La Via Crucis con il beato Alfredo Dall’Oglio

Un commento che ripercorre la vicenda umana del giovane di origine trentina, martire in Germania nel 1944 
20 Marzo 2026

Questa Via Crucis è ispirata dalla vita e dagli scritti di un giovane di origine trentina; Alfredo Dall’Oglio detto “Fredo”, morto a 23 anni nel 1944 in un campo di detenzione a Berlino. Il 13 dicembre 2025 è stato beatificato a Parigi con altri 49 compagni francesi.

Sono anche loro “gente di primavera”, come ha scritto il Papa per la Giornata dei missionari martiri di martedì 24 marzo. “Alcuni di questi giovani sono stati giustiziati, altri addirittura massacrati, molti sono stati torturati – si legge nel testo della beatificazione – Questi martiri sono morti in condizioni terribili, hanno vissuto un calvario. In mezzo a queste sofferenze, il loro straordinario esempio di dedizione non ha prezzo».

Figlio di una famiglia trentina, emigrata in Francia quando lui aveva solo tre anni, “Fredo” visse poi la sua gioventù “missionaria in terra straniera, nella Germania di Hitler, come animatore della Gioventù Cattolica Operaia (JOC) al fianco dei lavoratori finiti nei campi di lavoro forzato.

 

  1. STAZIONE: Gesù è condannato a morte

La prima condanna  di “Fredo” fu la stessa di altri 800 mila lavoratori francesi (il dato si riferisce al febbraio 1943) deportati dal regime nazista nelle fabbriche tedesche rimaste senza manodopera. Erano lavoratori forzati, trasferiti verso un futuro incerto e rischioso che “Fredo” affronta però con l’ottimismo della fede: “Mio caro papà, so che tu – calmo come sei sempre e con la tua sola presenza – fai coraggio alla mamma e alle mie sorelle. – scriverà il 28 maggio 1944 – Sei sempre ottimista? Io sono sempre lo stesso. Ti ricordi quando ti dicevo che ne avrei avuto ancora… almeno per due anni? Personalmente credo che farò qui i miei due anni e poi, con la Pace, sarò di ritorno e, insieme alla mia cara Odétte accanto a me, parleremo dei mesi d’esilio, con una buona pipa o una sigaretta e un buon bicchiere; sarà piacevole, non ti pare? Nel frattempo: coraggio e fiducia! Gesù e il Padre suo non ci abbandoneranno; la Pace di Cristo viene a grandi passi. Dobbiamo essere cristiani pieni di speranza: la vita è comunque bella, malgrado gli allarmi e l’esilio, poiché siamo uniti nel Cuore benedetto del Carpentiere di Nazaret…”

Signore Gesù, ci sono mani che sostengono e ci sono mani che firmano ingiuste condanne. Aiutaci a cercare sempre la verità, e a stare dalla parte dei deboli, capaci di accompagnare il loro cammino. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE: Gesù è caricato della croce

Nella Gioventù Operaia Cattolica (JOC) “Fredo” era entrato da giovane lavoratore, dopo aver lasciato gli studi di ragioneria, troppo costosi per la famiglia. Vi aveva trovato un metodo formativo convincente fondato sul “vedere, giudicare (secondo il Vangelo) e agire”, che lo aveva reso anche spiritualmente forte per portare la croce dell’esilio.

«Quello che mi ha subito colpito di Fredo è la sua solidità – lo descriveva don Raymond Dumoutier, il prete suo amico nell’oratorio di Romainville, il paese dove c’erano anche i comunisti a contrastare i cattolici -. Era fisicamente robusto e lo mostrava nel gioco. Era anche quello sul quale si poteva contare, sotto ogni punto di vista. Fedele in tutto. Ma la carta vincente della sua maturità fu la sua vita cristiana e più tardi il suo impegno nella JOC. Le responsabilità sul piano dell’apostolato ne avrebbero fatto un capo capace di trascinare, di stimolare gli altri. (…) Si stabilirono nella vita di Fredo il primato e l’amicizia di Cristo, che egli dimostrò in tutta la sua azione di «jocista». Realizzò delle inchieste sulla condizione giovanile, seguì con attenzione gli apprendisti, molto numerosi all’epoca… Ma ciò che primeggiava in lui era il desiderio di portare Cristo alla classe operaia”

