ANNO C – XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
…non può essere mio discepolo.
Per ben tre volte ascoltiamo queste parole nel brano odierno, con tre condizioni non da poco.
Al centro, come un intermezzo, due microparabole dedicate alla necessità di prendersi del tempo prima di intraprendere un’opera onerosa, il cui esito infausto significa, in qualche senso, la rovina.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare… Quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare…
Evidentemente l’impresa onerosa è la sequela del Signore. L’impresa è sicuramente onerosa, comporta la rinuncia ai beni, ai propri cari, alla propria vita, comporta il peso di una croce. Siamo avvisati. Ma, a differenza di quello che accade nelle due microparabole, vogliamo pensare che, se non riusciremo ad essere all’altezza della situazione, le nostre cadute non saranno rovinose. La possibilità di rialzarci ci verrà sempre offerta dall’unico che può rialzarci, il Risorto (etimologicamente ri-alzato) che ha fatto lui stesso esperienza di cadute sotto la croce.
D’altra parte, al di là della sequela e dei suoi costi, tenuto conto della prima lettura, possiamo considerare il tema delle microparabole come baricentro: siamo invitati a calcolare, esaminare, … prima di prendere decisioni che potrebbero rivelarsi sbagliate, addirittura rovinose. E’ un tema che sconfina dal cammino personale del credente e si riverbera nella vita sociale e comunitaria.
Il brano della Sapienza ci fa presente che non è una cosa facile: “I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni”.
Provvidenzialmente ascoltiamo queste parole alla vigilia della riapertura delle scuole. Tante volte lo sentiamo dire: compito dell’istruzione non è quello di trasmettere semplicemente nozioni. È vero ancor più in quest’epoca, con le nuove tecnologie che rivoluzionano la nostra vita: quello che insegniamo oggi potrebbe essere superato in brevissimo tempo. E gli sviluppi di questi ultimi anni sono stati davvero sconvolgenti e destabilizzanti: come si fa ad insegnare per un futuro che non riusciamo a figurarci? Lo slogan è quello di “insegnare ad imparare”, perché si dovrà imparare per tutto il resto della vita; ma, al di là degli slogan, rimane l’impressione di una fragilità di fondo nell’istruzione. Forse perché, se tutto lo scibile sembra facilmente reperibile con l’IA, e tutto cambia così in fretta, sembra che non ci sia niente di davvero importante da ritenere come patrimonio di conoscenze. Auguri, dunque, a chi torna tra banchi e, ancor più, a chi lavora nel sistema dell’istruzione. Ai docenti rimane l’onere di questo compito tutt’altro che banale: tenere bilanciata la solidità formativa con la volatilità delle nuove tecnologie.
La riapertura delle scuole segna anche il riavvio della vita sociale ed ogni riavvio richiede, più o meno formalizzato, un momento di programmazione, per la definizione degli obiettivi che si intendono raggiungere. La Parola di oggi sembra che voglia illuminare esattamente questo momento. Le due microparabole ci ricordano che, quando si pianifica, si deve avere contezza delle proprie forze, per non fare il passo più lungo della gamba.
Possiamo azzardare un’interpretazione più ampia: avere contezza della limitatezza delle proprie forze, significa programmare con sapienza le opere da intraprendere, per evitare che le energie vengano disperse in mille attività inconcludenti. Come dice la parabola dei talenti, ci verrà chiesto conto se saremo rimasti paralizzati nell’incertezza (la tenda d’argilla, che opprime una mente piena di preoccupazioni). Ma, parimenti, ci verrà chiesto conto delle energie sprecate, in cose inutili, cose storte, senza che prima ci si sia seduti a ragionare, se possibile non soli. Di sapienza e discernimento, personale e comunitario, abbiamo bisogno ora che ci affacciamo a questo nuovo anno sociale, nelle molteplici comunità civili e nelle molteplici aggregazioni ecclesiali. Senza sapienza e discernimento, si corre il rischio di perdere tempo e, in definitiva, di perdersi.
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza.
P.S. Con queste parole prendo congedo dai lettori dopo questo ciclo estivo di commenti domenicali. Ringrazio per l’attenzione, per i commenti e soprattutto per la comprensione: ricordo che si tratta spigolature affidate ad uno che “non è del mestiere”. D’altra parte, per me come per tutti, il Battesimo è titolo sufficiente a balbettare qualche parola di risonanza alla Parola.
C’era un msg nella Parola di stamane.
Un msg molto chiaro rivolto a me.
Un msg personale. Che mi sento di con-dividere, come fa Lorenzo.
“Non fermarti a metà”
In giorni in cui le difficoltà mi sopraffanno.
E ti dici:
Ma chi me lo fa fare??
Lui mi dice:
Non fermarti.
Perché io ti sto aspettando.
Grazie.
Grazie a tutti.
Ma soprattutto a Lui.