messia, Cristo, Figlio dell’uomo…).
2. La vera “spina nella carne”
La storia di Gesù merita di essere tramandata perché è la storia del Figlio di Dio e la verità del Figlio di Dio è l’unica chiave di lettura possibile per cogliere ciò che c’è davvero in gioco nell’esistenza storica di Gesù. Questo doppio collegamento è in sé insuperabile e qualsiasi tentativo di scioglierlo si rivela in sé tendenzioso, ovvero svolto a partire da un pregiudizio nei confronti non tanto dell’oggetto in sé (Gesù), quanto dell’esperienza umana che vi sta alla base: la fede è in grado di conoscere la verità. È questa la “spina nella carne”, direbbe Paolo, di chi sostiene questo dilemma. Ma perché questa domanda sarebbe così scomoda?
Dire che la fede è in grado di conoscere la verità significa affermare che la presenza di un legame (di fede o più in generale di affetto) non ostacola il poter riconoscere la verità che ci si rivela, anzi, il più delle volte proprio questo legame dischiude l’effettiva capacità di vedere ciò che davvero c’è in gioco. Se così non fosse, dovremmo forse dire, ad esempio, che una madre non sarebbe in grado di raccontare la storia della propria figlia solo perché la ama troppo? L’idea alla base di questa convinzione – ed è la medesima che vorrebbe separare Gesù dal Cristo – è che la verità è un dato storico, piatto, oggettivo, raggiungibile solo a prescindere dal proprio punto di vista (tanto più se coinvolto). Al contrario, la concezione cristiana afferma con forza come proprio il cammino di fede, il coinvolgimento di colui o colei che crede è indispensabile per dire e riconoscere la verità di ciò che c’è in gioco nell’evento che ci appare e che ha nome “Gesù”. Diversamente, come detto, non avremmo dei vangeli e delle lettere ma una cronaca, degli atti o un resoconto storico.
3. La vera sfida
A questo primo punto, tuttavia, desidero aggiungerne un secondo. L’impegno, infatti, messo in atto da teologi come Mancuso e altri è finalizzato ad avvicinare il tema del religioso a un vasto pubblico, riscoprendone per così dire la rilevanza “semplicemente” umana. Proprio per questo è necessario (a loro dire) contenere o, meglio, rivedere la pretesa cristiana, troppo ingombrante e “incredibile” per poter accomunare. Ebbene, la mia impressione invece è che tutto questo sia fin troppo facile (e forse non servivano neanche più di 700 pagine per farlo). La vera sfida del pensiero non è immergersi nel grigiore anonimo di un vago sentore religioso che dovrebbe essere in grado di “venire incontro” alle esigenze di convivenza (o semplicemente sopravvivenza) dell’umanità. La vera sfida per il pensiero, piuttosto, è quella di riuscire a stare dentro la pretesa cristiana, a confrontarsi con essa cercando di rimanere alla sua altezza; dargli credito (qualcuno direbbe “come se” fosse vero) e provare a vedere come cambiano i concetti in gioco, le dinamiche umane talvolta date per scontate (amore, male, libertà, Dio, giustizia, mondo, relazione…).
Il Natale è prossimo e certo non è fuori luogo una riflessione su “chi è Gesù”. A maggior ragione, però, questa riflessione “vale la candela” se ci accorgiamo di come in essa ne vada non solo di un argomento tra gli altri della fede cristiana, non solo del cuore della fede cristiana ma del cuore del nostro stesso essere umani, del nostro modo di guardare e abitare il mondo, di conoscere, di relazionarci con gli altri. Un confronto serio, aperto e sincero con “il caso Gesù” porta con sé un’interrogazione seria, aperta e sincera con la propria vita (a prescindere da quale sarà la risposta finale, se mai ce ne sarà una). Ed è proprio per questo, forse, che molti preferiscono percorrere la via della separazione, della “riduzione di pretese”, della “reinvenzione” cristiana. Strada più facile, forse, ma perché di fatto non ha la forza di stare “dentro” alla realtà che le si presenta; una strada dunque che alla fine si dimostra solo più superficiale, quand’anche dovesse occupare un libro di quasi 800 pagine.
Non vedo alcuna incongruenza fra la figura etica di Gesù e la figura del Cristo “costruita a tavolino” da Pietro e Paolo. Solo che per credere nel Cristo occorre una fede che non serve per credere a Gesù.
