Perché me l’hai promesso Tu

Non basta l’angelo, Signore. Anche se il suo aspetto è come la folgore e il suo vestito è bianco come neve, non sarà mai bello come te. Solo se sei Tu a venirci incontro possiamo essere sicuri del nostro compimento.
4 Aprile 2026

Domenica di Pasqua – veglia pasquale

È stato qualche sera fa, sulla soglia di questo Triduo pasquale. La persona che, in questo tratto di vita, più mi preme sul cuore mi diceva che stava male – me lo diceva con lo sguardo, prima che con le parole – senza riuscirmi a dire il perché, il per chi, il per come. Stava male e basta. E io, in mezzo a questo dolore senza senso, non sapevo cosa dirgli. Ho saputo solo tenerlo abbracciato, accarezzarlo come avrei accarezzato un bambino, e baciargli la testa. Ad un certo punto, avrei voluto dirgli «Dai, tra un po’ è Pasqua», come a fargli una promessa di liberazione, una promessa di fiato, di respiro, di vita. Ma non gliel’ho detto. Ho pensato che son state già troppe le promesse di Pasqua che gli son state fatte senza essere mantenute, per rischiare di illuderlo ancora.

Come cantare i canti del Signore in terra straniera? (Sal 136, 4) Come dire la promessa della Pasqua a quel ragazzo che affondava sulla mia spalla e si lasciava accarezzare senza resistenza? Come dire questa promessa alle mamme dei bambini in ospedale, agli innamorati in una sala d’attesa, a chi ancora dorme per strada? Con che coraggio andare a parlare di resurrezione a chi seppellisce pezzi di cuore colpiti a morte da missili impazziti? Con che coraggio fare Pasqua dopo i milionesimi morti in mare, appena mercoledì scorso, al largo di Lampedusa? Neanche la primavera quest’anno ce la fa a sbocciare, tanto è il peso del dolore innocente, dei pianti che solo la notte sa, della tristezza che schianta il cuore a terra. L’inverno che resiste ancora in questi nostri giorni è una parola di sfida: Sei risorto. E quindi?

 È molto bello che il Vangelo della veglia pasquale di quest’anno non si fermi all’angelo che dice alle donne che Lui è risorto: «Ecco, io ve l’ho detto». In fondo, poteva finire lì. Il terremoto, l’angelo che rotola la pietra, le guardie atterrite, e l’annuncio alle due Maria: «Non è qui. È risorto». Questo poteva bastare. E infatti «abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli», senza aspettarsi altro, senza attendere altro. Quello che accade subito dopo non era necessario, è qualcosa che sovrabbonda, che non era previsto, che poteva non esserci, che eccede. «Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi!”». Le donne avrebbero creduto comunque – per questo hanno «timore e gioia grande», allo stesso tempo – ma Lui vuole andare loro incontro, e chissà se erano più loro a desiderare di vederlo o Lui a desiderare di lasciarsi incontrare.

Non basta l’angelo, Signore. Anche se il suo aspetto è come la folgore e il suo vestito è bianco come neve, non sarà mai bello come te. Non posso essere io a dire la promessa di Pasqua a chi voglio bene e sta male. Anche se lo abbraccio e lo bacio, non saprò mai abbracciarlo e baciarlo come sai fare Tu. Devi venire Tu. Devi arrivare Tu. Devi essere Tu a farci scoppiare il cuore. Soltanto se potremo avvicinarci, se potremo abbracciarti i piedi, se potremo adorarti, riusciremo a credere alla tua promessa. È solo la tua voce che può farci saltare il cuore nel petto. Solo se Tu ci vieni incontro possiamo essere sicuri del nostro compimento. Serve che venga Tu, Signore, questa Pasqua, a ridarci fiato. A farci tornare a sperare, non perché lo prometto io – non perché l’ha promesso un angelo – ma perché me l’hai promesso Tu.

2 risposte a “Perché me l’hai promesso Tu”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Eppure Gesù quando dice a Tommaso” tu credi perché mi hai veduto, beati quelli che crederanno senza avermi visto” E tra questi siamo noi oggi se facendo e operando in suo nome, come da esempio degli Apostoli viviamo e operiamo condividendo i doni daLui ricevuti. Ogni bicchiere d’acqua che avrete dato al prossimo, l’avrete dato a me”. La Chiesa è il suo Corpo, Lui l’ha istituita perché attraverso di Essa il Vangelo raggiunga tutti i confini della Terra, e a questa realtà siamo arrivati, ne facciamo parte con suoi Pastori, che in ogni tempo, ancora fanno lunghi viaggi per rendere viva la presenza di Gesù Cristo con la Sua Parola, ai popoli di ogni lingua. perche a ogni uomo che in Lui si converta, il Risorto ha promesso vita eterna. Con le guerre il mondo non percorre vie alla Pace e respirando aria sempre più inquinata, procura danno alla natura dell’uomo in corpo e spirito. Vano sperare futuro in tale catastrofica realtà se non esistesse il Cristo Risorto!

  2. Alberto Ghiro ha detto:

    Mi figuro che Gesù dica in un unico discorso che riassuma la sua vita di non prendere troppo sul serio persino la morte, figurarsi il rispetto della legge oppure della sacralità dei luoghi e dei riti o i legami parentali o il giudizio terreno e che la felicità abbia più a che fare con l’allegria che con la troppa serietà.

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