In una domenica d’estate

Partendo dai beni ultimi e dalle attese escatologiche, si può a finire a parlare delle nostre settimane di ferie.
10 Agosto 2025

ANNO C – XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per quanto rimanga l’impressione di una raccolta eterogenea di insegnamenti, il passo odierno di Luca contiene un paio di elementi che sembrano esattamente calibrati per queste settimane: nel bel mezzo dell’estate, quando molte attività lavorative sono chiuse per ferie.

“Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.” Giusto la settimana scorsa il Vangelo ci parlava di magazzini costruiti (invano) per custodire beni materiali, un vero tesoro: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni.” E abbiamo anche ascoltato a cosa sarebbero serviti quei beni “ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Se la sarebbe goduta, l’uomo ricco. Anzi, stando alla parabola, sembra proprio che se la sarebbe goduta da solo: ammesso che ci sia una rete di affetti e di relazioni, ora, con il raccolto abbondante, diventa palese che il cuore dell’uomo ricco, ricco di suo, si era già inaridito: per altro non c’è posto, se non per i beni che procurino una vita ancor più agiata.

C’entra col periodo di ferie? Direi di sì. Quando non abbiamo alibi derivanti da cause di forza maggiore, abbiamo questa opportunità: liberi di seguire il cuore, potremo fare chiarezza sul nostro tesoro, ciò che per noi conta per davvero. E se le relazioni non si ravviveranno, se il cuore rimarrà inquieto, vorrà dire che il vero tesoro lo dobbiamo ritrovare.

Il Vangelo parla anche di servi che aspettano un padrone, servi rimasti svegli per continuare a fare quanto dovevano, servi beati, che finalmente vengono serviti. Un’immagine di impatto straordinario e, con uno strappo all’esegesi, mi permetto di dire che pure questo ha a che fare con le nostre ferie. Dopo i mesi di lavoro forse ci siamo concessi, o ci concederemo, qualche momento di riposo fuori di casa. E ci sarà qualcuno, speriamo correttamente retribuito, a lavorare per noi. Personale di servizio in spiaggia o al rifugio, camerieri nei ristoranti e nelle pizzerie, lavoratori nel settore dell’ospitalità; e tante persone che lavorano pure d’estate: lavoratori della cultura e dello spettacolo, che ci consentono di ristorare lo spirito con la bellezza; lavoratori nel settore commerciale, che permettono a noi di prendercela fin troppo comoda (nella grande distribuzione, ad esempio, sono ormai sempre più rari i giorni di chiusura totale). In qualche modo il Vangelo oggi ci fa pensare anche a queste persone, che prenderanno le ferie fuori stagione. In attesa di essere tutti ristorati dal Padrone che ritorna, nel convito universale di cui parla Isaia, possiamo almeno cercare di preservare tra di noi spazi di gentilezza e cordialità, segni di gratitudine, anticamera della fraternità. Per ragioni autobiografiche questo è un tema che mi vede sensibile (ne avevo già parlato qui).

«Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?» Se le parole del Signore ci fanno allargare lo sguardo, le parole di Pietro ci riportano ai nostri soliti discorsi di Chiesa, o, meglio, di sagrestia: noi, il piccolo gregge, e loro, gli altri, le pecore fuori dal gregge. La distinzione proprio non riusciamo a scacciarla, come se il recinto, anzi i vari recinti, fossero perfettamente delineati: il recinto dei ministeri (ordinati, istituiti, di fatto), il recinto di chi partecipa alla vita comunitaria, una zona di soglia (sempre più sfumata), gli altri, gli estranei. È inevitabile che si ragioni in questi termini. Eppure, sarebbe grave se, accentuando le distinzioni, la prassi corrente, tra di noi, fosse troppo diversa dai discorsi per gli altri, di facciata. Al doppio registro finiamo per abituarci e invece: a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Una risposta a “In una domenica d’estate”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Certamente le Parabole sono risposta ad ogni vita umana, senza tempo parlano al cuore dell’uomo, organò centrale dove Dio li ha insufflato qualcosa del suo spirito, da consultare sentimenti di amore a guida di un intelletto libero di agire secondo un proprio volere. Oggi nel pieno dramma di guerre così accese di odio reciproco, si levano voci di dissenso ai disegno dei governanti, voci di popoli che pur nella diversità scoprono la solidarietà nel pretendere di dare ragione al Dio della Vita, che in ogni sua pagina ha parlato da Padre insegnato la via dell’amore per diventare proprio figlio. Quanto invece è anche presente la brama di non pochi che hanno pensato a trarre profitto nella difesa di giustizia,il fascino di sentirsi forti di armamenti, il vitello d’oro dei ns.giorni.! Tutto questo ci pone singolarmente a rispondere quale via più vera e giusta salvi la ns. umanità dalla morte. Al cuore la risposta
    .

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