Sì, lo confesso. Le parole natalizie di Leone XIV su guerra, pace e «via disarmante della diplomazia» mi hanno profondamente turbato. E, come spesso capita in questi frangenti, ho sognato. Nel sogno intervistavo Leone XIV.
Santità, ieri sera, nel tradizionale discorso di fine anno, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha esortato noi italiani a raccogliere il Suo «invito» alla pace, anche se qualche giorno prima aveva affermato che la spesa per il riarmo è impopolare ma oggi necessaria. Nei mesi scorsi il segretario generale della Nato, Mark Rutte, aveva sollecitato un’attenzione maggiore verso il rischio concreto che la Russia, entro il 2030, trascini l’Europa in una guerra globale come quelle della prima metà del ‘900. Probabilmente per questo Cavo Dragone, attuale presidente del comitato militare Nato, ha poi ipotizzato la possibilità che si renda necessario un attacco preventivo alla Russia da parte della Nato stessa. Lei cosa ne pensa?
Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui… È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1.1.2026).
Giusto Santo Padre, ma nella nostra nazione, di cui Lei è primate, cominciano a verificarsi casi di annullamento o interruzione di eventi pubblici con studiosi come Barbero, D’Orsi, Canfora, i quali cercano di mostrare la complessità dell’attuale crisi dei rapporti tra USA, Unione Europea e Russia, a causa del conflitto in Ucraina. Per non parlare delle accuse di “filoputinismo” rivolte, per gli stessi motivi, a figure del dibattito pubblico come Caracciolo, Travaglio e Orsini. Al di là del giudizio personale che possiamo avere delle loro idee o del loro carattere divisivo – e chi non lo è se pensiamo a Mt 10,34-37? – è possibile che proprio nella patria del diritto romano ci si ritrovi in questa situazione?
Dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure… Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende (Angelus, 26.12.25)… «Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace»: così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1.1.2026).
A tal proposito, il suo predecessore papa Francesco era arrivato a parlare di «Nato che abbaia alle porte della Russia». Lei, in una delle interviste estemporanee a Castel Gandolfo, è sembrato invece avere un’opinione opposta. Se possibile, Santo Padre, possiamo sapere come stanno veramente le cose?
Se ognuno di noi – a tutti i livelli –, invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe (Messaggio “Urbi et orbi”, 25.12.2025) … È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1.1.2026).
Santità, è molto bello quanto Lei auspica, ma ultimamente personalità militari come i generali Fabien Mandon e Carmine Masiello (attuali capi di Stato maggiore delle Forze Armate francesi e dell’Esercito italiano) hanno ventilato, in forme diverse, l’ipotesi che nei prossimi anni i nostri giovani (e le nostre giovani) debbano sacrificarsi, o più esattamente andare a morire in guerra, per difendere quell’istituzione sovranazionale che è l’Unione europea. Lo scorso anno, l’ex capo dell’esercito britannico sir Patrick Sanders si era espresso negli stessi termini. Moltissimi di questi giovani, però, sembra che non vogliano neanche sentire parlare di un’ipotesi del genere. Hanno ragione o, come furono definiti qualche anno fa, sono solo dei ”bamboccioni” occidentali che “odiano sé stessi”?
Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire. Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace (Omelia, 25.12.2025).
Grazie Santo Padre. Riguardo i giovani, se permette l’autocitazione, con l’amico e collega Massimo Pieggi abbiamo (qui) attirato l’attenzione sui possibili legami tra una recente riforma scolastica (dai percorsi per l’orientamento alla formazione scuola-lavoro) e il clima di riarmo che si respira. Secondo Lei, “pecchiamo” di allarmismo?
Oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1.1.2026).
Santità, si racconta che nel giorno di Natale del 1914 soldati di opposti schieramenti giocarono alcune partite di pallone. Nei due Natali successivi, però, fu proibita dai comandi militari ogni sorta di tregua natalizia che consentisse di fraternizzare con il nemico. Nemico che – ricordiamolo! – fosse inglese o francese, tedesco o russo, austriaco o italiano, era sempre un cristiano battezzato e, probabilmente, praticante. Che cosa ci può dire oggi questo racconto?
Anche noi partecipiamo di questa svolta, alla quale nessuno sembra credere ancora: la pace esiste ed è già in mezzo a noi. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27) … Oggi, dunque, non soltanto siamo sorpresi dalla pace che è già qui, ma celebriamo come questo dono ci è stato fatto. Nel come, infatti, brilla la differenza divina (Omelia, 25.12.2025) … Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1.1.2026) … Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura (Omelia, 1.1.2026).
Grazie, Santo Padre. Buon Anno Nuovo a Lei e a tutti noi!
Per quanto un comune cittadino può aggiungere al dramma che oggi si sta vivendo, qui sopra ben descritto, nella storia di famiglia c’è un nome che oggi figura tra i caduti nella I guerra mondiale, nel Sacrario militare di Redipuglia, dalla nonna raccontato come sia stato trascinato via piangente e non volente a quel servizio, risultato poi disperso. E che dire di una altra madre consumata dal dolore per la perdita dell’unico figlio tornato dal conflitto in Bosnia malato e poi deceduto. Come è possibile oggi non domandarsi con che coraggio si possa ancora non provare sentimento tutto questi giovani mandati a morire!Quale premio può consolare tanto dolore patito dalle madri! In nome di quale alta finalità può giustificare la perdita di vite umane tanto care anche a un Dio della vita?