Catechismo: è tempo di cambiare

Dei limiti di catechismo e cammini di Iniziazione cristiana discutiamo ormai da tempo, ma finora abbiamo risposto cercando di ‘aggiustare’ le cose, senza ottenere i risultati sperati. E se provassimo a fare la rivoluzione?
13 Ottobre 2020

Tutto sta ricominciando, nonostante tutto. Anche in parrocchia. La messa ormai ha una prassi rodata ma anche le varie attività ripartono, compreso il catechismo; in molte comunità poi si fanno le corse per conferire i sacramenti ‘saltati’ la scorsa primavera. In generale, comunque, in questo settore si naviga a vista, con scelte legittimamente diverse, nel tentativo di rispondere ai bisogni emergenti e alle domande delle famiglie e nello stesso tempo di fare i conti con le risorse a disposizione.

In questo quadro generale, trovo assolutamente pertinenti le osservazioni già presenti nella Nota pubblicata durante l’estate a cura della Commissione Triveneta per l’annuncio e la catechesi, che rilevava il rischio della frammentazione, l’eccessiva preoccupazione per la data dei sacramenti, la tentazione della delega …

È da quando l’ho letta che mi chiedo: e se invece provassimo a … fare la rivoluzione?

Dei limiti di catechesi e cammini di Iniziazione cristiana parliamo ormai da tempo; finora abbiamo risposto cercando di lavorare sull’esistente, con piccoli o grandi ‘aggiustamenti’ che però non hanno sortito i risultati sperati. Forse è tempo di un radicale cambio di marcia.

Provo qui a condividere alcuni pensieri, sperando che si generi intorno a essi un dialogo con voi lettori: una sorta di scommessa sinodale, dalle pagine di Vinonuovo.

Le coordinate fondamentali entro cui mi muovo sono quelle che strutturano la catechesi nei documenti della Chiesa:

1.      L’assoluta precedenza della catechesi e della formazione cristiana degli adulti e, all’interno di essa, del coinvolgimento delle famiglie nella catechesi dei piccoli.

2.      L’ispirazione catecumenale.

3.      La formazione di catechisti e ministri ordinati.

4.      La proposta mistagogica.

 

Quello a cui sto pensando è un cammino del tutto rinnovato, a impronta decisamente catecumenale:

– niente catechismo di default, iscrizione ai percorsi di iniziazione cristiana solo per chi lo desidera;

– niente legame con le classi di scuola, solo quattro/cinque fasce di età: 8-11; 12-15; 16-19; giovani; adulti;

– durata: 2 anni, con percorsi non da iniziare ogni anno ma ad anni alterni (in modo da concludere e poi ripartire) per creare meno sovrapposizioni e favorire una concentrazione maggiore e più armonica sul cammino di tutti;

– riti dell’iscrizione del nome, percorso scandito dalle consegne;

– incontri frequenti in parrocchia solo nella prima e seconda quaresima, prolungati (non un’ora e via …) e intensi;

– nel tempo intermedio, forte valorizzazione del ruolo dei padrini (che finalmente tornerebbero a essere dei testimoni di fede) per accompagnare catechizzandi e famiglie;

– invito inderogabile, per chi sta camminando, alla messa domenicale e la proposta di poche altre tappe (approfondimento della Parola di Dio, coinvolgimento in esperienze di carità, ma anche qualche momento conviviale) da vivere con la comunità;

– tutto questo con una focalizzazione su chi si prepara ai sacramenti, fidandosi di loro e della loro fede (sì, anche di quella dei bambini); l’investimento di energie sulle famiglie è necessario, ma va fatto in altri modi e per altri canali (per esempio favorendo e accompagnando la preghiera in famiglia), finendola di considerare il catechismo come la ‘trappola’ per coinvolgere finalmente i genitori … una pastorale familiare seria sarebbe parallela, indispensabile ma separata dalla catechesi;

– i sacramenti (Cresima e Comunione) verrebbero conferiti insieme, dal proprio parroco e nel tempo pasquale, non a tutti ma a piccoli gruppi non omogenei per età, composti da chi ne ha scoperto il valore esistenziale (senza mega feste e senza vesti bianche e senza apparato retorico, ‘solo’ nella Pasqua domenicale);

– la Riconciliazione dovrebbe essere celebrata rigorosamente dopo Cresima e Comunione, recuperata nella sua dimensione battesimale e vissuta nel quadro di una seria mistagogia.

