Succede più o meno a tutti nella vita di soffrire ingiustamente a motivo di prove causate dal nostro prossimo.
Come mai il Signore lo permette? La risposta la troviamo nella Parola di Dio: come l’oro si prova nel crogiuolo, così la fede del cristiano si purifica per mezzo delle prove.
La prova, specialmente quando è cocente, come può essere per esempio una calunnia diffamatoria, è come un corso di esercizi spirituali concentrato: ci mette nelle condizioni di far emergere quello che abbiamo nel cuore e di riorientarlo a Cristo, all’essenziale, a ciò che conta veramente. Questo, però, è possibile se sappiamo accoglierla dalle mani di Dio senza incattivirci e senza mormorare, come un’occasione propizia per la nostra conversione e santificazione.
Nella preghiera insegnataci da Gesù, il Padre nostro, troviamo una indicazione molto importante: se perdoniamo tutto, con tutto il cuore, a tutti coloro da cui abbiamo ricevuto qualche sofferenza, il Signore perdonerà anche a noi e ci rimetterà i nostri debiti.
Chi di noi non ha accumulato nella propria vita dei debiti ingenti nei confronti di Dio? E non è allora un affare sensazionale quello che Dio ci propone? Se in questo momento, alla Presenza di Dio e con la sua grazia perdoniamo di cuore a tutti, se anche il Signore ci chiamasse a Sé, nonostante i nostri peccati, errori, sbagli e fallimenti, ci accoglierebbe nel Suo Regno, poiché Lui stesso lo ha promesso e la Sua Parola non viene meno.
Non ci lasciamo scappare questo affare.
I Padri del deserto inoltre ci suggeriscono che, quando ci mettiamo a pregare, innanzi tutto la nostra preghiera sia rivolta a Dio per i nostri nemici, cioè per tutti coloro che pensano o dicono male di noi o in qualche altro modo ci infliggono qualche sofferenza. E quante volte noi stessi, volontariamente o involontariamente, dobbiamo riconoscere di essere stati causa di sofferenza per altri? Perdoniamo dunque e saremo perdonati. Non giudichiamo e non saremo giudicati. Scusiamo e saremo scusati. Di fronte ad un male ricevuto, soffrire è lecito, naturalmente, ma dopo una prima umanissima reazione, dobbiamo rallegrarci ed esultare perché ci viene offerta una grande opportunità.
Nella vita di S. Pio da Pietrelcina troviamo un esempio luminoso: mentre folle di fedeli ricorrevano a lui per la confessione sacramentale, in un certo periodo della sua vita gli fu imposto di non confessare più e di non celebrare più la S. Messa in pubblico. Forse gli uomini agivano per invidia, ma il Signore permise quella prova per purificare e far risplendere la santità del suo servo, il quale obbedì umilmente alla santa Chiesa. Come non accostare l’atteggiamento di S. Pio a quello del suo Maestro Gesù Cristo mentre veniva accusato ingiustamente dai Sommi Sacerdoti?
Questa prova rese S. Pio più luminoso di prima e fece emergere ancora di più la sua santità. Il Signore conceda anche a noi di vivere la prova come l’occasione per conformarci di più a Lui.