Il manifesto programmatico di Zuppi – 3

Uno dei luoghi di realizzazione quasi esemplare della postura che la Chiesa può assumere nei confronti del mondo è dato, già ora, dall’ora di religione nelle scuole
12 Settembre 2022

Terza riflessione (segue da qui e qui). Uno dei luoghi di realizzazione quasi esemplare della postura che la Chiesa può assumere nei confronti del mondo è dato, secondo Zuppi, dall’ora di religione nelle scuole. Certo, io sono di parte, e anche gli intervistatori del cardinale sono di parte. Perciò il tema è stato tirato dentro anche per questo. Ma in realtà, se si prende questo esempio non come strumento diretto di realizzazione del rapporto chiesa mondo, ma come suo paradigma concreto possibile, qualche luce arriva.

Zuppi dice: “A scuola si fanno due ore a settimana di educazione fisica, ma non c’è neanche un’ora di educazione spirituale. Una contraddizione della più elementare antropologia. Sarebbe bello se i giovani potessero imparare a conoscere sé stessi come soggetti spirituali”. Intanto riconosce con chiarezza che l’ora di religione ha un ruolo nella scuola non come strumento di comprensione di altre materie, ma come luogo per l’educazione della dimensione spirituale degli studenti, così come altre materie educano altre dimensioni.

Se preso come paradigma del rapporto chiesa mondo, ciò significa che la chiesa sta nel mondo, non come serva di altri valori o poteri, ma perché offre una risposta di senso all’insopprimibile anelito dell’uomo a conferire un senso pieno alla sua vita. Oggi più che mai, visto che, come dice giustamente l’intervistatore “a dispetto di chi celebra ogni giorno la fine della religione, le religioni sono quanto mai al centro delle vicende del mondo”.

Ma in cosa si definisce il modo della presenza della chiesa al mondo? Come si traduce oggi Gesù Cristo per questo mondo? Dice Zuppi: “Dobbiamo essere capaci di diffondere una parola di “fratellanza necessaria” all’uomo di oggi, una parola che si dimostri migliore e più attraente dell’individualismo consumistico. Una parola che non teme di proporre la porta stretta anziché la porta larga. La porta stretta è quella del “noi”, è quella della consapevolezza che, credenti o meno, “non ci si salva da soli”.

Ma l’affermazione del cardinale ha anche una seconda declinazione. Dire che la religione a scuola può far imparare agli studenti come conoscere sé stessi come soggetti spirituali è un’affermazione abbastanza rivoluzionaria, perchè sottende che l’ora di religione attuale non sta funzionando come ora di sviluppo della dimensione spirituale degli studenti (due ore di educazione fisica e nessuna di educazione spirituale!) Adombra, cioè, la possibilità di un insegnamento della religione non necessariamente confessionale. Che io ricordi è la prima volta (ma potrei sbagliarmi) che un vescovo, in Italia, si spinge tanto in là.

Ma anche qui, se preso come paradigma del rapporto chiesa mondo, questo significa che la Chiesa non deve lavorare per sottolineare ciò che la distingue dagli uomini del mondo, ma al contrario cercare ciò che hanno in comune, affinché il desiderio di un senso pieno alla vita possa ritornare centrale nella percezione dell’uomo di oggi. “Dobbiamo far crescere ovunque la comunione. Comunione significa lo stare insieme, l’amicizia. Dobbiamo dire con più forza che la Chiesa è una famiglia. Quelli accanto a noi a messa non sono dei soci, sono dei fratelli, parenti di una stessa famiglia”.

Perciò lavorare per continuare a definire sempre meglio cosa sia il cristiano rispetto a chi non lo è, non appartiene al senso profondo del vangelo e non contribuisce ad attrarre a Gesù Cristo l’uomo di oggi. Serve solo a chi, non sentendo più chiaramente la propria identità, cerca nella presa di distanza da chi non è credente, la rassicurazione di esserlo ancora abbastanza.