 

Una rivoluzione, lo so. Ma pensarci? Se non ora, quando?

Questa modalità porta con sé anche alcuni ‘effetti collaterali’ interessanti: improvvisamente, nella frenetica vita ordinaria delle comunità parrocchiali, si libererebbero tempo ed energie per individuare e formare catechisti per le diverse fasce di età, con i quali preparare, fin nei minimi dettagli, percorsi specifici da offrire ai catechizzandi nei due tempi quaresimali.

Inoltre strutturare una catechesi per giovani e adulti (seria e stabile), anche se in un primo momento potrebbe coinvolgere pochi, consentirebbe di aprire la strada a domande future, perché le cose stanno cambiando, con velocità impressionante. Che lo vogliamo o no.

Che poi, a spingermi oltre, direi che la catechesi biennale degli adulti sarebbe una buona proposta anche per chi voglia battezzare il proprio bambino. In tante realtà la preparazione al Battesimo dei figli si risolve in tre incontri se va bene: così si configurerebbe come un impegno serio, da assolvere con calma ma necessariamente, insieme ai padrini se occorre, magari quando il piccolo sarà … meno piccolo.

Sono solo idee, ma davvero, spero inneschino un processo di pensiero.

24 risposte a “Catechismo: è tempo di cambiare”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Terribile sfrondatore pongo una sola domanda:
    In base a COSA dovremmo dare o non il corpo di Cristo ad un bambino o adolescente che sia ?
    Diamo x scontata l’unificazione con la Cresima.
    Allora?
    Devo fare l’elenco di tutto ciò che ho letto qui, spesso con parole difficili??
    Da anni mi sono risposto:
    Basta che mostri un sincero desiderio di incontrare GESÙ, colui che amava i fanciulli. Come e perché negarglielo?
    Sarà che x me sono stati gli anni di più grande amore e unione con Lui.

  2. Antonella Giambattistini ha detto:

    Ho letto con interesse le riflessioni e le proposte, condividendo il desiderio di un profondo rinnovamento della catechesi.
    Anche nell’unità pastorale a cui partecipo si sta riflettendo su questi temi, che provo a riassumerli…
    Centralità dell’eucaristia e dell’ascolto della Parola di Dio. Ripensare gli itinerari di catechesi non solo in funzione dei sacramenti ma anche quali occasioni per sperimentare la vita della comunità in Cristo. Interrogarci su quale vita di comunità proporre ai ragazzi e avviare processi di cambiamento, lasciandosi guidare dall’azione dello Spirito Santo. Offrire più occasioni di fraternità e comunione, rendere gli spazi “belli” e accoglienti. La catechesi affidata non più solo a catechisti “professionisti” ma improntata più sulla narrazione dell’esperienza di vita e della fede da parte di adulti, anche da parte dei genitori.

  3. Claudio A. Bosco ha detto:

    [Seconda Parte]
    La Confessione dei bambini, certo, richiede, oggi più di ieri, una profonda preparazione psicologica e spirituale da parte dei ministri del Sacramento.
    I piccoli, dal canto loro, hanno antenne sensibilissime per cogliere i frutti dei cammini penitenziali degli adulti della loro famiglia e della loro comunità.
    Urge, a mio parere, ripensare alla vita della comunità cristiana come “milieu” agapico in cui si fondono e vengono messi in comunione i singoli carismi, investendo di più sulla formazione degli adulti e dei giovani. Lo Spirito Santo già soffia nelle chiese (Ap 3, 20). O non ce ne accorgiamo?