Signore, aiutaci a vivere da cristiani coerenti, a perdonare coloro che ci fanno del male, a credere in Dio anche quando ci sentiamo abbandonati: aiutaci a portare la croce. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE Gesù cade per la prima volta

Come il suo Gesù lungo il Calvario, “Fredo” deve sperimentare presto cadute e momenti di grande fatica, sia fisica che psicologica. Allora si ridice i motivi per cui era lì ad accompagnare tanti altri giovani in difficoltà e spiega in una lettera ai familiari anche la determinazione con cui andava incontro ad altre cadute: “I martiri non hanno avuto paura di morire per Cristo. Se sarà necessario, sono pronto a dare la mia vita; ma non rinuncerò al mio apostolato”.

Gli costerà caro tuttavia quel dono della vita.  Ecco la testimonianza di don Vonchet sugli ultimi giorni di vita di Fredo nel lager di Wuhlheide: “Non stava bene, mille segni lo rivelavano. Lui così allegro, così espansivo, a volte un po’ loquace, era diventato malinconico, triste e taciturno. Era davvero malato? Non lo so e la sua morte non mi sembra dimostrare nulla, purtroppo il morale era un fattore così importante di resistenza che tutti quelli che vacillavano non potevano resistere a lungo. Quanti esempi non ne abbiamo visti nei campi! Ma perché vacillava il morale di Alfredo, dal momento che la sua fede e l’abbandono alla Provvidenza resistevano così bene? Per me la spiegazione ultima è nella volontà del Buon Dio che, con questa dura prova, purificava completamente il suo apostolo.”

 È tutto il Male del mondo a gravare sulle tue spalle, Signore. E’ quel peso ingombrante che ci rovina la vita, soffoca in noi la speranza e la fiducia. Liberaci dalla Malvagità e sollevaci: ti preghiamo.

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE Gesù incontra sua madre

La sua povera famiglia aveva lasciato Borgo Valsugana, dove era nato il 6 luglio 1921, per cercare lavoro in Francia quando “Fredo” aveva tre anni. Per l’educazione cristiana ricevuta era riconoscente a   mamma Elisa e a papa Antonio, falegname, e legato  alle due sorelline più piccole che accudiva quando la mamma andava a lavorare come donna di servizio presso le famiglie benestanti di Romainville.

“Ma tu, cara mamma – le scrive in una lettera da Weissensee, il 14 marzo 1943 –  sei sempre addolorata e triste come prima della mia partenza? Spero proprio di no, altrimenti non sarebbe cosa buona; infatti, non dimenticare: 1°- questa è la volontà del buon Dio e dev’essere fatta; 2° – tu devi essere serena, soprattutto con papà, le mie sorelle e Odette, perché questa forse è per tutti noi l’occasione per salire più vicino al cuore di Nostro Signore. E poi, non hai forse adottato una ragazza gentile nella persona della mia fidanzata? Penso spesso alla parola che Nostro Signore diceva alla sua mamma: “Madre, ecco tuo figlio – Figlio, ecco tua madre”. È ovvio che io non posso parlare come Nostro Signore, ma mi permetto di dire: “Mamma, ecco la mia fidanzata! – Odette, ecco la mia mamma!”. Infatti, se pure sono lontano da voi, sapete che il mio cuore è laggiù con voi”.

Vergine Maria, pellegrina nel cammino della Fede, sii anche per noi madre e compagna di viaggio. Aiutaci a credere, anche quando la vita ci riserva momenti di tenebra ed esperienze di dolorosa coerenza. Ti supplichiamo:

Prega per noi, Maria!

