Ripensare teologicamente la crisi ecologica

Per evitare che l'attenzione della Chiesa alla crisi ecologica sia ridotta a mero ambientalismo è decisivo il lavoro che intorno ad essa sta conducendo la teologia attuale.
25 Maggio 2026
  • Foto di Greg Rakozy su Unsplash

A conclusione della settimana Laudato Si’ “Dalla speranza all’azione” (17-24 maggio), bisogna sottolineare come, nel pieno della crisi ecologica che segna il nostro tempo, accanto alle necessarie soluzioni tecniche e alle strategie politiche, emerga sempre più il bisogno di uno sguardo profondo e integrale. La questione ambientale, infatti, non riguarda soltanto ciò che dobbiamo fare per  salvaguardare il pianeta, ma anche il modo in cui comprendiamo il mondo, l’essere umano e il suo rapporto con Dio e con le creature. In questo orizzonte si colloca il contributo di diversi teologi contemporanei che, da prospettive differenti, hanno sviluppato una riflessione  sempre più attenta alla dimensione ecologica della fede cristiana.

Un riferimento centrale non può che essere il lavoro di Jürgen Moltmann, che propone una visione relazionale del creato (cfr. Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Queriniana, Brescia 1988). In questa prospettiva l’essere umano non è chiamato al dominio, ma alla responsabilità: può essere pensato come “con-creatore” e “con-curatore”, inserito nella rete di relazioni che costituisce l’intero  processo.

Un ulteriore riflessione proviene dalla cosiddetta teologia ecologica di Denis Edwards. Nel volume Incarnazione profonda. Sofferenza di Dio e redenzione delle creature (Queriniana, 2024), egli sviluppa l’idea di “incarnazione profonda”, secondo cui l’incarnazione del Verbo riguarda non solo l’umanità, ma l’intero cosmo.

Morte e sofferenza, presenti nei processi evolutivi, non vengono interpretate unicamente come conseguenze del peccato umano, ma come realtà assunte in Cristo. In questo senso, la croce diventa luogo di solidarietà divina con la sofferenza del creato, mentre la risurrezione apre alla speranza del compimento dell’intera creazione. Edwards integra questa prospettiva dialogando con autori come K. Rahner e N. H. Gregersen (e diversi altri), oltre che con la tradizione patristica di Ireneo di Lione e Atanasio. Ne emerge una visione unitaria che intreccia
creazione, incarnazione e redenzione, valorizzando anche il ruolo dello Spirito Santo nel dinamismo cosmico e salvifico.

Ma come non pensare un ulteriore contributo critico di Ulrich Körtner, che si interroga sul posto della questione ecologica nell’agenda della Chiesa contemporanea. Egli, giustamente, mette in guardia sia dal rischio di un cristianesimo ridotto a etica ambientale, sia da una semplice adesione alle mode ecologiche del presente. Parlare di creazione, per Körtner, significa riconoscere il carattere autentico del mondo e la sua relazione costitutiva con Dio, senza confonderlo con una realtà sacralizzata.

La questione ecologica si rivela quindi profondamente teologica, perché coinvolge la relazione tra Dio e l’essere umano in quanto natura creaturale. Da un lato, la Chiesa è chiamata a un impegno concreto e profetico, come ha ricordato anche Papa Francesco nella enciclica Laudato si’; dall’altro lato, deve custodire la propria identità Cristo-logica e “Dio-logica”, evitando sia una riduzione puramente etica del messaggio evangelico sia un generico e limitato ambientalismo.

Nel loro insieme, queste prospettive mostrano come la riflessione contemporanea non si limiti a descrivere la crisi ecologica – e questo è anche l’auspicio per il futuro – ma contribuisca a interpretarla in chiave più ampia, integrando la dimensione cosmo-eco-logica in una visione unitaria della creazione.

In questa direzione, il pensiero teologico appare come uno spazio di discernimento e ripensamento necessario. Ed è proprio in questa trama che si gioca la possibilità di una conversione dello sguardo, capace di convertire il modo in cui abitiamo il mondo e di restituire profondità
spirituale e responsabilità etica alla cura della Casa comune.

3 risposte a “Ripensare teologicamente la crisi ecologica”

  1. Augusto Cavadi ha detto:

    Bravo, Giuseppe! Solo una fondazione teorica può dare solidità e durata a un nuovo approccio con la natura in cui siamo inseriti (a cominciare dai fratellini animali di cui facciamo strage per usare e abusare dei loro corpi viventi). Se pensi di proseguire questa ricerca/riflessione mi permetto di suggerirti, fra molto altro, il libro rivoluzionario https://www.augustocavadi.com/2020/07/il-viaggio-della-fede-di-un-moderno.html

  2. Pietro Buttiglione ha detto:

    A caldo
    Non concordo con Edwards e con tutte le visioni antropologiche che vedono l’Uomo coinvolto nel destino dell’UNIVERSO.
    Perciò ritengo che PRIMA di qs dissertazioni dobbiamo rispondere a:
    Cosa è il Mondo e la Creazione?
    Vogliamo essere pa-teisti o pan-psichiati o pan-enteisti o. Trans…
    Oppure vogliamo attenerci alla visione/spiegazione Darwiniana? Condivisa dagli scienziati?
    Ci rendiamo conto che la nostra “Teologia” cambia del tutto con la risposta alla domanda??
    Grazie dell’attenzione.

  3. Maria letizia Mineo ha detto:

    Sintetico e profondo come sempre, chiaro il messaggio “ognuno deve fare la sua parte” sempre e dovunque non solo nel proprio appartamento, fuori, per strada, il creato non sarà ricreato più, se lo distruggiamo, lo violentiamo. Grazie

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