  4. Claudio A. Bosco ha detto:

    Armando Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede. Nuova ediz. 2017.
    Davvero possiamo permetterci ancora, mi chiedo, di continuare ad adottare, in materia di fede (da praticare come comunità) e catechesi, criteri “cronologici”?
    O tempi perigliosi come questi non richiedono, invece, una pastorale centrata sul “fare strada insieme” (vedi l’icona di Lc 24, 13-53), ma che ponga davvero al centro il cammino di ogni singolo battezzato – o non ancora battezzato – e quindi opti per l’adozione (rivoluzionaria?) di criteri “kairologici” (accompagnamento spirituale dei singoli richiedenti incluso) ?
    Non sono un esperto di pedagogia salesiana, ma credo che don Giovanni Bosco avrebbe qualcosa da ridire sul porre il sacramento della Penitenza al termine del cammino dell’I.C. .
    [continua]

  5. Maria Teresa Pontara Pederiva ha detto:

    Grazie, Assunta: alcune proposte nella nostra diocesi sono già attuate: mio figlio più piccolo (oggi 26 anni) ha celebrato Cresima e Prima Comunione insieme al Sabato Santo, conferite dal parroco. Un momento molto intenso per ragazzi, famiglie e comunità, ma … la “rivoluzione” è stata accettata solo da 5 famiglie su 22 (molte resistenze erano ben supportate da catechiste “storiche” che non accettavano cambiamenti di una rotta ben consolidata).
    La “rivoluzione”? Un’adesione del Consiglio Pastorale ad una proposta ben precisa dell’Ufficio Catechistico che aveva predisposto una serie di sussidi cui abbiamo collaborato tra catechisti e animatori famiglie (poi editi da EDB): ci siamo trovati per 3 anni, 2-4 per parrocchia, una volta alla settimana col direttore dell’Ufficio (licenza in catechesi) per predisporre l’itinerario, dove venivano attuate alcune delle proposte del post …
    E’ più che positivo augurarsi una rivoluzione, ma … non dimentichiamo le resistenze.

  6. assunta steccanella ha detto:

    Grazie a tutti del vivace e ricco scambio.
    Mi ripropongo di dialogare con le vostre provocazioni in un prossimo contributo.
    Nel frattempo … continuate a scrivere!

  7. Paola Meneghello ha detto:

    Se il compito del catechismo è portare in parrocchia, a Messa, e indotrrinare, – un tempo si chiamava “dottrina” -,ai dogmi della chiesa cattolica, le proposte hanno un senso, perché cercano una nuova organizzazione della materia.
    Ma l’ uomo porta in sé il male del dominio, la vera rivoluzione è scardinare questo germe, secondo me; allora, la chiesa deve portare non a sé, ma l’uomo al vero sé, cioè a Dio, e questo vuol dire promuovere la libertà dell’uomo dall’io che separa, che non sa dire noi, perché non si riconosce parte di un sistema, di una relazione meravigliosa con il creato …questa è la vera Comunità..
    La Chiesa di Cristo ha il compito più difficile, perché deve trasformare l’uomo, deve renderlo cosciente della scintilla divina che porta, deve aiutarlo a ri-trovarsi per poter risorgere; forse basterebbe un solo programma: Preghiera, dialogo con la propria parte spirituale, …e forse le chiese si riempirebbero spontaneamente, chissà. .

  8. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Estraggo:
    No padrini/no Messa/no obblighi/no a incontri che ti rubino tempo&c.
    Sì a unire Comunione& confermazione, come era secoli fa..
    Si a mettere al centro la Parola
    Resta il CHI, visto che la truppa è spesso de-motivata… Risposta alla Montessori: LORO, il Popolo di Dio.
    Ma allora il Prete a che serve?? Ad offrire se stesso, mettere in gioco la sua Persona,
    come chiunque.