Ma l’ultimo aspetto paradigmatico dell’insegnamento della religione, emerge se ci rendiamo conto che ciò si realizza nel luogo deputato alla elaborazione e trasmissione della cultura: la scuola. Con chiarezza Zuppi colloca questo insegnamento sul versante culturale e non su quello catechistico. Chiarezza che nella gerarchia non sempre c’è ancora. E cultura significa capacità di comprendere la realtà, di darle senso, di scoprirne la verità.

Allora, se preso come paradigma, questo aspetto rende potente la frase di Zuppi: “Ci serve un’alleanza con i laici – anche atei”. Costruire e trasmettere cultura, oggi, non è un’operazione che possa fare da sola una parte degli esseri umani. Le interdipendenze antropologiche nella ricerca della verità non sono mai state necessarie come oggi. Alleanza, perciò, proprio perché non ci si salva da soli. Proprio perché la verità è sinfonica, come diceva A. U. Von Balthasar. Cioè, si nutre di alleanze armoniche, in cui ognuno suona il suo, senza confusione e ciò permette di produrre un insieme che le singole parti, da sole, si sognerebbero.

Parafrasando Kant potremmo dire che un mondo senza Gesù Cristo è cieco e si perde, ma un Gesù Cristo senza il mondo è vuoto e diviene sterile.

3 risposte a “Il manifesto programmatico di Zuppi – 3”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    : “R.B- Educ.ne spirituale, preoccupazione in tutte le materie; Zuppi : Cultura e non Catechismo…,.tira dritto, forse si stacca da un ieri e si avvicina più all’oggi, considerando cultura cristiana partner come le altre materie: “capacità di comprendere la realtà, di darle senso, di scoprirne la verità.” Se così, si rispetta di più la libertà dello studente,anche laico, il quale effettivamente può essere attratto intellettualmente a conoscere e trarre proprie considerazioni, per un proseguo di ulteriore interesse a provare e vivere in questa verita cristiana. Due proposte di metodo: le due ore e in tutte le materie, sembra richiedere più tempo, più fatica al discernimento da parte di chi apprende. Anche il Vangelo, Gesù predica ad ascoltatori che si trovano per le strade….ma un di più e approfondito sembra èssere stato il suo insegnamento con gli Apostoli e altro con i Farisei in Sinagoga. La Chiesa vive nel tempo e con l’uomo di oggi, più debole di ieri

  2. Roberto Beretta ha detto:

    Io mi accontenterei di due ore di cultura religiosa, magari con prevalenza (visto il nostro passato) cristiana. L’educazione spirituale è – dovrebbe essere – preoccupazione di tutte le materie, in primis la filosofia ma anche la fisica, la letteratura, le scienze…

  3. Pietro Buttiglione ha detto:

    Leggere Zuppi tramite te è respirare, aprirsi al tra-scendente che ci permetta di sentirsi fuori dal mondo immergendoci fino alla gola nel mondo.
    Allearsi con i laici. Ad es nella costruzione di una ETICA LAICA, l’unica socialmente possibile.
    Ma è possibile se noi ci dividiamo e di fronte ad una qualsiasi nuova tesi reagiamo così:
    – la Dottrina dice diverso! E pure il CCC!
    – Tu citi XYY.. ma io ti rimbecco con la tale lettera di Paolo e tieni presente che io ci ho scritto un libro di 2000 pagine!!
    Risposte avute da clerici, come questa:
    – OK.
    Lei ha le sue idee, se le tenga che io mi tengo le mie!

    Andare ad un confronto ‘esterno’ con i laici, e non si è capaci di quello ‘interno’.. quali speranze abbiamo?
    PS. Ecco la speme: il nuovo Vescovo, appena nominato, francescano: mi ha ascoltato, ha voluto capire, con un bel sorriso specie quando ho nominato Martini.
    PPS ma cosa cavolo pretendo io?? Li hanno farciti così.. come potrebbero rifiutare ed aprirsi al DIVERSO??

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