La pace dentro, la pace fuori…

Ovunque volgiamo lo sguardo sembrano regnare relazioni violente: di genere, tra popoli... Bisognerà forse partire da una comunicazione non violenta per spezzare questo circolo della violenza?
11 Dicembre 2025

Anche la seconda domenica di Avvento si apre con una visione proiettata nel futuro: Isaia ci parla di un momento in cui tutte le creature saranno in pace, non ci sarà conflitto né violenza e la gloria di Dio si estenderà su tutti i viventi. Sembra davvero una favola lontana… Ma Paolo nella seconda lettura ci dice anche che “tutto ciò che è stato scritto prima di noi è stato scritto per nostra istruzione, perché (…) teniamo viva la speranza”.

Forse, allora,  ciò che dice Isaia riguarda ciascuno di noi: ma come è possibile? Come potremmo realizzare nel nostro quotidiano quella profezia di pace? Eppure Paolo è chiaro: “Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi”.  L’obiettivo è ben definito, bisogna capire come arrivarci.

Alcuni autori del ‘900  hanno indagato il malessere degli esseri umani e hanno offerto importanti e utili suggerimenti per migliorare l’equilibrio individuale e le relazioni interpersonali.

Ne propongo alcuni.

Già Freud aveva individuato “il disagio della civiltà” in una sua famosa opera pubblicata nel 1930, ma è nella seconda metà del secolo che compaiono alcune importanti scuole di pensiero che offrono importanti spunti, utili ancora oggi.

A partire dagli anni ’50, la cosiddetta scuola di Palo Alto (California) ha individuato nelle dinamiche della comunicazione uno dei principali elementi delle difficoltà relazionali.  Paul Watzlawick (“Pragmatica della comunicazione umana”, 1967) evidenziò che le forme di disagio psichico sono strettamente connesse con modalità  disfunzionali di comunicazione, per cui elaborare scambi comunicativi sani porta al risanamento delle relazioni. Anche Gregory Bateson (“Verso un ecologia della mente”, 1972) teorizzò che la personalità dell’individuo si costruisce e si struttura sulla base delle relazioni che ognuno instaura con l’ambiente e con gli altri individui.

Negli stessi anni, Eric Berne (“A che gioco giochiamo”, 1964), fondatore dell’analisi transazionale, sottolineò il fatto che relazioni interpersonali sono soddisfacenti solo se si basano sul rispetto reciproco, sul riconoscimento dei bisogni propri e dell’altro e sulla capacità di comunicarli. Relazioni soddisfacenti sono quelle  in cui non c’è un vincitore ed un vinto, ma entrambi gli individui si sentono riconosciuti e appagati nei propri bisogni vitali.

Carl Rogers e Marshall Rosenberg, successivamente,  hanno posto le basi della cosiddetta “comunicazione non violenta” (CNV), cioè una forma di comunicazione interpersonale profondamente rispettosa della persona e dei suoi bisogni, in particolare del bisogno di autorealizzazione, cioè diventare sé stessi sviluppando le proprie potenzialità. Rosenberg, in particolare, parla di “linguaggio della giraffa” (empatia e gentilezza) invece del “linguaggio dello sciacallo” (accusa e giudizio).

In tempi più recenti (2017), è stato stilato il “Manifesto della comunicazione non ostile” relativo all’ambito della comunicazione digitale, con l’obiettivo di rendere la rete un luogo sicuro per tutti, promuovendo atteggiamenti rispettosi e civili tra coloro che la  frequentano.

I principi fondanti di questo Manifesto sono dieci:

1.    Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

2.    Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.

3.    Le parole danno forma al pensiero. Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.

4.    Prima di parlare bisogna ascoltare. Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.

5.    Le parole sono un ponte. Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.

6.    Le parole hanno conseguenze. So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.

7.    Condividere è una responsabilità. Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.

8.    Le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.

9.    Gli insulti non sono argomenti. Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.

10.  Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Questi dieci principi forniscono linee guida per una comunicazione più umana, ricordandoci che, nonostante la distanza virtuale possa portare all’alienazione, interagiamo sempre con persone reali.

Attraverso questa veloce carrellata, abbiamo considerato alcuni strumenti che possono aiutarci a creare intorno a noi  un ambiente di pace e di giustizia, in cui i conflitti siano occasioni per chiarirsi e per migliorare la relazione, non per distruggersi a vicenda.

Allora forse la visione di Isaia non è così lontana dalla realtà, quella realtà che noi viviamo ogni giorno e che  possiamo rendere più umana e ospitale per una vita più serena e pacificata. E noi credenti potremo così accogliere l’invito riportato dall’evangelista Matteo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, un nuovo passo nel cammino dell’Avvento del Signore Gesù.

Una risposta a “La pace dentro, la pace fuori…”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Questo “manifesto” detta dieci comportamenti utili a invertire quella tendenza opposta che oggi si riscontra nella comunicazione tra persone in ogni ambito ci si trovi, per via camminando, in luogo di lavoro, perfino un saluto trova dubbiosa accoglienza, prevale un comportamento di autodifesa aziche di fiducia, sono i fatti, gli accadimenti di ogni giorno riportati a darne testimonianza. “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. (Isaia 35)E oggi ci troviamo ad essere aggrappati a questa Speranza, la via giubilare che la Chiesa sta percorrendo, accogliendo tutti coloro che in Lei cercano ristoro? Rifugio? Invocando un Dio misericordioso, sta tenendo alta questa Sua Luce perché forte intorno giungono grida che alla Pace, vi sia anche per altra via giungere. Ma Solo in Lui, il Cristo, l’atteso, vi è promessa di Pace vera e gioia senza fine.

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