 

  1. STAZIONE Gesù è aiutato da Simone di Cirene

Il giovane Dall’Oglio, constatando anche l’insufficienza di sacerdoti e religiosi cappellani che potessero assistere i lavoratori forzati, si offre come cireneo per dare una mano alle varie necessità umane e spirituali. “Ci occorrono preti! Non solo per soccorrere i morenti durante i bombardamenti, ma soprattutto per noi…  Proprio noi, militanti laici, ci ritroviamo sempre più responsabili di migliaia di giovani. Ci chiedono consigli. Dobbiamo reagire al pensiero nazista, discutere con dei nazisti, rispondere ai giovani  che hanno aderito al programma di “ordine nuovo” del nazional-socialismo”.  Avverte la possibilità di far conoscere il Vangelo ai giovani come lui “requisiti” per i lavori forzati e racconta anche qualche sua “conquista”: “Un giovane che non si era comunicato da tre anni a questa parte, x xxx si confesserà e farà Pasqua; e un altro giovane che – non comunicandosi da otto anni e non conoscendo più le sue preghiere – non voleva saperne della religione, adducendo a pretesto che da troppo tempo aveva lasciato perdere tutto. Vedendo questo, l’ho persuaso e gli ho prestato il mio libro di preghiera perché egli potesse riprendere a pregare e imparare in che modo confessarsi. Questo pomeriggio, inoltre, abbiamo organizzato un piccolo ritiro in una cappella: siamo riusciti a raccogliere 34 giovani».

Signore, tu che sei il Forte non disdegni il sostegno dei deboli… Insegnaci a camminare portando gli uni i pesi degli altri. Donaci l’umiltà di lasciarci aiutare e la disponibilità ad offrire agli altri il nostro aiuto. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE Gesù consola le donne di Gerusalemme

Il suo percorso spirituale si manifesta anche nella modalità con cui cerca di consolare la sua ragazza francese, Odette, dal quale ha dovuto separarsi al momento del trasferixmento in Germania. “Con la mia fidanzata – confiderà in un’altra lettera ai genitori – mi sforzo di rendere il più possibile positiva questa situazione, così da preparare attraverso la sofferenza e la prova della separazione la nostra futura famiglia che sogniamo autenticamente cristiana… Cerchiamo di vedere reciprocamente i difetti che ci sembra necessario correggere, in vista della nostra famiglia futura. Attraverso le nostre lettere sento che il nostro Amore sta attraversando un periodo particolarmente “mistico” nel quale si fortifica sempre più, grazie all’azione di Gesù nei nostri cuori.

Per fortuna  Lui è con me,  e spesso, per tirar su di morale i compagni che si sentono tristi e abbandonati,  mi sento obbligato a dimenticare  le mie amarezze, sofferenze e preoccupazioni. La corrispondenza tra me e Odette è il riflesso delle nostre anime, dei nostri cuori, e io sono felice di ringraziare Gesù d’aver voluto per noi un Amore purificato dalla separazione;  e il pensiero che gioverà in futuro alle creature che il buon Dio ci donerà, mi induce ad accettare bene tutto ciò. Attraverso le nostre lettere sento che possiamo conoscerci sempre meglio, e perciò anche meglio amarci.”

Signore, apri il nostro cuore alla condivisione di ogni dolore, in sincerità e fedeltà. Donaci di passare dalla commozione sterile alla conversione operosa. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE Gesù cade per la seconda volta

Nella seconda caduta di Gesù raccogliamo la riflessione che Fredo matura nel rivedere il proprio esilio forzato. Nonostante i gravi disagi che quell’esperienza comportava, oltre ai frequenti bombardamenti  che miravano particolarmente alle fabbriche, provocando la morte di non pochi lavoratori e l’eliminazione di ogni rete di collegamento tra quelli che ne uscivano indenni, Alfredo non pare che si lasciasse abbattere quanto a serenità interiore e a fiduciosa speranza.

A una sua cugina di Borgo Valsugana scrive: “Come saprai sono stato richiamato per il servizio obbligatorio lavorativo di due anni e designato al lavoro in Germania… Non posso dirti che ci sono venuto volentieri ! Questo no, poiché in Francia avevo un buon lavoro ed ero vicino ai miei genitori, alle mie sorelle, alla mia fidanzata. Ciò nonostante ho accettato la volontà di Gesù Cristo, sapendo che terrà conto di tutte le nostre prove per mostrare agli uomini non la forza, ma la carità, la giustizia, l’amore. Non è forse morto sulla croce per questo?