  9. Stefania Manganelli ha detto:

    Il vino nuovo va in otri nuovi. Non si mette una pezza vecchia su un vestito nuovo.
    Occorre un vero cambiamento (“O si cambia o sarà peggio” – Papa Francesco).
    Il Vangelo è la bella notizia della vita nuova offerta a tutta l’umanità. Chi ne è consapevole (i cristiani) non può fare a meno di manifestarlo attraverso la propria umanità, nel contesto della vita quotidiana e delle circostanze che attraversa. Penso sia questo l’unico catechismo di cui il mondo ha sete oggi. Questo è l’unico cambiamento. Tutto il resto è ormai nauseabondo, o, come diceva San Paolo, è “spazzatura” (traduzione edulcorata).

    • gilberto borghi ha detto:

      Ecco, credo che il punto sia centrato. Le proposte di Assunta sono molto sensate e preziose se si danno due condizioni:
      1- Le persone che frequentano la parrocchia siano davvero persone che vivono effettivamente la fede. Non vuol dire essere santi, ma vuol dire aver percepito che Cristo è la bellezza della propria vita e non si può davvero tenerla per sè.
      2- La comunità sia effettivamente un gruppo di persone accomunate dal fatto di credere in Cristo e che hanno intrecci e relazioni anche fuori dalla dimensione puramente di fede, sentendo il desiderio di condividere con gli altri la propria vita, non solo la propria fede.

  10. Giorgio De Pol ha detto:

    Ottimo pensieri! Ottime proposte!
    Per vivere oggi da cristiani è importante essere inseriti in una piccola comunità cristiana, i cui membri seguono un cammino di fede comune, aiutandosi a vicenda.
    Le comunità del cammino Neocatecumenale ne sono un esempio!

  11. Francesca Vittoria vicntini ha detto:

    Chiedo scusa alla categoria catechisti cui va tanto apprezzamento per la generosità di farsi carico di un duro lavoro, oggi più, tutto appare incerto, con la scuola in stato di febbre a mantenere impegni duraturi, verso studenti costretti a nuova routine. Viene da domandarsi quale sarà il livello di apprendimento possibile?e le difficoltà per la famiglia a seguirli. Mai come oggi la “famiglia”.appare in tutta la sua fragilità,indebolita anche carente in quel supporto di amore che gli affetti delle persone tutte rendevano salda. Per questo anche una scuola di catechismo dovrà trovare per forza vie nuove, a rafforzare nei giovani la fiducia, confermando un credo che è indispensabile rendere incarnato, realizzabile. Portarli a Cristo. comporta farlo conoscer nel Suo essere quello che è. Praticare a renderlo efficace in ogni operato il Suo Vangelo. Come una mascherina altra, da indossare per sopravvivere a molti virus che circolano in libertà, fidando nella Sua Parola.

  12. Ornella Ferrando ha detto:

    Solo così si può percepire se il prima , era solo un modo convenzionale per dire :” a messa ci sono stato , ho fatto il mio servizio di …(catechista , educatore , ecc ). “. La solita routine per “ sentirsi a posto “ .
    Un discernimento personale sarebbe in grado di sapere se seguire le regole del galateo religioso, ogni volta che i nostri comportamenti sono dettati dall’apparire più che dall’essere. Se togliamo l’amore dalle nostre scelte e dalle nostre azioni perdiamo la nostra vita .

  13. Ornella Ferrando ha detto:

    In questi tempi si parla tanto di innovazione, rinnovamento, nuove forme per accrescere la fede , perché il lockdown ci ha reso ancor più fragili e insicuri di prima . Non si sa come , dove , cosa e in che modo ripartire . C’è un po’ di titubanza in tutti . A mio avviso , bisogna anche considerare il fatto che le persone che operano in comunità sono tutti volontari.
    Quindi la domanda da farsi è: “ Sono disposto ,io volontario , a rimettermi in gioco in questo nuovo tempo? Ho ancora la volontà di crescere spiritualmente e ricreare relazioni salde ?
    Penso che un’autoanalisi possa essere efficace per testare il grado di fede di una comunità per poi ripartire con un nuovo passo .