Ma se il cristianesimo abbandona l’aspetto soprannaturale-sacrale, cosa rimane?Una maggiore forza etica nel suo messaggio di salvezza? Ne siamo sicuri? Già il concilio Vaticano II, con la Costituzione dogmatica Lumen gentium, aveva aperto al mondo, facendo riferimento alla retta coscienza personale, ultimo giudice della condotta di ciascun individuo, di fatto, in sincera ricerca di Dio. Venendo a mancare l’aspetto dogmatico, dell’essere unica rappresentante di Cristo tra gli uomini, la Chiesa perde il suo potere di riconciliare l’umanità decaduta con il peccato originale, con il Dio creatore dell’universo. Ma è proprio quest’ultima prospettiva, non più accettata dall’uomo contemporaneo, che fa crollare l’intero apparato religioso. L’umanità non è pervasa dal male, per una presunta caduta iniziale, ma per una connaturata fragilità, propria dell’essere umano e dell’intero cosmo, in continua evoluzione.
Seguito..
Vedo tutta una corsa x attribuire alla materia ( o ai “campi” quantistici) coscienza e libero arbitrio.. Imo un vero scienziato ne riderebbe.
Sento uno che mi chiede: “E allora!??”
Allora finiamola con panteismi & c.
Riconosciamo che la creazione è libera e autonoma nei suoi ∆ da B.B. a Uomo
E limitiamoci a cercare se e dove e come e quando il Trascendente si fa vedere nell’Uomo.
( cercare in Gesù x trovarlo..🤠😂😜😇🤣)
PS. Aiuterebbe anche buttare nel cestino l’etica, quando si capisse che Dio è ALTRO vs qs quisquilie..
Beh, tolto Dio muore anche l’uomo.. non è cosa nuova. ( cfr Addio a Dio? del Sequeri). Come che mancano anche basi e rif.ti x qualsiasi etica.
Non c’è da meravigliarsi.
Come è innegabile che Dio manca a TUTTI che lo cercano ovunque senza trovarlo. Cfr l’ultima dei panenteisti (letta sulla Deep Incarnat. di Sergio d.B.) è che la Trinità sarebbe composta da LOGOS=INFO +MATERIA=PADRE +SPIRITO=ENERGIA.
E dire che costoro poi si vantano di aver elaborato una Teologia che si accorda con le scienze moderne.. ecologia inclusa!!
Segue in altro msg x ‘troppo lungo!
Bah, senza andar per le lunghe, mi sembra che il trend moderno di voler ‘umanizzare’ sermpre di più il divino non abbia molto senso e ne vediamo le conseguenze: ridurre la divinità abbassa l’asticella verso cui dovrebbe tendere l’essere umano che, se non tende all’alto seguendo un modello (Cristo) da cui riceve anche la forza della grazia, non può che precipitare verso il basso. Togli il divino, e all’uomo non resta che la bestia.
Personalmente credo fortemente nella necessità di un’evoluzione teologica.
In tutti i campi credo si sia intuita la necessità di unire, di cercare il punto di incontro.
La religione parla di Gesù Cristo, di un incontro tra umano e divino, e credo sia lì il punto di svolta da approfondire.
Per M. il Gesù storico viene visto come l’unico dato oggettivo (ma anche il G storico è un’interpretazione, oltretutto in divenire), mentre il Cristo, una costruzione, un falso..
Però Mancuso stesso dice che abbiamo bisogno di religio, cioè di qualcosa che guardi oltre e che accomuni la famiglia umana per responsabilizzarla. Concordo. Ma affinché non si sia ancora nel Dio tappabuchi, occorrono basi comuni e oggettive: il Cristo non può essere l’ideale personale di cui ho bisogno per crescere, ma il dato su cui si fonda il Reale..
C’è qualcosa che non va, più che un neo Cristianesimo mi sembra un ateismo moralista..aiuto..
Mi rendo conto che forse non basta x chi NON vuole capire.
SE io dovessi. Comportarmi/credere perché Dio lo pretende da me…
Ma basta anche solo PERCHÉ..DIO…
il sarei un burattino e lui IL burattinaio.
Buon Natale x chi deve ancora venire..❤️😇🤣
ONTOLOGIA. Qui manca.
Gesù assurge a cosa diversa xchè gli metto il cappello divino ( da definire😭) in testa… Oppure x quello che Ė ??
Per la RELAZIONE CHE HO IO CON LUI??
Ma guarda quanto somiglia al dio della marmellata quel dio che voi invocate come avallo al vostri comportamenti!?
Ma non capite che così svuotate il buon Gesù del suo significato ontologico, basilare..che si chiama umanità!
Quale rapporto Dio/Uomo??
Che ∆ GESÙ/UOMO??
Non e’ un falso dilemma : se Gesu’ non e’ Dio , ma a un semplice uomo perche’ mai dovremmo seguire il suo insegnamento piuttosto che un altro ?