Sono qui in una fabbrica di pittura come manovale . E’ un po’ dura per me, che ero preparatore in farmacia. Siamo 60 francesi e 30 olandesi. Ci sono anche dei prigionieri russi e delle donne deportate dall’Ucraina. Qui il lavoro è molto duro. Il cibo un po’ insufficiente; per dormire ci sistemiamo nelle pensiline della fabbrica: i nostri letti sono di legno con un materasso di fieno. La salute e il morale però si mantengono in forma eccellente».

Signore. Tu hai condiviso la nostra debolezza e conosci le profondità d’ogni miseria umana. Donaci di non disperare mai nelle nostre cadute e dona anche a noi uno sguardo di misericordia verso coloro che sbagliano e cadono. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

  1. STAZIONE Gesù viene spogliato delle sue vesti

L’ora dell’umiliazione penosa e più sofferta inizia per Alfredo il 6 Giugno 1944: è arrestato, contempora­neamente a quindici dirigenti e responsabili cattolici della zona Nord-Est di Berlino. Nei giorni successivi, parlando con gli amici che l’avrebbero seguito nell’arresto, si diceva certo di essere stato denunciato da un compagno di lavoro che si fingeva interessato alle iniziative clandestine della JOC.

In tal modo inizia per tutti l’ora della passione; per Alfredo, e altri tra gli arrestati, è il “noviziato del martirio”.

Passavano dal campo di lavoro al Commissariato di Polizia o al luogo di detenzione più vicino per i primi interrogatori, e da qui poi al carcere, dove condividevano gli ambienti con detenuti d’ogni risma: ladri, rapinatori, contrabbandieri, criminali comuni…

Gli interrogatori duravano in generale un’intera giornata e talora fino a tarda notte; si svolgevano sotto la minaccia dei revolver e della sferza (i cui colpi piovevano molto di frequente). A volte gli arrestati erano appesi per i piedi al soffitto e rimanevano in quella posizione durante tutto l’interrogatorio.

Signore, che da ricco che eri ti sei fatto povero per noi, insegnaci ad accettare le spogliazioni che la vita ci impone, come provocazioni ad attaccarci all’essenziale, così da maturare in noi quella sublime dignità di figli di Dio che è la nostra più grande ricchezza. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

9. STAZIONE: Gesù è inchiodato alla croce

Il trattamento disumano al quale venivano sottoposti i giovani cattolici venne documentata da don Michel Voinchet, amico di Alfredo e testimone della sua fede.  «Per educare al lavoro il metodo era a dir poco strano. In realtà nemmeno a Dachau (dove poi fui trasferito) ho trovato un’ impresa così perfetta per abbrutire  gli uomini. Nella camerata l’autorità apparteneva a un veterano che il regime aveva reso decentemente squilibrato. Una violenza improvvisa lo gettava addosso a qualche vittima, che finiva a terra, stordita dai pugni. Sopra di lui regnava su tutta la baracca il Barakòvie. Era un Serbo alcoolizzato. Con in mano un manganello di gomma, passava davanti agli uomini irrigiditi di paura; scherzava con il tizio, percuoteva il Caio, secondo i capricci del momento. La dieta alimentare era insufficiente. Il lavoro era duro, affannoso. Lo lasciavamo alla sera chiedendoci se saremmo riusciti a riprenderlo l’indomani.»

“Queste condizioni di vita scatenavano presso i detenuti un’atmosfera di brutalità bestiale che faceva soffrire Alfredo  il cui grande tormento era di non riuscire a migliorarne il clima, poiché nonostante il suo stato fisico e morale fortemente debilitato, lui rimaneva il cristiano dalla carità radiosa che era sempre stato. Nella bestialità di quell’ambiente cercava di far regnare un po’ di pace, di sensibilità e gentilezza. Questa carità, in un posto così falso, non era per niente contagiosa e di questo Alfredo soffriva profondamente. Qualche giorno prima della sua morte, durante una pausa del lavoro, confidava all’amico Pierre: “Vedi, adesso non ho più fiducia negli uomini, ho fiducia solo nel mio Dio”.