  14. Boscato Monica ha detto:

    Grazie di cuore Assunta,per queste idee e spunti di riflessione. Da catechista, spero che questo cambiamento avvenga presto . La fatica più grande è nel far capire che i sacramenti non sono un obbligo per tutti ma un desiderio per arricchire un cammino famigliare e personale.
    Quando ci troviamo davanti alle frasi: ” vai catechismo che devi fare la comunione” l’ entusiasmo nell’ evangelizzare vacilla e tutto è più faticoso. Grazie ancora..

  15. Paolo Marrè B., prete ha detto:

    Guardando alla vita concreta delle persone, temo che difficilmente la gente presa da impegni settimanali regolari, interrompa poi per un periodo tutte le altre cose per fare “incontri frequenti e prolungati in parrocchia”!😢

  16. Nuccia Buratti ha detto:

    Trovo tutte le proposte interessanti. Difficile ripartire, soprattutto perché mi da la sensazione che questo virus abbia intaccato non solo le difese immunitarie ma anche quelle spirituali. Mi trovo di fronte a catechisti poco coraggiosi e in un certo senso stanchi. Ma dico i grandi Santi no andavano a predicare e curare anche quando c’era la peste? Penso a Don Bosco. Ma ce ne sono moltissimi. Sono convinta che un cambiamento sia necessario, per rompere l’abitudine, che sicuramente non ci da una fede solida e infatti ecco che è barcollata … personalmente ho cercato di avvicinare i gruppi famiglia, con appuntamento e mascherina…ho trovato accoglienza e desiderio di Parola di Dio. Questo mi ha stimolato e so o d’accordo che ci ritroveremo, non dobbiamo lasciare sole le famiglie. Piccoli pensieri. Grazie delle proposte. Nuccia

  17. Sergio Di Benedetto ha detto:

    Condivido molte delle proposte di Assunta. Considerando la quantità di tempo, energia e risorse umane che l’Iniziazione cristiana richiede, e considerando quanto sia vista come un ‘peso’ nel ritmo settimanale delle famiglie (una cosa in più da fare per tot anni), e considerando i ‘risultati scarsi’, molte delle proposte sarebbero da attuare domani mattina. Come dice Claudio Bolognesi, credo sia però inopportuno fissare l’obbligatorietà della Messa domenicale: la Messa è per gli adulti, soprattutto considerando le Messe a cui partecipiamo, spesso molto poco ‘interessanti’ (termine improprio) per i bambini.
    Bisogna tener presente, inoltre, che l’acquario cattolico non esiste più in famiglia, per cui ‘abolirei’ anche padrini e madrine: bastano le catechiste / i catechisti.

  18. Claudio Bolognesi ha detto:

    In ultimo: credo che la meta sia per ogni comunità quello di poter proporre una proposta d’Iniziazione Cristiana per ogni età della vita, dai più piccoli ai più anziani. In cui la famiglia viva il suo ruolo centrale, e lo stesso venga fatto dalle comunità che possano supportare le famiglie e tutti coloro che purtroppo non hanno una famiglia che li accompagni. E spero che in tutto questo si possa aiutare noi presbiteri che in tante realtà siamo uno degli anelli deboli della catena.

  19. Claudio Bolognesi ha detto:

    – circa l’invito “inderogabile” alla messa domenicale, su questo sono molto perplesso. Principalmente per la scarsa capacità di noi presbiteri e della stragrande maggioranza delle comunità di accogliere i ragazzi. Un papà mi raccontava qualche giorno fa che le figlie, che pregano molto volentieri in famiglia, lo accompagnano a messa come se andassero al patibolo. Mi chiedo allora: ne vale la pena? È così traumatico pensare che a messa ci si può andare anche solo da grandi? O sarebbe ora che la chiesa riprendesse in mano radicalmente il rito della messa “con i fanciulli”?
    – di tutto, la cosa che mi piace di più è l’affermazione di fidarsi della fede dei ragazzi. Che spesso la vivono più degli stessi familiari. Credo che le famiglie siamo protagoniste dell’educazione alla fede. Ma credo che l’apporto delle comunità rimanga fondamentale per non discriminare i ragazzi che non sono seguiti dai genitori ma che spesso ci testimoniano la gioia di vivere con Gesù.