Perché dovremmo assolutixxare la sua morale ; ama il tuo prossimo come te stesso eccetera ? Potremmo invece ugualmente seguire la morale di Nietzsche o del Marchese De Sade.
Se Dio non esiste tutto e’ permesso ( Dostoevskji)
Ho letto la recensione di fratel Grillo e i commenti. Tutti a tirare il buon Gesù per la giacchetta, come sempre ( cfr.Jesus Seminar). Ma io preferisco tutti quelli che battono strade nuove a quelli che si rifanno solo a quanto già detto e scritto.
E mi fanno una gran pena i conservatori xchè non si rendono conto di come oggi tutta la Teologia tradizionale traballi.
Penoso l’argomento del sei fuori dal CCC o dello STA SCRITTO! Qui servono poche idee chiare e nette
Dio non è un concetto/idea/teologia??
OK? Bene
In attesa di definirlo ( Mission impossible!!) Gesù Cristo basta e avanza.
SE tra di noi siamo ‘interconnessi’
Dopo qs. detto ciar e nett, evito di perdere altro tempo e ricordo a Vito quel Vico dei corsi e
.
Non tutto del ragionamento di Fenaroli mi torna. La pretesa cristiana di verità è sempre una verità creduta, quindi non dimostrabile, soggettiva, teorica, al massimo rivelata…. Perché mai il pensiero umano dovrebbe essere in difficoltà a ipotizzare un “come se”? Semmai la difficoltà è praticarlo… Ma soprattutto non mi sembra vero che “la storia di Gesù merita di essere tramandata perché è la storia del Figlio di Dio”; se anche non lo fosse, resta il Vangelo e la prassi del cristianesimo che ne deriva: fraternità, carità, giustizia, uguaglianza.
Fraternità, carità, giustizia e uguaglianza: se sono valori universali lo sono solo perché divini. Se viene meno la Divinità di Gesù, come dire… viene meno anche l’universalità di questi principi, a me sembra chiaro. Perché le cose dette da un uomo, pur grande e illustre, dovrebbero essere condivise da me duemila anni dopo? Dire che Gesù non è Dio depotenzia il Vangelo e il suo messaggio.
Ovvio, se Gesù è Dio il discorso è chiuso. Ma per l’appunto il fatto che lo sia è oggetto di fede, quindi non dimostrabile. E non capisco perché un’eventuale non divinità svaluterebbe i valori del Vangelo: la cui validità è sperimentabile storicamente, che si sia credenti oppure no. Decine di religioni e di filosofie hanno promosso identici valori, e non erano cristiane
Roba da far fumare i neuroni tremare i polsi avvizzire i cuori. Se ci aggiungi la mai definita coscienza ottieni quasi tutto quello che trovi sul web, msg km!
Tu lo dici ed io sottoscrivo: la Verità, x noi sempre RELATIVA, non richiede 700 pagine. Il tuo msg mi ha ricordato il Pannikar che un po’ come T.de Chardin, affida al Cristo ‘cosmico’ il compito mistagogico. Quindi servono parole ciar&nett.. che io amo riassumere così:
OK. Diamo x non necessario definire l’esatta relazione DioGesù.
Ne discende la UNICITÀ tra Gesù Uomo e il Risorto, come dici tu e allora tutta la patafiata di 700 pagine si riduce alla domanda: TU, Uomo.. x te CHI è Gesù?! Che RELAZIONE hai con lui?
Lui Persona, come te!
( Potrei fermarmi qui… attendendo la vs. risposta.. solo suggerisco: quale DIO ti rivela, ti comunica??
PS. IO non seguo più Vito ( ma Ste si!!) da quando scrisse che Dio sarebbe ENERGIA! poi troppi libri, come il Vespone 😇
M. separa ma poi cerca di riunire: l’umano che incontra il divino nell’atto etico.
Gesù risulta così un Maestro di morale, e il neo Cristianesimo di M , una sorta di filosofia.
E rimane però la domanda, che non è secondaria, che M. intercetta, ma secondo me, perdendo la bussola: l’Infinito può esaurirsi in un solo uomo? Cristo è oltre Gesù, o si esaurisce in Lui?
E la Salvezza, allora, non è un dato universale e cosmico? E non a “condizione di”, che sia il bene o il sacrificio del Figlio?
I nati prima di Cristo, o gli appartenenti ad altre religioni, non si salvano?
L’errore di fondo, il peccato, non deriva dal non riconoscere il Legame con Dio Padre, e l’agire di conseguenza?
Prima la Fede come consapevolezza di sé, o le opere?
E poi: se non riconosco a Gesù la Sua natura divina, non la riconosco nemmeno potenzialmente all’umanità come suo dato costitutivo, secondo me.
Cosi la separazione tra umano e divino, continua.