Ama e fa quello che vuoi

Elisa Fuksas, la figlia del celebre architetto, racconta in un romanzo autobiografico la storia semplice della sua conversione.
13 Marzo 2021

«All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (Benedetto XVI, «Deus caritas est», n. 1).

Un incontro con il Mistero, «una cosa del tutto inaspettata» in grado di dare alla vita «un nuovo orizzonte», è al centro del romanzo autobiografico «Ama e fai quello che vuoi» (Marsilio, 2020) di Elisa Fuksas, regista e scrittrice, figlia del celebre architetto Massimiliano.

Luca, appena conosciuto, propone ad Elisa di sposarsi in chiesa, lasciandola spiazzata: «Non sono battezzata». In lei si accende la domanda spirituale.

E così Elisa, priva di qualsiasi formazione religiosa, dà retta alle parole che don Francesco (nella realtà si tratta dell’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori) disse al matrimonio dei suoi genitori: «L’uomo di fronte al Mistero ha un solo atteggiamento conveniente: l’ascolto».

Elisa comincia ad «ascoltare» in modo nuovo la sua vita: la storia con Giacomo, l’amore per Luca, il rapporto con la famiglia, il lavoro, il desiderio di «appartenenza», la scoperta della Bibbia e della liturgia.

«Il mistero – ha spiegato l’autrice in un’intervista – è che Dio ti parla con la lingua che tu puoi capire. La cosa bella è che nessuno ti chiede di cambiare. Ho scoperto un mondo meraviglioso».

La fede «è un cammino sui pieni, non sui vuoti», le mostra don Elia, il prete che la prepara al Battesimo. I «pieni» sono avvenimenti di vita, incontri con persone. Dio è «l’esperienza di qualcosa di reale e presente».

Nella storia di Elisa non mancano dubbi e ombre: «Ero libera, ho studiato, ho viaggiato. […] E ora davvero voglio appartenere a un’istituzione così desueta e asfittica, a tratti medievale? […] Io che ho accompagnato ad abortire almeno sei amiche, io che faccio l’amore prima del matrimonio. […] Che ho odiato, […] ho fatto soffrire. […] Non c’entro niente con questa ipotesi d’amore cristiana».

È Giacomo, il suo ex, a riportarla alla realtà durante una crisi: «Non aver paura di vivere. […] Provaci Eli. Non c’è niente di più spaventoso del non-vivere».

Non ci sono segni sfolgoranti per Elisa, c’è la vita quotidiana, abitata sempre di più da una speranza affidabile, un «compimento umano, vagheggiato tante volte, un’isola all’orizzonte».

«Ho sempre paura di morire, ho sempre paura di vivere. Anche se ora, forse, un po’ di meno», afferma la protagonista al termine del romanzo.

Nel libro c’è la freschezza dell’essenziale della fede, di una ricerca che non va fatta affogare nell’abitudine. Per questo merita di essere letto, per tenere desto quel desiderio che trascina verso l’avventura di essere vivi.

Una replica a “Ama e fa quello che vuoi”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Mi sembra di poter interpretare così:
    La Fede senza Speranza si estingue.
    Ma anche senza dubbi… se diventa assolutismo, se si erige a “so tutto io!” …resta sterile, incapace di missione/contatto/relazione.
    Prego Lui di aprirmi sempre ad un ET..
    C’è posto per Elisa, Zoe, Alice, …

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