“Churchinprogress” – Il dialogo

Un cristiano - come per un ebreo o un musulmano - può affermare che anche altrove c’è salvezza? In tal caso, che senso avrebbe la mia vita e ciò per cui io decido di spenderla in pienezza e totalmente?
25 Giugno 2025

Abbiamo parlato di scelta (qui) e abbiamo provato a dire “cosa” si sceglie. Ma come la mettiamo con il confronto con tutti coloro che non scelgono o che scelgono qualcosa di diverso? Premessa: fin dall’inizio abbiamo detto che saremmo stati chiari. Ciò significa che non tutti (come sempre) saranno d’accordo. Sono convinto, però, che solo se qualcuno ha il “coraggio” (senza troppa enfasi) di dire cosa pensa senza “curarsi” dell’appoggio degli altri, è davvero possibile il dialogo, altrimenti resta sempre la sensazione di essere “in sospeso”, aspettando l’ennesima reazione “di Godot”.

Quindi, parlando di chiarezza, la confessione della propria fede, da parte della chiesa, non può scendere a compromessi. La chiesa esiste solo in quanto testimone del Dio di Gesù Cristo. In sé, quindi, non cerca approvazione, considerazione o supporto. La chiesa non deve fare proseliti o “piacere” alle persone o “convincerle”. Rendere ragione, certo, ma lasciando libertà all’adesione dell’altro. Il testimone, per così dire, deve sparire per far sì che si manifesti il testimoniato. In realtà la dinamica è più complessa, come visto (qui) per l’identità. Sarebbe più corretto dire che la chiesa stessa rivela nella propria storia il Dio di Gesù, che come storia si è rivelato, e così facendo porta il Vangelo alla e nella storia di tutti.

La fede cristiana, che si configura socialmente in una comunità di credenti che si definisce “chiesa”, ovvero “assemblea”, “convocazione”, trova nella rivelazione di Gesù il proprio fondamento, il proprio senso (personale e comunitario) ed è chiamata ad annunciarlo come la via, la verità e la vita.

La certezza e la convinzione di questa identità è il punto di partenza necessario e indispensabile per qualsiasi dialogo: con chi non crede, con le altre religioni, con il “mondo”. Per meno di questo, la chiesa semplicemente non avrebbe motivo di esistere.

E chi non crede in Gesù? Rispondo semplicemente: poco importa. C’è una convinzione – spesso strisciante, talvolta proclamata – per cui in nome del dialogo (specialmente quello interreligioso) si cerca di “contenere” la pretesa veritativa del cristianesimo, per far spazio alla “salvezza” anche in altre religioni.

Questa prospettiva, dal mio punto di vista, è semplicemente senza senso. Infatti il dialogo si trasforma in assembramento. Se io dialogo con qualcuno improvvisamente diventiamo una sola persona o la pensiamo allo stesso modo? Non credo. La convivenza civile con gli altri, esattamente come nel rapporto io-tu, non implica che io debba rinunciare a chi sono per “accomodare” l’altro.

In termini religiosi ci potremmo chiedere: perché, in quanto chiesa cristiana, per “aprirmi” agli altri dovrei rinunciare a “qualcosa” per cui sarei disposta a dare la vita (non è questo il senso ultimo del martirio, ovvero della testimonianza?). E onestamente penso valga la stessa cosa per un ebreo, un musulmano, un ateo o chiunque altro. Se ciò che per me dà senso alla mia vita è qualcosa “di meno” della verità assoluta, allora forse non vale la pena riconoscerlo come senso della propria vita. E siccome, in quanto esseri umani, siamo drammaticamente (in un dramma) “costretti” a trovare questo senso, a confrontarci con la domanda sul “perché” ci siamo (quando potremmo tranquillamente non esserci), la risposta cristiana se vuol essere fondante e affidabile non può scendere a compromessi.

Questo non significa “giudicare” gli altri, volerli indottrinare, condannarli o quant’altro. Ciascuno può trovare il senso della propria vita là dove meglio crede, nell’esperienza di fede che, dal suo punto di vista, meglio onora la propria umanità, il proprio esserci, la propria visione del mondo. Ciò non toglie che come cristiano (proprio come sarebbe se fossi ebreo o musulmano) io non posso affermare che anche da altre parti c’è salvezza, perché altrimenti che senso avrebbe la mia vita e ciò per cui io decido di spenderla in pienezza e totalmente?

Il dialogo è possibile, ritengo, solo tra chi è consapevole della propria identità, di chi è o per lo meno di chi vuole essere. Un dialogo è impossibile laddove l’altro semplicemente si identifica con tutto ciò che incontra, con qualsiasi realtà si trovi accanto. L’indifferenza o il qualunquismo non sono fondamenta sulle quali è possibile costruire un dialogo. Il dialogo non va confuso con il contraddittorio: nel dialogo non si cerca di vincere ma di convivere, di vivere insieme, nella verità che per ciascuno è tale.

La missione della chiesa non è “guadagnare” qualcuno ma spendersi totalmente nel messaggio del vangelo che deve testimoniare, nel rispetto e nell’amore verso tutti e ciascuno, con serietà e fedeltà. Pe meno di questo, che senso avrebbe decidersi per essere cristiani?

3 risposte a ““Churchinprogress” – Il dialogo”

  1. Alberto Ghiro ha detto:

    Forse c’è un’inespresso desiderio più o meno inconscio di missione che accomuna segretamente chi non demorde dalla fede cristiana. Viene dalla necessità di uscire dal pantano di Gerusalemme per cercare luoghi di vita ed espressione. Ed è appunto la missione che ha contraddistinto la storia della fede cristiana, più silenziosa della morale cattolica, dell’immoralità e dell’ipocrisia dei cattolici, delle guerre di religione, dell’opposizione alla scienza e al progresso e così via. La missione è il fare anziché l’essere.

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    A Milano si direbbe: Ciar&nett.
    Onore alla chiarezza.
    MA.
    1) il Giudizio e quindi la Salvezza sono prerogative di Dio, che non vanno espropriate.
    2) Sicuramente al tavolo di dialogo/confronto ognuno DEVE portare le proprie convinzioni altrimenti che dialogo sarebbe??
    3) SE Fede richiede sempre e comunque un atto di volontá ( la SCELTA di cui parli tu..) e NON è ideologia/concetti/enunciati ecco che non sta in piedi la stessa tesi ” SE TU non la pensi come me sei FUORI!!”
    4) SOLO DIO è assoluto/trascendente.. tutte le verità anche scientifiche sono sempre RELATIVE ( NON FOSS’altro perchè manca il termine di confronto )
    Summa: se tu Ste esamini le diversità della Fede dei ns. fratelli. ad es. nell’Eucarestia, davvero risponde al criterio di cui sopra?? Quindi…

  3. Maria Cristina Venturi ha detto:

    Un sedicente cristiano puo’ credere che non solo in Gesu’ sia salvezza ma anche in Budda ,Allah ,la Pachamama,Shiva ,Visnu , eccetera. Se lo crede e’ un povero illuso ,uno spiritualista confuso e non ha incontrato davvero Gesu’ che nel Vangelo dice agli apostoli : Vieni e seguimi. Cristiano vuole dire seguire Gesu’ e credere che solo in Lui vi e’ salvezza . Tutto il resto e’ menzogna . Basta leggere i Vangeli per capire che Gesu’ non ha invitato la gente a seguire Zeus, Mitra ,Iside o chi pareva loro.

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