Signore, le tue braccia aperte e inchiodate alla croce sono per noi la prova che Dio ci ama  senza condizioni, per sempre. Guarda a noi, tuoi discepoli, e rendici stabili nell’amore, costanti nella fede, così che nulla ci separi mai da Te. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!

 

10. STAZIONE. Gesù muore in croce

Dal racconto di padre Michel conosciamo anche le ultime ore di vita di Dall’Oglio: “Da come posso umanamente giudicare, la comunione del 30 ottobre (1944) era stata per lui un assaggio del cielo ormai vicino. Era da lassù che Dio voleva che lavorasse ormai nella gioia, per i suoi e per la Chiesa. In quella stessa notte, difatti, fu preso dal delirio. Io ero presso di lui per vegliarlo. Decidemmo di allertare il personale sanitario del Lager, ma “L’infermeria apre domani mattina” fu la risposta.  All’ora del risveglio, Alfredo mi riconobbe e ricevette l’ultima assoluzione in piena conoscenza. Lo trasportammo febbricitante all’infermeria e quindi partimmo per il lavoro come d’abitudine.

Rientrando la sera ci informarono della sua morte, ma nessuno ci disse come fosse avvenuta.  Nella stanza, per una volta tutti d’accordo, piangevano Alfredo e parlavano della sua coraggiosa testimonianza cristiana. Era il 31 ottobre 1944. Per noi, al grande dolore, si mescolavano molta fierezza e speranza. In quella veglia di Ognissanti sentivamo che un amico vicinissimo e carissimo aveva raggiunto lassù coloro che sono potenti nel proteggerci e che, d’ora in poi, anche di fronte alla morte avremo avuto sempre questo aiuto potente e amico”.

Signore, donaci una Fede forte e umile, aperta e disponibile alle sorprese che ci riserva  la potenza di Dio. Fa’ che possiamo credere e sperare contro ogni speranza. Ti preghiamo:

Ascoltaci, o Signore!


11.
STAZIONE La sepoltura di Gesù

A Wülheide, dove Alfredo morì il 31 ottobre 1944, ora vi è soltanto una tabella di metallo sulla quale compare questa iscrizione: “In questo luogo si trovava dal 1940 al 1945 il cosiddetto Campo di educazione professionale di Wühlheide, gestito dalla Polizia segreta di Stato (Gestapo). Lavoratori forzati e prigionieri di guerra da 16 paesi, perseguitati dal regime nazista per motivi politici  o per altre ragioni, resi schiavi e maltrattati, furono utilizzati nel lavoro per l’economia di guerra. Più di 30.000 persone qui hanno sofferto  e circa 3.000 di loro vi hanno lasciato la vita.”

Alfredo amava ripetere spesso quest’espressione del poeta francese Paul Claudel: “Purchè Dio possa essere l’unico Signore di questo mondo… vale la pena sacrificare anche la vita”.

O Dio, donaci una Fede umile e audace, aperta e disponibile al sorprese della tua potenza. Fa’ che sappiamo credere e sperare contro ogni speranza. Ti preghiamo:

  1. Ascoltaci, o Signore.

 

Beato Alfredo,

all’intercessione tua e dei Martiri tuoi compagni

noi affidiamo la nostra preghiera.

In quest’ora della storia, in cui la Provvidenza ci ha posti a vivere,

ci sia concesso di essere luce del mondo e sale della terra.

La Sapienza che viene dall’alto guidi i nostri passi e renda limpido il nostro sguardo,

per scorgere e denunciare i pericoli che ci minacciano.

L’arroganza disumana dei potenti non presuma di eclissare l’assoluto primato di Dio,

garanzia di giustizia, di concordia e di vera umanità.

A te e ai tuoi compagni, testimoni della Fede a caro prezzo,

affidiamo le nostre attese e i desideri di bene che ciascuno di noi porta nel cuore.

Parlane a Dio, tu che passando per la grande tribolazione

hai lavato le vesti nel sangue dell’Agnello,

e ora porti il suo nome sulla fronte, per  sempre.

Amen

 

 

(un grazie a don Piero Rattin, studioso della vita di Dall’Oglio, per la collaborazione storica e per il testo della preghiera. Altre informazioni nell’apposita sezione del sito della Diocesi di Trento)

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