  20. don Claudio Bolognesi ha detto:

    Alcune osservazioni inerenti le proposte:
    – nelle nostre zone non esiste più una catechesi “di default”. Già da tempo viene solo chi lo desidera. Rimane da valutare (se valutabile) quale sia l’oggetto e la qualità del desiderio
    – il legame delle classi di scuola può essere bypassato. In fondo Agesci e Acr lo fanno da decenni. Ma non è pensabile dimenticare che i percorsi formativi richiedono meccanismi di gruppo e rapporti di amicizia che per i ragazzi prevedono età omogenee
    – personalmente amo molto le proposte catecumenali che ritengo siano da valorizzare
    – circa il ruolo dei padrini, credo che sia bello pensare nuovi ruoli, ma non so se sia così necessario istituzionalizzarli

  21. Dario Busolini ha detto:

    Concordo sulla necessità di una rivoluzione, anche a rischio di perdere quel po’ di “default” che ancora resiste e ritrovarsi con quattro gatti che frequentano, cosa che del resto già avviene. So che tentativi del genere si stanno facendo e a Roma, per esempio, ci sono parrocchie “pilota” dove nel prossimo futuro Cresima e Comunione si conferiranno insieme dopo un programma molto più breve e in età più giovane dell’attuale. Non vorrei però che così più che sul rinnovamento del catechismo si puntasse sull’idea di dare comunque i sacramenti al maggior numero possibile di bambini sperando che poi per giovani e adulti Dio provvederà. Le rivoluzioni costano e bisogna essere disposti a pesanti sacrifici se si vogliono realizzare. Dubito, invece, sul futuro dei padrini che sono ormai una specie in veloce via d’estinzione.

  22. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Leggo su “la Stampa” odierna il caos più completo che regna di Scuola, mondo del lavoro, di traffico intralciante ,causa di molti incidenti dei monopattini, le code in attesa di controlli di alunni al freddo tutto un mondo sconvolto di dire pro e contro, che davvero c’e bisogno di intervento a calmare gli animi oppressi da una routine sconvolta, da una incertezza sul futuro, da dolore e un affrontare anche malattie carenti di più necessita materiali e sostegno morale. Cronaca: picchia la madre per i soldi, rimasto senza lavoro dopo il lockdown, non riusciva a comperare la droga; il fratello lo fa arrestare. Ecco qui lo spirito cristiano e sollecitato a dare prova di esistenza soldale in tutti i campi, tutto il mondo clericale e laico ha da dare ascolto all’altro anche se questo sembra sordo e questo è il difficile, ma se non arriva il cristiano, Chi altri?223:Chrestotes(Gal.5.22)E’un modo di trattare gli altri224 in Fratelli Tutti.

  23. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi domando che cosa è oggi il frequentare Catechismo! Si parla di preghiera quotidiana, di frequenza obbligatoria alla messa, di buone azioni e momenti conviviali. Ma erano normali in e dalla famiglia,integrati nella cultura scuola del sociale certo tempo fa, riproposti oggi sembrano novità.Proprio il Veneto eccelleva fino a quando il virus denaro si è impossessato anche della coscienza di una persona,.Art Management ha creato e tende a sempre nuovi obiettivi, un nuovo paradiso.quei principi del campanile?altro tempo.Le feste patronali diventate folklore-commerciali, i Santi Patroni? figure storiche, .infatti molte loro Scuole chiuse..”Fratelli tutti” lettera pastorale di Papà Francesco, e’ un testo di ispirazione, da entrare in ogni ambito educativo, oggi che in culto a liberta dice ma è carente su rispetto alla persona dell’altro che ti sta di fronte. CHIESA di sempre, ma negletta,carbonara quasi, ridotta al silenzio dal pensiero dominante: denaro

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