La filosofia di Andrej Tarkovskij

Arte, istinto spirituale e la filosofia in un nuovo libro di Massimiliano Pappalardo sul regista e scrittore, edito da Effatà
29 Dicembre 2025

«Quando un uomo che non sa nuotare viene gettato in acqua, non lui ma il suo corpo comincia a compiere dei movimenti istintivi cercando di salvarsi. Anche l’arte è come un corpo umano gettato nell’acqua. Essa è l’istinto dell’umanità di non affogare in senso spirituale. Nell’artista si manifesta l’istinto spirituale dell’umanità e nella sua opera l’aspirazione dell’uomo verso l’Eterno, il Trascendente e il Divino».

Questa metafora tratta dalla prefazione di Emanuela Nappi, che apre il libro “La filosofia di Andrej Tarkovskij” di Massimiliano Pappalardo, edito da Effatà, ci offre una chiave di lettura straordinaria per comprendere il ruolo dell’arte nella condizione umana moderna: l’arte non come decorazione o svago, ma risposta istintiva, quasi fisiologica, all’insufficienza spirituale del nostro tempo. L’immagine di un uomo gettato nell’acqua invita a considerare l’arte non un esercizio volontario e razionale, bensì come una reazione all’angoscia esistenziale: il corpo reagisce per non affogare, la creazione artistica emerge non perché progettata ma poiché necessaria. In questo senso l’arte non è un superfluo culturale, è un impulso primario dell’umanità. Essa rappresenta il tentativo collettivo di mantenere viva la dimensione spirituale contro la tendenza alla sua dissoluzione nella modernità.

Questa visione non è estranea al pensiero di Tarkovskij, il cineasta russo che nel suo celebre saggio “Scolpire il tempo” riflette sull’arte come ricerca della verità e del trascendente. Per lui l’arte è espressione di una nostalgia dell’ideale, cioè del desiderio per ciò che va oltre il reale immediato e terreno, per un senso più profondo dell’essere. L’arte non dà risposte, ma invita a porre domande radicali sull’esistenza, offrendo l’opera d’arte come uno spazio di meditazione, di “tempo sacro” in cui lo spettatore può confrontarsi con il proprio essere. Tarkovskij sostiene che l’opera artistica nasce proprio dall’insoddisfazione interiore, dalla tensione tra ciò che siamo e ciò che percepiamo come ideale. In tal senso, l’arte non è fine a sé stessa, bensì aperta verso ciò che trascende la mera esperienza sensoriale. L’artista diventa figura simbolica, creatore di forme e immagini, portavoce dell’istinto spirituale collettivo.

Il gesto creativo esprime la tensione verso l’Eterno e il Trascendente, non per fuga dalla realtà, ma per ripensarla alla luce di ciò che è più profondo. La capacità di creare immagini che trascendono la mera apparenza della vita è proprio ciò che distingue l’arte autentica da una semplice produzione tecnico-formale. Nel pensiero di Tarkovskij il tempo gioca un ruolo cruciale: il cinema – e l’arte in generale – “scolpisce” il tempo, imprimendo nella materia dell’esperienza la durata interiore dell’essere umano. Scolpire il tempo non è solo un modo di fare cinema, è un modo di dare forma alla spiritualità umana, di rendere tangibile quel desiderio di infinito che altrimenti resterebbe latente. In un’epoca in cui il nichilismo culturale e la superficialità sembrano dominare, l’arte rimane l’ultima risorsa dell’anima umana.

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